Conway non ha rimpianti

L'inglese della Toyota guarda con ottimismo alla nuova vettura e promette un 2016 da protagonista

Sembrano ricordi che appartengono al passato remoto di Mike Conway, eppure dalla felicità del pilota britannico dopo la vittoria alla 6 Ore del Bahrain all'attuale senso di impotenza che pervade l'ambiente della Toyota nel WEC sono trascorsi appena dodici mesi. Un anno difficile, trascorso più per concluderlo che per viverlo compiutamente. Conway però è abituato agli alti e bassi della carriera. Tra i piloti inglesi della sua generazione è sicuramente stato uno dei più talentuosi. Ha vinto in Formula 3, ha trionfato al Gran Premio di Macao, in GP2 aveva dimostrato di possedere un bel potenziale; con le monoposto di Formula Indy è uscito vivo da un terribile incidente alla 500 Miglia di Indianapolis e ha sempre fatto parte dei piloti più veloci. Come nel WEC, dove si era rivelato in LMP2 e si è confermato come uno dei punti di forza della Toyota sia nel vittorioso mondiale del 2014 sia in questa stagione.
Forse perché in carriera ne ha viste tante che Conway ha preso con filosofia il contradditorio 2015 della Casa giapponese.
"Si certo non è bello sapere che non puoi lottare né con Porsche né con Audi per la vittoria. La situazione, rispetto al 2014, si è totalmente ribaltata ma per un professionista è anche importante sapere che si trova in una categoria così difficile e dura. Dove devi sempre spingere in pista e fuori, negli sviluppi. Alla fine della giornata ti dici che è comunque quello che desideravi da sempre. Purtroppo quest'anno eravamo in una situazione difficile ma come sai dalla prossima stagione avremo tante novità e quindi non posso che essere ottimista"
-La tua carriera non è mai stata facile ma credo che sotto l'aspetto psicologico per un pilota sapere che nulla può fare per vincere non sia semplice
" Si è vero ma dal mio punto di vista è una questione di dare sempre il proprio massimo anche nei periodi difficili. È la vita del professionista e non importa se alla fine il riscontro lo puoi soltanto avere guardando quello che fa la vettura gemella".
-Pascal Vasselon ha confermato che tutta la programmazione per la nuova Toyota sta richiedendo uno sforzo immane per rispettare i tempi. Come vivi la situazione?
"Il problema è che avremo una vettura interamente nuova e questo ci obbliga a lavorare in tutti i settori per rispettare i tempi. È anche vero che fino ad ora stiamo rispettando la tabella di marcia ma sappiamo che scenderemo in pista non prima del prossimo anno".
- Ti aspetti delle difficoltà nelle prime corse del WEC 2016?
"C'è la possibilità, in quanto tutto sarà inedito e per forza di cose ci dovrà essere un periodo di adattamento. Per un altro verso bisogna anche ammettere che la stessa situazione si era presentata in passato con la base di questa vettura che fin da subito aveva dimostrato di essere affidabile. Alla fine solo il tempo potrà darci le risposte"
-Quando hai compreso che per la Toyota sarebbe stato impossibile ripetere i risultati del 2014?
"Diciamo che il sospetto ci era venuto già dai test al Paul Ricard. Ma la prestazione di Silverstone, dove abbiamo ottenuto l'unico podio della stagione e siamo stati vicinissimi al traguardo sia con Audi sia con Porsche, ci aveva illuso. Poi è arrivata Spa a dirci che gli altri erano di un livello differente. E alla fine Le Mans".
-Ma dove avete perduto la supremazia? Nel propulsore, visto che il vostro telaio sembra essere ancora molto valido?
