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F1 | Newey: "Regolamento 2026? Ecco perché è interessante e... Inquietante"

Il momento dell'esordio di Adrian Newey in pista con la divisa Aston Martin si avvicina sempre più. Avverrà a Monte-Carlo, tra pochi giorni. Intanto "Genius" ha rilasciato commenti interessanti sul regolamento tecnico 2026 di F1.

Adrian Newey, Aston Martin

Adrian Newey, Aston Martin

Foto di: Aston Martin

Adrian Newey apparirà per la prima volta in divisa verde “Aston Martin” nel fine settimana di Monte-Carlo. Otto mesi dopo l’annuncio che ha ufficializzato la sua nuova avventura professionale, ‘Genius’ ha fatto il punto in un’intervista pubblicata dalla squadra alla vigilia del primo weekend europeo della stagione di Formula 1 2025. “Quando entri in un nuovo team è sempre difficile sapere che tipo di esperienza ti aspetta. Ogni volta che ho affrontato questa situazione mi sono ritrovato a vivere un’esperienza diversa rispetto alla precedente. Mi hanno accolto molto bene, e ci tengo a dire che non è sempre stato così…”

La nuova sfida di Newey è iniziata in uno scenario inedito, il suo arrivo in Aston Martin è coinciso con molte altre assunzioni. “In termini di organico la squadra è cresciuta molto in un lasso di tempo breve. Abbiamo ottime strutture, il personale è motivato ed entusiasta, alla fine la F1 è una questione di persone: c'è molta tecnologia, ma sono le persone che fanno andare avanti le cose. Il primo obiettivo è creare una mentalità vincente, perché se si opera in team che nel corso degli anni non ha raggiunto molti successi, il non vincere diventa la norma. È importante creare la fiducia in sé stessi e nel fatto che abbiamo le capacità collettive per avere successo. Detto questo, ci tengo a dire io non sono una cheerleader, e neanche un allenatore di football americano che si alza in piedi davanti a tutti in una stanza per tenere un discorso commovente. Si tratta di lavorare e crescere insieme”.

La gestione di Lawrence Stroll ha trasformato la sede di Silverstone, l’AMR Technology Campus è una struttura all'avanguardia, dotata di un nuovo simulatore e della galleria del vento più avanzata della F1. “La struttura voluta da Lawrence oggi è la migliore, ma è cruciale saper ottimizzare il modo in cui tutto viene utilizzato. Ripeto, questo è uno sport di persone. Nel mio team precedente abbiamo utilizzato una delle peggiori gallerie del vento in F1 e operavamo in una serie di edifici anonimi in una zona industriale, ma siamo riusciti a creare un ottimo gruppo di persone, tutti hanno sempre spinto nella stessa direzione”.

Non è un segreto che dal giorno in cui ha varcato l’ingresso della sede di Silverstone il di lavoro di Newey è stato focalizzato sulla monoposto 2026, una sfida tecnica totale innescata dai nuovi regolamenti. “Cosa penso delle nuove regole? I miei pensieri sono simili a quelli che avevo in merito al grande cambiamento affrontato nel 2022. Inizialmente pensavo che il nuovo ciclo tecnico fosse molto prescrittivo, che non ci fosse molto da fare per un progettista se non seguire le linee guida. Poi ho iniziato ad approfondire i dettagli rendendomi conto che c’era parecchia flessibilità, sia l'innovazione che per differenti approcci. Credo che ci siano buone probabilità di vedere nel '26 qualcosa di simile al '22, c'è abbastanza flessibilità nei regolamenti, e sono sicuro che si troveranno soluzioni diverse tra loro. Poi alcune di queste verranno abbandonate dopo i primi due o tre anni, man mano che le squadre inizieranno a convergere”.

