Ceccon esclusivo: "Con l'Alfa Romeo punto alla Top10 e magari al podio in un WTCR da veri uomini!"

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Ceccon esclusivo:
Francesco Corghi
Di: Francesco Corghi
26 set 2018, 07:16

Dopo la conferma arrivata da parte del Team Mulsanne-Romeo Ferraris, il bergamasco sarà al via delle gare di Cina, Giappone e Macao con una Giulietta che gli è piaciuta e in una serie dove è pronto ad imparare tanto, pur avendo già dimostrato di saperci fare, come racconta in questa intervista esclusiva a Motorsport.com.

Manca ancora qualche giorno al ritorno in pista dei protagonisti del WTCR, ma in casa Team Mulsanne-Romeo Ferraris da un paio di settimane hanno preferito subito sistemare le cose confermando Kevin Ceccon sulla seconda Alfa Romeo Giulietta.

Dopo l'improvvisa separazione da Gianni Morbidelli, la squadra di Opera aveva deciso di ingaggiare per lo Slovakia Ring il ragazzo lombardo, che a sorpresa è riuscito nell'impresa di conquistare punti al debutto. Il bel risultato ovviamente non è passato inosservato e Ceccon continuerà l'avventura con la macchina del Biscione anche in Cina, Giappone e a Macao.

Proseguita la conoscenza con la Giulietta anche in quel di Vallelunga nelle gare del TCR Italy, il 23enne bergamasco si è recato a Monza per vedere da spettatore quelle del TCR Europe. Qui Motorsport.com lo ha incontrato domenica pomeriggio per scambiare quattro chiacchiere su quella che è la nuova vita da pilota turismo, dopo anni sulle monoposto e qualche mese di assenza dalle piste.

Kevin, com'è stato ricevere la chiamata della responsabile Michela Cerruti per correre con la Alfa Romeo nel WTCR?
"Avevo già conosciuto Michela quando correva, quando mi ha telefonato stavo lavorando nell'azienda di carpenteria metallica della mia famiglia per imparare una nuova cosa e in macchina praticamente non gareggiavo da tempo, dalle gare del Blancpain a Barcellona 2017. Anzi, ormai non ci pensavo nemmeno più ai motori, per cui appena mi hanno detto che c'era questa possibilità ho fatto presente alcuni punti".

Quali?
"Che erano mesi che non correvo, non conoscevo l'auto e non ne avevo mai guidata una a trazione anteriore, per cui ero orgoglioso di ricevere la proposta e l'avrei accettata con entusiasmo, ma che non volevo pressioni particolari in termini di risultati. Era necessario salire in macchina tranquilli e crescere un passo alla volta".

Michela ha capito la tua situazione?
"Lei è laureata in psicologia, probabilmente mi ha aiutato tanto parlando. Il venerdì della Slovacchia non è andato benissimo, mentre il sabato e la domenica i risultati sono arrivati, quindi è merito suo avermi tranquillizzato. E poi con la squadra mi sono trovato immediatamente benissimo".

Hai potuto fare solo uno shakedown della vettura a Cremona, giusto?
"Sì, molto velocemente. E' sembrata quasi una passeggiata, io mi sono solo adattato all'auto e da lì è stato deciso di portarmi in Slovacchia. Ovviamente ero felicissimo".

Le gambe tremavano all'idea di competere in una FIA World Cup dopo così tanto tempo fermo?
"Chiaramente dopo 6 mesi non è facile, anche perché ci sono nomi importantissimi come Muller, Tarquini, Giovanardi e Huff. Quando questi vincevano i loro primi Mondiali probabilmente io nemmeno andavo ancora sui kart. E' stato bellissimo".

Mentre eri a casa hai continuato a seguire le corse e il TCR?
"Sì per via della passione, ma non troppo perché comunque dispiace non esserci. Però l'idea del TCR già l'avevo in testa dallo scorso anno perché è una serie in cui credo, ha un format che funziona. Queste macchine hanno costi relativamente contenuti e le si possono utilizzare in una marea di campionati in tutto il mondo. E' come il concetto del GT3, ovviamente con spese minori. Ogni tipo di pilota può correre e divertirsi ovunque, sia a livello nazionale che internazionale".

