Redding: “Sorpreso che questa tragedia non sia successa prima”

Scott Redding ha conquistato due podi nelle uniche due gare disputate questo fine settimana a Jerez a causa della tragica scomparsa di Dean Berta Vinales. I pensieri del pilota Ducati sono tutti rivolti verso il giovane pilota che ha perso la vita e riflette sulla sicurezza della classe 300, ritenendosi sorpreso del fatto che una tragedia simile non sia successa prima.

Redding: “Sorpreso che questa tragedia non sia successa prima”

La domenica di Jerez è stata indubbiamente difficile per tutti, i piloti sono scesi in pista con il cuore pesante, ma hanno portato avanti il lavoro e disputato due grandi gare rendendo omaggio a Dean Berta Vinales, tragicamente scomparso ieri durante Gara 1 della Supersport 300. Tanti sono gli interrogativi che ci si pone di fronte a un’immane tragedia e i primi a farsi le domande sono proprio i piloti, che una volta tolto il casco tornano umani.

Al termine di Gara 2, Scott Redding è decisamente soddisfatto della sua prestazione in pista e conclude un weekend sportivamente al di sopra delle sue aspettative. Su un tracciato dove si aspettava di soffrire, il pilota Ducati ha colto due podi su due gare disputate (la Superpole Race è stata cancellata per la riprogrammazione del weekend), andando anche ad insidiare la prima posizione di Razgatlioglu nella seconda manche, salvo poi lasciare la Spagna con un terzo e un secondo posto.

Ma nella giornata odierna non c’è spazio per i calcoli, si è corso nel ricordo di Vinales e il dramma che ha colpito il paddock della Superbike non ha lasciato indifferenti, anzi. Redding fa le sue valutazioni sulla sicurezza in pista e su come questo mondo è cambiato rispetto a dieci anni fa: “Il problema è che abbiamo sempre più fatalità con una sicurezza sempre maggiore. È diverso da qualche anno fa, tutto è così livellato che non hai nemmeno il minimo margine di errore. A volte in Superbike si creano delle gare spettacolari, ma nelle altre classi, in cui sono ragazzini di 15 anni con moto uguali e tutti racchiusi in un secondo, può succedere qualsiasi cosa in qualunque momento”.

“Sono sorpreso che non sia successo prima – prosegue il pilota Ducati riferendosi alla tragedia di Vinales – Ho guardato quella gara per quattro giri e non riesco proprio a guardarla. Sinceramente non la guardo mai perché mi spaventa. Sono troppo ravvicinati. Dieci o quindici anni fa avevi due o tre piloti che andavano via, poi ce n’erano altri tre. In una buona giornata potevi avere un gruppo di cinque o sei piloti al massimo. Ora ne hai venti e quando hai un trenino di quindici piloti e succede qualcosa al terzo del gruppo, il quarto, il quinto o il sesto che arriva non può fare niente quando arriva. Sfortunatamente è successo a me nell’incidente di Tomizawa a Misano. È terrificante. Ma sei in una posizione in cui non puoi vedere, perché sei troppo vicino. Puoi fare il massimo, ma non riesci ad evitare. È ciò che feci io, ma non servì a nulla. È troppo vicini”.

Redding riflette poi su quanto sia stata dura scendere in pista oggi, prendendo in esame anche gare precedenti, giudicate da lui pericolose: “Oggi ci è andata bene, ma a Barcellona ci sono stati tanti incidenti. Allora ti chiedi qual è il senso. Perché corriamo in queste condizioni? Da una parte è fantastico per lo spettacolo, ma dall’altra parte è negativo per la sicurezza, perché il margine d’errore è assolutamente ridotto. È difficile e triste, perché un ragazzino ha perso la vita. Io non lo conoscevo personalmente, ma fa molto male tutto questo. Oggi abbiamo corso perché la famiglia ha voluto che noi continuassimo per lui. Ieri abbiamo fatto una riunione ed è stato detto questo. Se ci avessero chiesto di non correre, li avremmo rispettati e ci saremmo fermati. Ma l’ho detto nella riunione: sfortunatamente è già successo prima e sfortunatamente succederà di nuovo”.

“È triste e brutto da dire, ma è la realtà e io non posso coprirla. Credo che la famiglia abbia fatto il meglio che ha potuto. È dura per lo sport e alcune persone dicono ‘sai che può succedere’. È una cavolata! Noi non pensiamo a questo quando corriamo, se quando lo facciamo pensassimo sempre al fatto che possiamo morire, non andremmo nemmeno in pista. È dura per noi piloti, in fondo al nostro cuore lo sappiamo che è così, ma cerchiamo di non accettarlo. Dobbiamo continuare e gli organizzatori stanno facendo il meglio che possono. La sicurezza è fantastica, con i caschi, le tute...ma non si può fare nulla quando succede qualcosa come questo. Ci sono tanti punti di domanda, l’età non ha nulla a che vedere, forse le gare sono troppe ravvicinate, ma forse bisogna fermare un pochino. È lo stesso della Moto3, che ha perso un altro ragazzo quest’anno”.

Il britannico prosegue poi andando a ritroso e prendendo in esame episodi precedenti che hanno coinvolto piloti e circuiti dove sono stati disputati round in questa stagione, tra cui Barcellona e Most, e per cui è stato ampiamente criticato: “Il rispetto tra piloti non è proprio lo stesso, è molto diverso. Se prendi l’ultima Curva a Jerez, lì ci sono state grandi battaglie. Ma ora si combatte alla prima curva, a Barcellona la scorsa settimana per esempio Lowes è stato molto fortunato. C’erano quindici piloti dietro di lui e sono tutti riusciti a evitarlo all’ultimo momento. A volte è una cosa di rispetto, a volte invece i piloti corrono per la loro carriera. Si tratta di capire se questa carriera vale così tanto la pena contro il rispetto per gli altri piloti”.

“Per questo ero così arrabbiato a Most! Non era il posto per correre, sono stato criticato molto ma non mi importa. Oggi la gara è stata molto più tranquilla, se ci avete fatto caso, più calma. I sorpassi erano al limite, ma erano più calmi. Questo è stato uno shock per tutto il paddock. È triste che serva un episodio così triste per svegliare tutti. Era per questo motivo che io ero molto critico sul correre a Most e per cui mi sono preso tante critiche. La pista è fantastica, ma la sicurezza non è adeguata per il mondiale Superbike in questo momento. Ma se ci fosse stata una fatalità in quella soluzione? Non dobbiamo arrivare a non avere scelta, ma lo facciamo. I ragazzi stanno facendo il meglio che possono, ieri durante la riunione con Gregorio Lavilla ho visto per la prima volta il suo lato umano e penso che sia stato molto ferito anche lui per questa cosa. Quindi ho un grande rispetto per lui per aver rimesso insieme tutto e averci permesso di correre. A Most non avevo visto questo lato e molti altri ragazzi erano critici nei miei confronti. Ma ieri li ho visti pensare ‘queste cose succedono’”.

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