C’è anche un altro aspetto, prontamente sottolineato da Newey e definito un po'… inquietante. “Per la prima volta ci troviamo davanti ad un cambio drastico di power unit insieme ad una grossa rivoluzione sul fronte telai. Nel complesso è molto interessante, ma allo stesso tempo anche un po' inquietante, perché i nuovi regolamenti nel loro complesso offrono diverse opportunità”. Il lavoro sulla monoposto 2026 è iniziato da tempo, nessuna strada è stata inizialmente esclusa, come conferma Newey. “Ne stiamo percorrendo diverse, ce ne sono alcune che non siamo ancora in grado di dire se funzioneranno o meno, ma questo fa parte del fascino della Formula 1, soprattutto quando si è davanti a grandi cambiamenti regolamentari”.

Adrian Newey, Aston Martin

Adrian Newey, Aston Martin

Foto di: Aston Martin Racing

Non ci sono distrazioni, il contributo di Newey allo sviluppo del progetto AMR25 è stato pressoché nullo (“Ho avuto alcune conversazioni a pranzo con il piccolo gruppo che sta ancora lavorando sullo sviluppo della monoposto attuale, discutendo su cosa possiamo fare al riguardo”) le sue giornate sono scandite dal lavoro sulla vettura che sarà in pista la prossima stagione. I riti sono sempre gli stessi, alla… Adrian Newey. “Uso sempre un tavolo da disegno piuttosto che un sistema CAD, per me è come una lingua, anzi la lingua madre, ma se lavorassi nel mondo digitale sarei più lento”.

Ma non solo questione di tempi. “Se ho un disegno sulla tavola, diciamo formato da 100 linee, probabilmente ne ho tracciate 200 e ne ho cancellate un centinaio. Modifico le cose man mano che sviluppo un'idea, e sulla tavola ho tutto davanti a me, una visione d’insieme. Al contrario, il metodo di lavoro al CAD tende a zoomare sui singoli componenti. Ovviamente il mio modo di operare ha anche alcuni vantaggi, il più grande dei quali è che tutto ciò che faccio deve essere tradotto. Nei momenti di massimo lavoro ci sono tre persone che scansionano i miei disegni e li inseriscono nel CAD, se nel team ci fossero altre persone al lavoro su un tavolo da disegno, beh, sarebbe molto inefficiente”.

Dopo Leyton House, Williams, McLaren e Red Bull, per Newey è scattata l’ultima sfida della sua carriera, ovvero riuscire a replicare in Aston Martin quanto fatto nei team precedenti. “Non ha senso oggi fantasticare sul futuro, dobbiamo metterci al lavoro e impegnarci. Una moderna monoposto di F1 è una bestia molto complicata, fisicamente complessa a causa del numero di componenti, ma questa complessità è moltiplicata dalla quantità di simulazioni impiegate per produrla. I team di F1 dipendono sempre più dagli strumenti di simulazione: la fluidodinamica computazionale (CFD), la galleria del vento e la correlazione tra la vettura reale in pista e questi strumenti”.

“È un'area che richiede molto sviluppo. Puoi acquistare un pacchetto CFD già pronto, ma devi modificarlo, imparare ad utilizzarlo correttamente, così come una galleria del vento, puoi acquistare l'hardware ma poi devi scrivere il software per pilotare il sistema di movimento. Lo stesso vale per un simulatore "driver-in-the-loop": puoi avere il miglior sistema di movimento del mondo, ma se non hai la modellazione necessaria, la connessione con il modello aerodinamico, la connessione con il modello degli pneumatici e così via, non servirà a nulla. Ci vuole tempo, la Formula 1 è 5% ispirazione, 95% sudore; è una disciplina ingegneristica con un lato creativo, ma deve essere creativa per una ragione ingegneristica, ovvero per far andare la macchina più veloce. È questa combinazione che la rende così affascinante”.

L’appuntamento è fissato a Monte Carlo, quando per la prima volta entrerà nel paddock in divisa Aston Martin, sempre con il fido taccuino in mano. “A dire il vero il quaderno è solo un contenitore con tanti ritagli di carta A4. Di solito si tratta di schizzi, idee, spunti, un modo per mettere giù velocemente delle idee che mi frullano per la testa. È anche un modo per poterle comunicarle, ma devo ‘tradurle’, credo che siano probabilmente incomprensibili per chiunque altro. Anzi, confesso che a volte sono incomprensibili anche per me…”.

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