" Rispetto all'anno scorso gli altri hanno migliorato anche nel telaio. L'Audi probabilmente è la migliore. È molto forte nei curvoni veloci e nel lento. La Porsche per me è ottima nelle curve lente con il nuovo pacchetto aerodinamico che hanno portato a partire dal Nurburgring. Hanno tanta down force. Il nostro principale problema, hai ragione, è che siamo mancati nella potenza e anche sul fronte della benzina intesa come consumi. Ma ci siamo accorti che dovevamo migliorare anche nel telaio, mettiamo in piccoli particolari. Ed è quello che poi ha portato alla decisione di fare una vettura completamente nuova per il 2016".
- Molti tecnici del settore dicono che la Toyota dell'anno prossimo sarà un osso duro per tutti quanti perché avrà soluzioni che potrebbero stupire. È vero?
"È ciò che speriamo tutti....io per primo....aspetta che tocco ferro. È facile parlare dall'esterno. Però a parte gli scherzi vedo come stanno lavorando, gli sforzi che stanno facendo e anche se non so cosa faranno i concorrenti posso dire che per noi si tratterà di un bel passo in avanti. Ci stiamo mettendo l'anima tutti quanti. Chi lavora in Giappone dice che il motore canta benissimo. Comunque ho molta fiducia".
-Tu hai avuto una carriera piena ma anche molto strana, per certi versi difficile. Hai rimpianti?
" Ho amato molto la mia carriera in monoposto.Ho corso in Indycar, sono stato benissimo negli Stati Uniti ma contemporaneamente avevo iniziato l'esperienza con le vetture sport nel 2013 ed è stata la migliore decisione che potevo prendere. Essere in Indycar e anche nel mondo delle sport mi consentiva di esplorare un mondo nuovo, di fare cose differente, di rinnovarmi e di mettermi alla prova. Per me avere raggiunto lo status di pilota ufficiale di una Casa come Toyota è stato fondamentale. Forse è vero che non tutto è andato in passato come avrebbe potuto ma anche nella vita come nelle corse ci sono i testacoda. Fa parte del gioco. Gli ultimi anni sono stati davvero molto belli e ne sono davvero soddisfatto".
-Cosa hai imparato nell'essere pilota ufficiale di un colosso come Toyota e quali le responsabilità?
"Nel WEC e se corri per una Casa è tutto diverso. Primo perché ti confronti con piloti professionisti, veloci, esperti, capaci di mettere a punto le vetture. Devi essere concentrato sempre, anche quando non corri. Sei sempre in contatto con gli ingegneri, devi prestare attenzione ai dettagli e a delle problematiche che in questo campionato sono particolarmente complesse. Il mondo delle formule sembra uguale ma in realtà ci sono altre metodologie e altri obiettivi. Quindi per il pilota il lavoro non è lo stesso. C'è poi il fattore della responsabilità. Corri e rappresenti un marchio. Gli errori sono accettati ma devi imparare a correggerli e questo ti migliora giorno dopo giorno pur se la pressione è fortissima. Se sbagli come pilota devi sempre ricordarti che ci rimettono anche i tuoi compagni e l'azienda".
-Sei uno spettatore privilegiato della battaglia tra Porsche e Audi in questo campionato e quindi di questa ultima corsa. Come vedi la situazione?
" Beh per quanto riguarda la stagione nel suo complesso sono rimasto sorpreso dai progressi che entrambe hanno ottenuto rispetto allo scorso anno. E come ambedue sono riuscite ad evolvere le loro vetture nell'arco del campionato. L'Audi è meno veloce della Porsche, eppure quando si presentano le condizioni, tipo un po'asciutto e un po'bagnato, sono in grado di lanciare il guanto di sfida. Per quanto riguarda il Bahrain ricordiamoci che l'Audi ha ancora la possibilità di vincere il titolo piloti. Il gap da colmare è notevole ma hanno dei grandi campioni e le Porsche sono <<bloody fast>>. Ammetto che è stato un bel campionato. L'anno prossimo nella lotta vogliamo esserci anche noi".

 

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A proposito di questo articolo
Campionati WEC
Evento Bahrain
Circuito Bahrain International Circuit
Piloti Mike Conway
Articolo di tipo Intervista