Qualcuno ti ha contattato prima della Romeo Ferraris?
"Sono un pilota professionista e quindi il legame con l'ambiente c'era, alcuni contatti li ho avuti anche con il TCR, ma senza che si concretizzasse la cosa. A mio parere non per colpa mia, qualcuno ha sbagliato a non credere in me e ora forse certe squadre sarebbero in situazioni diverse. Ma non ho rimpianti, il passato è passato e ora ho un nuovo progetto cui pensare. Romeo Ferraris mi ha dato fiducia e io spero di avere un futuro lungo con loro, ma per il momento mi concentro sulle due gare in Cina, Suzuka e Macao. Alla fine vedremo chi ha avuto ragione, se il team o quelli che mi hanno scartato".

Una delle prime difficoltà che hai ammesso è stata l'adattamento alla categoria ruote coperte, visto che con le monoposto non ci sono tanti contatti; a che punto sei ora?
"Il problema è la mentalità, io non ho mai avuto la visione delle gare perennemente appoggiati all'altra macchina. E' un concetto completamente diverso, ma a Vallelunga sono migliorato parecchio da questo punto di vista, penso di averlo dimostrato. Le partenze ammetto che sono state al limite dell'imbarazzante, ma il resto è andato bene. Con Baldan è stata una lotta fantastica, poi anche con Machado c'è stato un contatto ruvido. Mi hanno pure convocato in direzione gara. Ma ho capito il concetto delle corse turismo. Appena apri la porta è giusto infilarsi o almeno provarci, l'unica cosa cui ho fatto attenzione è stata evitare il contatto con la Giulietta di Gigi Ferrara, altrimenti mi avrebbero licenziato in tronco!"

E' bastata una sola uscita nel WTCR, quindi...
"Ah, sì! Al primo giro di Gara 1 ho leggermente allargato e mi sono entrati una marea di avversari, quindi ho capito immediatamente che non avrei mai più dovuto farlo. E così è andata".

Nel turismo, oltre che darle, bisogna accettare anche di prenderle. Nelle monoposto questa cosa ha parecchie lamentele, tu come la pensi?
"Capisco chi si lamenta perché con l'aerodinamica così sofisticata, basta un colpetto per rovinare tutto e rendere una macchina inguidabile. Per ora nel turismo ne ho prese diverse, ma senza finire a muro, quindi vuol dire che ho resistito bene. Certamente non è semplice perché anche a centro curva c'è chi prova ugualmente ad infilarsi nonostante non ci sia spazio, dandoti la toccatina. Le prime volte è inevitabile innervosirsi, poi lo capisci, ma anche questa è tutta mentalità differente, bisogna adeguarsi".

Parliamo della Giulietta, come ti sei trovato con lei e con la sua messa a punto?
"Bene, diciamo che ho già una mia idea di come adattare al mio stile il set-up, poi se non sono sicurissimo della scelta, chiedo a chi è più esperto".

In squadra hai "Piedone" Giovanardi, uno che di esperienza ne ha...
"Sì, lui è molto prezioso. Ci sono tantissime differenze di stile tra noi, probabilmente dovuto al fatto che proveniamo da due epoche totalmente diverse. Però in Slovacchia i risultati sono stati simili e questo è una bellissima cosa. Un paio di volte sono arrivato pure davanti a lui, in una grazie al suo aiuto visto che mi ha lasciato strada perché aveva l'auto danneggiata e io ero più veloce. Ecco, c'è da dire che io ho preso delle cannonate da tutte le parti e ho faticato a tenere l'auto in pista, mentre Fabrizio non si spostava. Segno che ci sa fare parecchio, l'ho visto quando era davanti a me e dai danni che ha riportato".

Avevi già avuto modo di conoscerlo di persona, Giovanardi?
"No, mai visto in vita mia. Anzi, sapevo che lo chiamavano "Piedone" e basta! Però lui ha lavorato alla scuola di guida dove c'è gente che conosco e che con lui aveva corso. Gli anneddoti delle sue storie e battaglie a me riportati sono innumerevoli, per cui me l'ero figurato come uno severo. Invece con me è stato carinissimo, dandomi un sacco di consigli. E poi è simpaticissimo, so che ci divertiremo".

