Da eterno "underdog" a campione Supersport: Manzi è l'orgoglio tricolore del 2025
Dopo una lunga carriera tra gavetta e difficoltà, il riminese ha trovato la sua dimensione in Supersport e quest'anno è stato il mattatore, conquistando ben 10 vittorie e laureandosi campione del mondo con un round d'anticipo. E, salvo una rimonta miracolosa di Bulega in SBK a Jerez, sarà l'unico italiano iridato in questa stagione.
Stefano Manzi, Pata Yamaha Ten Kate Racing
Foto di: World Superbike Championship
Stefano Manzi non era un predestinato. E' entrato giovanissimo a far parte della VR46 Riders Academy, ma i primi anni della sua carriera nel Mondiale delle due ruote sono stati tutt'altro che semplici e ha dovuto lavorare e sudare tantissimo per arrivare al traguardo che ha tagliato domenica ad Estoril, laureandosi campione del mondo della Supersport.
Troppo alto per la Moto3 con il suo metro e ottanta, il riminese si è concesso una sola stagione completa nella classe entrante, saltando subito in Moto2 nel 2017. L'esperienza in quella di mezzo è stata lunga, con l'ingresso dalla porta principale dello Sky Racing Team VR46 e poi tre anni con il Forward Racing, con il quale ha colto la sua unica pole position nel 2020, prima di passare al Pons Racing. Il tutto però senza conquistare neppure un piazzamento a podio e con un 19° posto finale come miglior risultato nel Mondiale.
A quel punto, nel 2022, il passaggio tra le derivate di serie è stato quasi inevitabile e poteva sembrare l'inizio del declino. Invece è proprio qui che è cominciata la fase più esaltante della carriera di Manzi. Al debutto, con una moto poco convenzionale come la Triumph, si è subito capito che la Supersport poteva essere la sua dimensione, perché sono bastati sei round per trovare i primi podi e poi a Portimao è arrivata anche la prima vittoria.
Un finale in crescendo, che lo ha visto approdare nel 2023 nel Ten Kate Racing, una delle squadre di riferimento della categoria. Per due anni consecutivi, infatti, è stato vice-campione del mondo in sella però ad una Yamaha ormai attempata, con la quale era complicato reggere il confronto con le Ducati Panigale V2 affidate prima a Nicolò Bulega e poi ad Adrian Huertas.
Quest'anno però la Casa di Iwata ha schierato la nuovissima R9 ed è stato chiaro da subito che Manzi poteva essere uno dei grandi favoriti, se non il favorito assoluto. E il suo ruolino di marcia non ha lasciato scampo alla concorrenza, con 10 vittorie ed altri 8 podi nelle 22 gare fin qui disputate, che gli hanno permesso di chiudere i conti con un weekend d'anticipo, grazie al successo ottenuto domenica, in Gara 2 ad Estoril, che ha portato ad 82 lunghezze il margine nei confronti del diretto inseguitore Can Oncu.
Can Oncu, Yamaha Blu Cru Evan Bros Team, Stefano Manzi, Ten Kate Racing
Foto di: WorldSBK.com
Un cerchio che quindi si è chiuso proprio in Portogallo, dove aveva iniziato a tracciarsi tre anni fa con la prima affermazione in Supersport. Ma è un titolo che ha ancora più valore se si considera che arriva in una stagione che è stata particolarmente complicata per il motociclismo di casa nostra: salvo una rimonta miracolosa ed improbabile di Bulega nell'ultimo round di Jerez, al quale il ducatista si presenterà con 39 punti da recuperare su Toprak Razgatlioglu in Superbike, Manzi sarà infatti l'unico a far sventolare il vessillo tricolore su un trono iridato.
Per di più, in un anno in cui il nostro movimento ha dovuto fare i conti con l'inatteso crollo di Pecco Bagnaia, che ha vissuto la sua stagione più difficile da quando è pilota ufficiale Ducati in MotoGP e chiuderà staccatissimo dal compagno Marc Marquez, con appena due vittorie all'attivo per il momento. Ma anche dalle classi minori è arrivato un solo successo con Celestino Vietti a Misano in Moto2 e qualche sporadica apparizione sul podio.
"E' il sogno della vita. Quando cominci a correre ambisci alla MotoGP, poi però ogni carriera è diversa e la mia ha avuto delle deviazioni, un po' per colpa mia e un po' per altri motivi. Ho avuto delle difficoltà, ma mi sono comunque sempre rialzato", ha detto Manzi, che il prossimo anno è già certo di esordire nel Mondiale Superbike con i colori della Yamaha GRT. Una promozione meritata sul campo.
"Quando ho tagliato il traguardo, ho pianto. Conquistare un Mondiale dopo aver dominato Gara 2 ed indossare la tuta oro è stato fantastico. In realtà, a mio fratello avevo chiesto di non fare nulla di dorato, ma quando ho indossato la tuta ero contento", ha aggiunto.
"Ora so come riprendermi da errori e brutti momenti. In generale, Yamaha ha lavorato molto per sviluppare la nuova moto e questa è una squadra super competitiva: sapevo che era un'occasione e infatti ho potuto giocarmela da subito e tutto è venuto normale", ha concluso.
Ad onor del vero, sono quattro i piloti di casa nostra che si giocheranno il titolo della MotoE nell'ultima gara in Portogallo (Alessandro Zaccone, Mattia Casadei, Matteo Ferrari e Lorenzo Baldassarri), tra tre settimane, ma si fa fatica a mettere sullo stesso piano una categoria che non ha mai entusiasmato e che chiuderà i battenti a fine stagione.
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