Flebo, botox, terapie e palestra: il lungo e paziente rientro di Monteiro. "Fra un paio di mesi proverò a tornare"

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Flebo, botox, terapie e palestra: il lungo e paziente rientro di Monteiro.
Francesco Corghi
Di: Francesco Corghi
03 lug 2018, 10:16

A quasi un anno dal tremendo botto dei test di Barcellona, il portoghese sta ancora lavorando duramente per poter ritornare al volante della sua Honda. Non manca molto e la situazione pare essere tornata alla normalità, anche se non vi è certezza di ogni cosa.

E’ passato quasi un anno dall’incidente dei test di Barcellona del settembre 2017, ma Tiago Monteiro si sta impegnando al massimo per tornare a correre.

Il portoghese non è ancora riuscito a scendere in pista nel WTCR – FIA World Touring Car Cup, cosa che voleva fare almeno per l'evento di Vila Real davanti ai suoi tifosi.

Ma come sta realmente il pilota Honda? A spiegare com'è attualmente la situazione ci ha pensato lui stesso.

“Sicuramente le buone notizie sono che al momento sto rientrando, è una grande occasione e una seconda chance che voglio sfruttare - ha detto il ragazzo della Honda Racing - Dopo tanti esami e colloqui con i dottori, compresi quelli FIA, abbiamo analizzato quali sarebbero i pro e i contro, per cui ci siamo focalizzati sul lungo termine. Sono ancora giovane e voglio gareggiare per tanti anni, penso di avere ancora molto da fare e mostrare”.

"I miei occhi ora stanno bene, penso sia un piccolo miracolo aver recuperato la vista. Non è al 100%, ma non influisce su ciò che faccio durante la giornata. Anche la cervicale va bene, così come le spalle, sono al top. Il trauma alla testa invece si è rivelato più grave di quanto pensavamo all’inizio, per cui tutti mi hanno detto che serviranno almeno 11 o 12 mesi senza subire colpi, dunque non posso rischiare di correre ora”.

Al momento non si sa ancora con precisione quale sia la data del rientro, ma pare che non manchi moltissimo, almeno stando a quello che dichiara il pilota della Boutsen Ginion Racing.

“Ci siamo quasi, l’obiettivo è rientrare a fine stagione per preparare al meglio il 2019, ammetto che è un piacere poterlo dire. So che potrò tornare in pista, siamo quasi vicino ai 10 mesi dall’incidente e fra uno o due vedremo se tutto sarà andato secondo i piani. Non vedo ragioni per cui non possa farlo, i test sono stati tutti positivi”.

Dopo l’incidente si era parlato a lungo ed immediatamente del suo rientro, coprendo in realtà quella che era la vera... verità.

“All’epoca le probabilità erano davvero ridotte, la prima cosa da fare era tornare alla vita normale e sono davvero grato e soddisfatto di avercela fatta. Ovviamente la mia vita sono le corse, per cui il secondo passo doveva essere il raggiungimento del mio sogno”.

Monteiro ha già effettuato una serie di test al volante della nuova Honda per capire come si trova e le cose non sono andate affatto male.

“Ho affrontato cinque o sei giorni di prove per ora, due volte ero da solo, mentre nelle altre ero con altra gente in pista. Quando ti cali il casco in testa non pensi ad altro, però è stato importante avere attorno diversi piloti perché così potevo utilizzare completamente la mia vista, cosa che da solo non fai. E’ fondamentale riuscire a vedere un’altra vettura al tuo fianco, questo è il motivo per cui ho voluto provare con altri”.

“La cosa assurda è che mi sono sentito a mio agio immediatamente! Quando sono risalito in macchina erano passati sette/otto mesi dal botto, in 20 anni di carriera non ero mai stato così tanto tempo fermo. Era strano, mi sentivo come se non avessi mai smesso”.

La cosa è piuttosto singolare se si considera che il 41enne di Porto non solo ha rischiato la vita, ma anche per tornare ad una vita da persona normale ha dovuto intraprendere un lungo ed impegnativo percorso di sofferenza.

