Porsche chiude i giochi in Cina?

A Shanghai le 919 potrebbero vincere il titolo. Grande incertezze in GTEPRO e sulle scelte tattiche della Ferrari

Porsche chiude i giochi in Cina?
Podio: i vincitori Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley, Porsche Team, al secondo posto Romai
Podio: i vincitori Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley, Porsche Team
Podio: i vincitori Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley, Porsche Team
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley and #18 Porsche Tea
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
Mark Webber, Porsche Team
Timo Bernhard with Mark Webber, Porsche Team
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
Timo Bernhard with Mark Webber, Porsche Team
Timo Bernhard, Porsche Team
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#17 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley

Dopo la 6 Ore del Fuji è difficile prevedere una possibile riscossa da parte dell'Audi nei confronti della Porsche. Con la secca doppietta ottenuta in Giappone, per ironia della sorte nella corsa nella quale le R18 e Tron Quattro hanno dimostrato una migliorata competitività assoluta, almeno per quanto riguarda il mondiale riservato ai costruttori appare molto improbabile che il titolo possa sfuggira alla 919 Hybrid, giunta alla quarta vittoria di seguito.E anche sul fronte della graduatoria dei piloti, ora per il trio che aveva dominato a Silverstone e a Spa-Francorchamps, formato da Lotterer-Treluyer-Faessler, la rincorsa si fa a dura a dispetto del punticino di distanza che li separa da Webber-Hartley-Bernhard. Sulle << prime >> guide di Ingolstadt pesa enormemente la spada di Damocle del'eventuale penalizzazione di tre minuti nell'eventualità dovessero sostituire il propulsore. Questo porta l'Audi numero 7 a gareggiare quasi sempre di conserva e ben alle spalle del secondo esemplare di Di Grassi-Duval-Jarvis che dopo il disastroso inizio di campionato, errori in serie e magagne da Silverstone fino a Le Mans, ora si sono rimessi in carreggiata, giungendo sempre dietro ai compagni di team solo per gli ordini di scuderia, che nel WEC non sono solo accettati ma rappresentano, per la natura stessa del campionato, una parte fondamentale del suo svolgimento tattico.

Il prossimo appuntamento di Shanghai potrebbe consentire alla Porsche di chiudere già i giochi per la graduatoria più importante, quella dei costruttori, visto che il vantaggio in classifica ormai è molto ampio, 264 punti contro 211. Un'altra doppietta, il che significherebbe raccogliere altri 43 punti, renderebbe le 919 fuori dalla portata delle R18.

Onore comunque all'Audi che dopo le brutte prestazioni del Nurburgring e di Austin, al Fuji ha saputo reagire anche approfittando delle condizioni meteo che indubbiamente hanno livellato le prestazioni. Se non ci fosse stata l'incomprensibile decisione da parte degli uomini della Casa dei cinque anelli di montare le gomme slick sulla vettura di Faessler-Lotterer-Treluyer al momento sbagliato, quando era chiaro che l'asfalto giapponese non si sarebbe asciugato così in fretta, il secondo posto sarebbe stato possibile.

La corsa di Shanghai del 1 novembre si presenta in ogni caso molto incerta. La pista è sì dotata di un lungo rettifilo che dovrebbe agevolare le due 919 ma allo stesso tempo presenta tratti dove è necessario possedere un bilanciamento aerodinamico perfetto e curve che per loro natura creano sempre problemi alle gomme in appoggio. E pur restando favorita, la Porsche non dovrà prendere sottogamba l'appuntamento perchè i recenti aggiornamenti aerodinamici ricevuti dalle R18 almeno al Fuji sembrano avere funzionato e consentito al team tedesco di incanalarsi nella giusta direzione dopo le scelte, sbagliate del Nurburgring, e l'impotenza mostrata in terra statunitense.

