WRC: si va verso un Mondiale 2020 "europeo" e con gare ridotte

Difficile ricollocare le gare extraeuropee, mentre per i team sarà più agevole spostare personale e logistica in Europa. Ecco a che tipo di WRC 2020 potremmo assistere.

WRC: si va verso un Mondiale 2020 "europeo" e con gare ridotte

Dopo un avvio di stagione 2020 vicino alla normalità, il WRC si è trovato ad affrontare - così come tutte le altre categorie sportive - la pandemia da COVID-19. Parlando esclusivamente dal punto di vista sportivo, questa ha costretto gli organizzatori di numerosi eventi facenti parte del calendario 2020 a rivedere tutto.

Il Rally d'Argentina, il Rally del Portogallo e il Rally Italia Sardegna sono stati posticipati a causa del COVID-19, e negli ultimi giorni abbiamo assistito alla prima cancellazione di un evento WRC causata dalla pandemia, quella della gara iberica. Si tratta della seconda defezione della stagione in quanto, la prima, è arrivata già mesi fa - il Rally del Cile - a causa dei disordini popolari che hanno messo in ginocchio il paese.

Promotori con potere

 

La Federazione Internazionale dell'Automobile lavora da settimane a stretto contatto con le autorità statali dei vari luoghi che ospitano gare mondiali del WRC e con i promotori. La decisione della FIA è stata di lasciare ampio potere decisionale a federazioni e promotori, così da non influire sulle decisioni prese dai governi riguardo restrizioni sulla vita ed eventi pubblici.

Per questo motivo ogni situazione è da seguire con prospettive differenti. Pensiamo solo a quanto poco tempo sia intercorso tra la sospensione del Rally d'Argentina e il Rally Italia Sardegna, senza considerare l'annullamento del Rally del Portogallo, che era previsto al termine di maggio. Eppure ci sono altre realtà che stanno aspettando ben oltre i limiti del buonsenso per vedere se sarà possibile o meno disputare la gara.

Safari prima gara, ma si farà?

 

Con la posticipazione e cancellazione delle tre gare previste da qui a giugno, la prima gara in calendario del WRC 2020 sarà il Safari Rally, gara che rientra nel Mondiale dopo quasi 20 anni prevista addirittura a metà del mese di luglio. Dunque tra più di 2 mesi. Ormai da diverse settimane i promotori dell'evento e il governo kenyota stanno valutando se vi sia la possibilità di svolgere la gara in sicurezza nel fine settimana stabilito nell'ultimo Consiglio Mondiale del Motorsport svolto a dicembre 2019.

Il COVID-19 non ha risparmiato nemmeno il continente africano, Kenya compreso. I casi di persone positive al virus salgono di giorno in giorno (435) anche se, a dire il vero, con numeri infinitamente minori rispetto a quelli visti in queste settimane in Europa e negli Stati Uniti. Bisogna però considerare il numero basso di tamponi effettuati sino a ora (22.897).

Per questo motivo organizzatori e governo hanno deciso di attendere ancora, pur avendo fissato il mese scorso una deadline che, alla fine, non è stata rispettata. La gara continua a essere programmata nel medesimo fine settimana, anche se ci sono più motivi che spingono a pensare che la gara non si farà, quantomeno a metà luglio.

I team sono reticenti ad andare a correre in Kenya in un momento storico come questo, poi bisogna pensare alla salute del personale, alla logistica e a una serie di fattori che potrebbero comunque portare al rinvio della gara.

Finlandia salva, per ora

 

Se i promotori del Safari Rally stanno facendo di tutto per posticipare l'eventuale rinvio della gara, quelli del Rally di Finlandia sono rimasti al sicuro dai provvedimenti governativi che hanno imposto l'annullamento degli eventi con oltre 500 persone sino alla fine del mese di luglio. Com l'inserimento del Safari Rally, la gara finlandese si è spostata di una settimana e, sino a ora, è il motivo per cui non è stata toccata.

Il governo finlandese, però, emetterà tra poche settimane altre norme legate agli eventi pubblici che andrà a confermare o a rinviare il Rally. L'appuntamento è per l'inizio di giugno e la sensazione è che il rinvio sia quasi inevitabile.

Un Mondiale "europeo"

 

E' un fatto che la ricollocazione di gare come l'Argentina ed, eventualmente, il Safari sia a dir poco difficoltosa. I viaggi al di fuori del Vecchio Continente sono molto dispendiosi e anche complicati dal punto di vista logistico anche per Case del livello di Hyundai, Toyota e Ford, senza contare i team privati.

Ecco dunque che si presenta lo stesso problema con il Rally di Nuova Zelanda, previsto dal 3 al 6 settembre. Al momento è presto per parlare delle misure sanitarie prese dal governo locale, ma è certo che l'intenzione sia quella di preservare l'attuale stato, che vede pochi casi e circoscritti.

Non stupirebbe l'annullamento anche del Rally Nuova Zelanda. Così, a farla da padrone, rimarrebbe proprio l'Europa, sede di tutti i team ufficiali (Alzenau, Puuppola/Tallinn e Cockermouth). Il Mondiale, così, potrebbe annoverare quasi tutti eventi europei, a partire dal Rally di Turchia previsto dal 24 al 27 settembre, poi il Rally di Germania, il Rally Galles Gran Bretagna e, perché no, magari la ricollocazione del Rally Italia Sardegna e di quello di Finlandia.

Una chance potrebbe averla il Rally del Giappone, che si candida a rimanere gara di chiusura della stagione 2020 e, forse, unica tappa extraeuropea dopo quella fatta in Messico nel mese di marzo. Questo vorrebbe dire un campionato di 8-9 rally complessivi, ben distante dal calendario originale che ne annoverava 14 in giro per il pianeta. Ma, come si dice in casi del genere, è bene far di necessità, virtù.

Gare di 2 giorni poco apprezzate

 

Il reparto Rally della FIA capeggiato da Yves Matton ha fatto sapere di avere tutta l'intenzione di proseguire con il Mondiale e di voler adottare ogni possibile modo per completare la stagione. Negli ultimi giorni è stata avanzata la proposta di correre gare su 2 giorni (sabato e domenica), togliendo così un'intera giornata di gara.

Questa però è stata poco apprezzata dalla maggior parte dei promotori delle gare. Il motivo è prettamente economico, perché con eventi di soli 2 giorni in molti hanno fatto sapere di non avere l'opportunità di rientrare dei soldi investiti per l'organizzazione della gara. Insomma, sarebbe una rimessa di denaro non certo gradita.

Per questo motivo è possibile che passino al vaglio della FIA ulteriori proposte per convincere i promotori e aiutare i team negli spostamenti di personale e materiale. Dopo i recenti rinvii di gare, il tempo per prendere la decisione migliore - o la meno dolorosa - per quasi tutti sembra esserci...

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