Adesso starai via per molto tempo in Asia con lui, c'è bella atmosfera nella squadra?
"Sì, sono sicurissimo che andrà tutto bene, c'è serenità e anche i meccanici sono splendidi. Una vera e propria famiglia. Dopo solo i weekend di Slovacchia e Vallelunga posso già dire che mi sento uno di loro. E la cosa che facilita tutto questo è che si sta tantissimo in macchina, ne ho bisogno per migliorare".

I weekend di gara del WTCR sono molto impegnativi e serrati come tempi, ti sei trovato bene?
"Bisogna fare attenzione a come gestisci il tutto, specialmente Gara 2 perché poi c'è una finestra di 10' per riparare l'auto da eventuali danni prima del via di Gara 3. Comunque non si può correre in difesa, questo è un campionato di veri uomini e non devi avere paura di lottare".

In un ambiente di grande rispetto, vero?
"Esattamente, in pista ce le diamo a vicenda, in maniera pulita s'intende, ma con tantissimo rispetto come sono le corse turismo. E la sera si va assieme a cena. Sicuramente il livello della serie è altissimo e la maggior parte dei concorrenti sono professionisti, con anni di esperienza".

Avevi mai visto nulla del genere?
"Solo nei go-kart, ma sempre a livello di Mondiale. Mi è capitato di vedere in Italia gente che non si salutava nemmeno, mentre nel campionato Mondiale se succede qualcosa del genere è perché si è esagerato".

Tu sei uno dei più giovani nel WTCR, come ti hanno accolto?
"Qui c'è gente che ha fatto carriere invidiabili e quindi, alla base di tutto, c'è sempre il rispetto per chi va più forte, anche se è il più giovane. E viceversa, non puoi certo arrivare in un Mondiale pensando di scavalcare gente che ha vinto titoli a raffica, come Muller, Huff, Tarquini e via dicendo. E Giovanardi in Slovacchia mi ha lasciato strada perché sapeva che io potevo fare di più, avendo lui l'auto danneggiata. Sinceramente non me l'aspettavo, ma questo conferma quello che ho appena detto".

A questo punto diventa scontata la domanda: quale obiettivo ti poni per questi quattro eventi?
"In Slovacchia ero al debutto e ho chiuso a punti, quindi obbligatoriamente dobbiamo puntare sempre alla Top10 adesso. Lo dico con convinzione, poi magari ci può stare che non ci si arrivi per via di fattori determinati dalle qualifiche, però partiamo con quell'idea".

L'ostacolo può essere il fatto che a Ningbo, Wuhan, Suzuka e Macao non hai mai corso?
"Dunque, a Ningbo lo scorso anno qualche pilota che era nel WTCC ci ha corso, seppur sul bagnato, per cui se vogliamo fare un paragone calcistico dico che noi partiamo in difesa e loro con la palla al piede. Wuhan è nuova per tutti, tranne che per Huff, quindi siamo alla pari e lì non ho timori reverenziali. Suzuka non è conosciuta da tanti, a parte i veterani. A Macao mi farò il segno della croce, sappiamo che circuito è, può succedere di tutto!"

Insomma, punti a parte, è possibile adesso vedere l'Alfa Romeo sul podio?
"Ci spero vivamente! Vedendo i risultati ottenuti in precedenza nelle qualifiche dalle Giulietta, non siamo così lontani dalla Q2 e quindi possiamo sperare di partire dalla pole position o dalla prima fila della griglia invertita. Sicuramente ce la metteremo tutta per arrivare il più avanti possibile, il podio è un sogno che può avversarsi!"

E mentre i ragazzi del Team Mulsanne/Romeo Ferraris stavano caricando sul camion le loro attrezzature per tornare a casa, Ceccon li ha fermati aprendo lo sportello della Giulietta: "Ehi, non è che possiamo aspettare a caricare questa? Vorrei provare un paio di partenze...!"

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Serie TCR , WTCR
Piloti Kevin Ceccon
Team Romeo Ferraris , Mulsanne Racing
Autore Francesco Corghi
Tipo di articolo Intervista