Con la finestra del mondiale piloti ancora aperta, il WEC è tutt'altro che chiuso nelle altre classi. In LMP2 l'assurda decisione di penalizzare l'Oreca di Bradley-Howson-Tandy dopo l'urto subìto ad opera della Ligier di Yacaman-Derani-Gonzalez è stata << congelata >> dai commissari sportivi dopo che il team KGMG ha dimostrato in direzione corsa che l'acceleratore della propria vettura era completamente spalancato e quindi non c'era stato da parte di Bradley un'opera ostruzionistica nei confronti del rivale colombiano con il quale stava duellando per il terzo gradino del podio. Per il momento, con l'Oreca che non ha in ogni caso preso punti in quanto costretta al ritiro, la decisione non ha portato a modifiche della classifica con Sam Bird-Julien Canal e Roman Rusinov passati al comando con dodici punti di vantaggio su Howson e Bradley-Tandy e Lapierre che si dividono le corse a seconda dei rispettivi impegni professionali sono fuori gioco- e quindici sul trio dei compagni di squadra. Se a Austin Bird-Canal-Rusinov erano stati fortunati a portare a casa la vittoria, in Giappone se la sono guadagnata con pieno merito, con il britannico galvanizzato dal rookie test che svolgerà in Bahrein il 30 novembre al volante della Toyota TS050 e il francese e il russo che stanno crescendo corsa dopo corsa. La situazione, in questa classe, è molto aperta. L'Oreca vive soprattutto degli exploit di Nik Tandy e di Nicolas Lapierre, ovvero le prime guide, ma forse è meno equilibrata come equipaggio rispetto al trio della G Drive. Di sicuro, dato che in LMP2 i colpi, anche proibiti, non vengono risparmiati, prepariamoci a due ultime sfide molto dure, dove a nessuno dei primi tre equipaggi è concesso di fare calcoli.

Con la vittoria chiara e bellissima del Fuji, infine, Bruni e Vilander hanno riaperto i giochi tra i piloti delle GTEPRO. Come si prevedeva al Fuji la Ferrari 458 ha trovato un terreno fertile per mostrare le proprie potenzialità. Potrebbe accadere lo stesso a Shanghai, con le due Porsche costrette a inseguire. In Giappone, purtroppo, una possibile doppietta da parte dell'Af Corse è venuta meno grazie alla grinta di Pilet e Makowiecki che hanno regalato alla Porsche un secondo posto insperato alla vigilia, facendo un grande favore a Richard Lietz che è riuscito a mantenere la leadership del WEC con sette punti di vantaggio su Rigon e Calado, autori sì della pole position giapponese, ma  ancora una volta penalizzati dal risultato finale, che è quello che conta. E questo apre il capitolo che riguarda le possibili strategie che la Ferrari deve mettere in atto da qui alla conclusione della serie. Sette punti di distacco dalla vetta sono pochissimi; gli stessi Bruni e Vilander, che sono a 16,5 punti dietro dall'austriaco della Porsche, sono rientrati in  lizza per andare a cercare l'impresa. Ferma restando-è quasi un postulato-la classe superiore di Jimmy Bruni su tutti i rivali ora è venuto il momento di capire su chi puntare. In Porsche tutti correranno per favorire Lietz e in ogni caso tra le coppie che vengono scherate c'è sempre grande equilibrio sul fronte delle prestazioni e del comportamento di guida in corsa. Al cavallino rischieranno l'impresa che dopo Austin pareva impossibile di lasciare a Bruni-Vilander la facoltà di attaccare o di usare i due iridati per dar man forte ai più giovani compagni di squadra?

Una nota di merito infine alla scelta del trio che piloterà le LMP1 di Porsche, Audi e Toyota dopo la corsa del Bahrein. Mitch Evans, è uno dei miglori giovani espressi dal motorismo negli ultimi anni. Nonostante una tribolata stagione di GP2, dove il suo team non ha sicuramente brillato, ha dimostrato le volte che si è ritrovato un set up decente tra le mani, vedasi Monza, di temere pochi rivali. Richie Stanaway, che a Sochi ha ripetuto l'affermazione monegasca nella seconda corsa di GP2, è il degno compare del connazionale: educato, gentile, razionale, e velocissimo e l'esperienza al volante dell'Aston Martin ufficiale gli è servita per prendere le misure di un mondo dove oltre al talento puro serve visione tattica e sguardo proiettato al risultato finale e non alla prestazione pura. Il suo test con l'Audi è anche un premio a un pilota che prima di altri ha compreso l'importanza del WEC e delle ruote coperte come prospettive concrete per avere una crescita professionale valida e non dipendente dagli umori degli sponsor. Quanto a Sam Bird, forse tra i tre quello sul quale c'è maggiormente da discutere, e al suo talento nulla da dire. È tra i piloti che possono fare la differenza e quest'anno sembra avere finalmente messo da parte quell'eccesso di grinta che ne avevano pregiudicato l'ìngaggio da ufficiale Ferrari qualche stagione fa.

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