Il capolavoro tattico di Stoccarda

Dietro la vittoria la scelta della Porsche di effettuare i doppi stint con le gomme da bagnato

Le cifre non mentono mai: in questa stagione le Porsche 919 Hybrid hanno ottenuto sette pole position su sette eventi disputati e cinque vittorie. Un inizio di campionato inferiore alle aspettative delle qualifiche e un finale da crescendo rossiniano, nel quale gli avversari, migliorati ma quando ormai era troppo tardi, sono stati messi in riga, come appunto accaduto a Shanghai. Perché oltre a un campionato del mondo che torna in Porsche dopo ventinove anni- l'ultima affermazione tra i costruttori fu per la Brun Porsche nella serie iridata Gruppo C del 1986- c'è stata la strepitosa rimonta dall'ultimo al secondo posto della vettura che alla conclusione del primo giro autentico di corsa, partita in regime di safety car, si trovava in ultima posizione per via del contatto ricevuto dall'Audi guidata da Lotterer. È questo in definitiva il segnale della forza Porsche nel 2015. La capacità anche tattica di ribaltare all'improvviso le situazioni prestabilite e di rischiare nei momenti cruciali della stagione.

La corsa della numero 18 è stata questa: in undici giri Marc Lieb, costretto non solo al testa coda ma anche a perdere un sacco di tempo per riassettare tutti i parametri mentre si trovava nella scomoda posizione, da 32simo era risalito al 5. posto, dopo avere superato la prima delle due Toyota.Al 33. giro il tedesco era ai box per effettuare il rifornimento e cambiare le gomme, scegliendo quelle da full wet. Alla terza neutralizzazione in regime di bandiera gialla  Lieb si è fermato consegnando la vettura nelle sapienti mani di Neel Jani al quarto posto. Altro set di full wet e altro rifornimento e lo svizzero completa la rimonta arrivando al 72.passaggio al primo posto davanti all'Audi di Faessler-Treluyer-Lotterer. Con lo stesso treno di gomme si riferma ai box all'83.passaggio per un rabbocco restando al comando fino al 101.giro, quando per un problema di temperature all'impianto frenante è costretto a rallentare cedendo il passo alla vettura gemella di Timo Bernhard. Al 126. giro sulla numero 18 sale Romain Dumas, al quale vengono montate le slick intermedie.È il secondo momento critico della corsa perché poco dopo il francese va in testacoda nel tentativo di doppiare la Morgan del team Pegasus che non aveva lasciato spazio all'interno di una curva costringendo il transalpino a prendersi il rischio, mal calcolato della traiettoria esterna dove il grip era assente. La vettura, quindi, precipita di nuovo al quarto posto che si trasforma in terzo quando l'Audi di Di Grassi si ferma per il proprio pit stop. Fino alla fermata conclusiva, al 132.giro, in cui a Dumas vengono montate le gomme slick da asciutto con le quali approfitta delle soste delle due Audi e della vettura gemella per riportarsi al comando della corsa. Si fermerà soltanto al 162.giro per uno splash mantenendo il secondo posto, che probabilmente sarebbe stato tale anche se non ci fosse stato il regime di bandiera gialla conclusiva che di fatto ha impedito qualsiasi rimonta da parte dell'Audi di Lotterer.

Una piccola impresa che ha mandato in visibilio lo stesso Andreas Seidl:" Devo dire-ha ammesso-che i piloti della numero 18 sono risaliti dall'ultimo posto al secondo in modo incredibile. Ma ha girato davvero tutto nel verso giusto perché non abbiamo mai sbagliato una scelta. Potrei dire che questa della Cina sia stata la nostra corsa capolavoro a livello tattico. Non abbiamo mai sbagliato alcuna scelta sul fronte del tipo di gomme da usare, siamo sempre stati molto attenti ai segnali preoccupanti che potevano arrivare dalle vetture, anche in considerazione dei problemi che la numero 18 aveva avuto nel corso delle prove libere. E poi ammetto che i nostri meccanici ai box oggi sono stati i migliori tra tutti quanti".

Già in Cina non è stato facile per nessuno proprio sulla scelta delle gomme. In Porsche entrambi gli equipaggi hanno rischiato il doppio stint con le gomme da bagnato. In pratica il capolavoro è stato quello: non cadere nel tranello di provare soluzioni estemporanee o di anticipare le scelte. Michelin infatti aveva portato due tipi di gomme: le wet e le full wet che si differenziavano per il numero di scanalature. C'erano poi le slick intermedie, quelle che in Michelin chiamano le dry hybrid  e che per prime sono state montate, come accaduto al Fuji dalle Audi. La Porsche è stata lontana dalla tentazione ed è stata questa la mossa che ha permesso alle due vetture di prendere il largo.

"Non è stato facile-ha commentato Brendon Hartley, protagonista assoluto della prima fase della corsa- perché al via ho perso leggermente potenza e Lieb mi ha superato e poi ho guidato in condizioni che continuavano a cambiare. A un certo punto si è messo anche a diluviare e si era attorno al 45.passaggio. Non vedevo nulla, le gomme a causa anche dei regimi di bandiere gialle perdevano la temperatura ideale e allo stesso tempo dovevo spingere per tenere alle spalle le due Audi. Non ho commesso errori e ho consegnato la macchina a Bernhard al primo posto".

È stato proprio Bernhard l'uomo che a un certo punto ha dato l'impressione di trovarsi davvero a mal partito sull'asfalto cinese. "No è derivato solo dal fatto che a differenza dei miei compagni non avevo mai compiuto nemmeno un giro sull'asfalto bagnato o umido. E quindi soprattutto all'inizio non ho voluto prendere rischi. Dovevo abituarmi alla guida e cercare di capire cosa accadesse davanti, visto che le due Audi, con le quali ho lottato, sollevavano un muro d'acqua. Ma quando la pista ha iniziato ad asciugarsi la nostra vettura ha dimostrato di essere la più veloce tra tutte".

E ha svelato un piccolo segreto sulla scelta di mantenere le gomme da bagnato anche quando la pista stava asciugandosi :" Credo che una delle chiavi del nostro successo sia stata proprio quella di aver mantenuto le gomme da pioggia. Me ne sono accorto dall'abitacolo quando ero in lotta con le Audi. Erano più veloci con le quelle che avevano montato e così abbiamo deciso per il doppio stint con la medesima conformazione di pneumatico. Una scelta che ha pagato".

In sostanza la 6 Ore di Shanghai ha permesso alla Porsche anche di "copiare" le scelte prese dall'Audi. Come quella di montare le slick, costringendo quindi Webber a fermarsi prima del previsto per la sostituzione delle gomme. " È stato un rischio calcolato -ha detto Markperché in ogni caso avevamo circa quarantacinque secondi di vantaggio e la pista stava comunque premiando quella scelta. Direi che nel corso dell'anno siamo cresciuti tanto anche su questo fronte. Correre per Porsche, vedere come si è sviluppato questo progetto rappresenta un grande onore per me"

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