“Ho praticamente vissuto in ospedale coi dottori! Le prime due settimane dopo l’incidente sono rimasto in Spagna, poi mi hanno trasferito in Portogallo. Per quattro settimane c’è stata una attenzione altissima, è stato molto duro tutto. Ero molto preoccupato per il gonfiore posteriore sul collo, per le vertebre cervicali, non sapevo se dovevo essere operato o no”.

“Sono stato per 15 giorni nell’area normale dell’ospedale, poi anche tornato nel mio paese non potevo comunque muovermi. Mi sentivo un fantasma, avevo dei dolori alla testa atroci, gli occhi erano diventati strabici e non riuscivo a vedere nulla. Niente TV, letture o altro. Niente! Se ci penso ora è roba da matti, ma in quel momento speravo veramente di tornare a correre a fine stagione! E quello è stato ciò che mi ha spinto”.

“Successivamente sono potuto rientrare a casa e lì ho cominciato a muovermi e il trattamento di riabilitazione. Ho utilizzato la camera iperbarica per 60 ore. Due ore al giorno a respirare puro ossigeno per rigenerare le cellule, poi ozono per il sangue. Ho incontrato l’osteopata, il chiropratico, il fisioterapista e mi sono allenato in acqua facendo nuoto ed esercizi con attrezzi speciali”.

“Poi mi hanno iniettato del botox per sistemare il sesto nervo degli occhi e riaprirmi quello che si era danneggiato nell’impatto. La stessa cosa l’ho fatta nella parte interna dell’occhio, è servita una anestesia locale per rilassare il nervo e aiutare il recupero. Il tutto si è svolto per quattro sedute, non è stato bello, ma andava fatto”.

“Mi sono anche recato negli U.S.A. per incontrare uno specialista di San Diego e praticare otto ore di flebo. Stai lì e non fai nulla, è tutto strano, mentre nel frattempo ti somministrano vitamine, amminoacidi e altre sostanze che vengono utilizzate per i grandi traumi alla testa e gli infortuni. Sono cose che si fanno anche per i piloti di IndyCar, skater, snowboarder, sport estremi e motocross. Il tutto è nato da questo medico statunitense che ha iniziato a collaborare con un ex skater infortunatosi gravemente, ideando questo processo di riabilitazione. C’erano foto di Max Papis e tanti altri piloti di IndyCar e motocross; pure Travis Pastrana era presente, in pratica si sono fatti tutti male!”

“Infine ho dovuto lavorare molto sugli occhi con l’oftamologia. Sono tanti esercizi con macchinari laser. Per mesi uscivo di casa alle 6 o 7 della mattina e tornavo a casa alle 7 di sera per fare trattamenti diversi. Non erano tutti nello stesso posto, è stato molto intenso e duro, ma avevo un obiettivo: tornare per la prossima gara, poi era quella dopo… e così via”.

Nel frattempo Benjamin Lessennes ha preso il suo posto sulla Honda Civic Type R TCR FK7 della Boutsen Ginion Racing. Ma i bei risultati del belga stanno consentendo a Monteiro di prendersela con calma e ad Honda di progettare qualcosa di importante per il suo giovane virgulto.

“Ha fatto veramente benissimo, ha sorpreso molta gente. Non me che lo avevo già visto correre in Belgio quando ho gareggiato contro di lui un paio di anni fa. All’epoca aveva solo 16 anni, ma aveva già iniziato, veniva dai kart. Io vinsi, ma non chiuse molto lontano da me. Mi piacciono la sua attitudine e approccio. Ho visto i suoi bei risultati, quando ho cominciato a lavorare con lui sono rimasto colpito perché ascolta bene e tutto quello che dici poi lo mette in pratica al meglio. Ovviamente ha poca esperienza, ma ha anche solo 19 anni. Ed è davvero veloce e preciso. Stiamo facendo progressi e sono orgoglioso di averlo sulla mia macchina. L’accordo è che lui lasci il volante a me quando io rientrerò, in teoria. Ma stiamo pensando che si meriti di continuare, per cui si cercherà il modo di farlo proseguire nella sua avventura anche quando tornerò. Vedremo”.

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Serie TCR , WTCR
Piloti Tiago Monteiro
Team Boutsen Ginion Racing , Honda Racing Team JAS
Autore Francesco Corghi
Tipo di articolo Intervista