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WEC | Pier Guidi, un uomo normale “Sul tetto del mondo”

Si è tenuta a Tortona, nella serata di venerdì 21 giugno, la prima presentazione nazionale del libro “Sul tetto del mondo. Ale Pier Guidi 51” di Emiliano Tozzi edito da Minerva. Scopriamo cosa c’è dietro alla nascita di questa storia, attraverso le parole dell’autore e del suo protagonista...

Libro "Sul Tetto Del Mondo: Ale Pier Guidi 51"

“Ale, ti fidi di me?”. “Certo”. Un rapporto di fiducia innescato da un semplice pranzo a cui sia Emiliano Tozzi, scrittore, sia Alessandro Pier Guidi, pilota Ferrari nella classe Hypercar con la 499P #51, erano stati invitati. L’anello di congiunzione di questa fiducia sta nel nome di Franco Giuliani, presidente Scuderia Ferrari Club di Alessandria, che con il pilota alessandrino ha instaurato un rapporto fraterno, protettivo, speciale.  

Questo e molto altro è emerso al Teatro Civico di Tortona, nella serata di venerdì 21 giugno, in occasione della presentazione del libro “Sul tetto del mondo. Ale Pier Guidi 51”, di Minerva Edizioni, a cui ha partecipato oltre all’autore Emiliano Tozzi, anche Alessandro, il pilota di casa. Un libro che sì, racconta la storia di un pilota, ma senza risultare una semplice biografia. Di Alessandro non è menzionata nemmeno la data di nascita. Il motivo? Far raccontare Pier Guidi attraverso le persone che fanno parte della sua intensa vita.  

Dopo Spa 2021, una gara che Ferrari non vinceva da 17 anni, Emiliano realizza con stupore come ancora nessuno avesse scritto qualcosa su Alessandro. Per lui sembrava evidente che avesse delle peculiarità che dovevano essere raccontate, che non potevano solo fermarsi a cosa ha vinto o cosa non ha vinto. 

“Pier Guidi è un uomo normale che nella vita fa il pilota – afferma Emiliano – e proprio la sua umanità ho voluto che venisse trasmessa attraverso le persone più strette e che fanno parte del suo quotidiano: il valore aggiunto calato nel contesto agonistico di Ferrari”. “Avevo capito, e volevo emergesse, che la sua capacità di analisi arrivasse anche da una tranquillità e da un calore umano che aveva a casa. Quella era un’immagine che mi hanno trasmesso le persone che sono intorno a lui, con cui Ale ha una forte empatia”. 

“Ale”, il soprannome-diminutivo più comune di Pier Guidi tra la sua gente. Come “Ale uno di noi”, lo slogan che occupa gran parte degli striscioni con cui Franco, insieme alla moglie Claudia e al resto del club, lo sostengono in giro per il mondo. I 31 capitoli di questo libro nascono da una chiacchierata nel retrobottega del negozio di capsule di caffè proprio di Franco, “l’anello di congiunzione”. E lì, tra trapani, rondelle e scatoloni, seduti a un tavolo davanti – ovviamente- a un caffè, ci sono Pier Guidi ed Emiliano, munito di un quaderno per gli appunti. 

Alessandra Dellecà, Alessandro Pier Guidi ed Emiliano Tozzi durante la presentazione del libro

Alessandra Dellecà, Alessandro Pier Guidi ed Emiliano Tozzi durante la presentazione del libro "Sul Tetto Del Mondo - Ale Pier Guidi #51"

Foto di: Beatrice Frangione

“Ho accettato di raccontarmi perché sin da subito ho avuto la sensazione che Emiliano fosse la persona giusta – afferma Alessandro - di solito quando incontro qualcuno la mia prima impressione è negativa o positiva... con Emiliano è stata positiva, quando mi ha proposto di scrivere un libro sulla mia storia ho accettato, nonostante ne fossi sorpreso”. E in un tempo un po’ più lungo di quello necessario per gustare una tazzina di caffè, Pier Guidi ripercorre la sua vita, i momenti gioiosi e quelli dolorosi, facendo riemergere ogni emozione: “L’emotività la vivo in modi differenti: quando corro ho un approccio freddo e per fortuna riesco a mantenere questo atteggiamento, che è facile quando si è in macchina a differenza di quando si è fuori. Ripercorrendo la mia storia, alcune emozioni sono venute fuori, più che altro ho rivissuto quello che ho vissuto in quel momento. Parlavo ad Emiliano, raccontandogli le tante, tantissime cose, belle e brutte che mi sono capitate nella vita e nella carriera, e riprovavo le stesse emozioni”.  

“Sia le cose positive, sia quelle positive che hanno costituito la mia vita non le rinnego mai. Perché è ovvio che col senno del poi uno cambierebbe tante cose, però nel momento in cui ho fatto quelle cose pensavo fosse il meglio per me. Bisogna imparare dagli errori, non ripeterli, e questo per me è un passo fondamentale della mia vita. Nessuno non sbaglia, le cose negative col tempo le ho accettate e ho cercato di prendere la giusta decisione”. 

E se da una parte c’è chi rivive le proprie emozioni, dall’altra c’è chi ha l’arduo compito di trattarle con cura, quelle emozioni. Di capire la volontà di chi le racconta, di maneggiarle con cautela. Per Emiliano, il momento più delicato è stato scrivere il capitolo in cui “Ale” racconta il profondo rapporto con il padre: “Trovare delle chiavi che non toccassero la sua sensibilità e che al tempo stesso dessero a me la possibilità di far capire quanto la figura paterna fosse importante senza citare il lutto, era fondamentale. Sara un giorno mi ha detto la mamma di Ale si è stupita per la delicatezza con cui hai trattato l’argomento. Sapevo che era l’unico modo. Perché devi avere quella sensibilità nel momento in cui qualcuno ti affida la sua vita, anche narrativa. E stare un passo indietro, lasciando che in prima linea ci sia il protagonista del racconto anche attraverso le voci dei suoi amici e del contesto Ferrari”. 

“Sara”. Sara per Alessandro è la compagna di vita. La sua prima sostenitrice, colei che lo “sopporta prima di supportare” come dice lo stesso Pier Guidi, che lo aiuta a svegliarsi durante una 24 di Le Mans quando i tappi per le orecchie non ti fanno sentire la suoneria della sveglia. Sara, che quando è nei box, la squadra ne è felice, perché il suo pilota è tranquillo. Sara è casa, come lo sono Franco, Claudia, l’amico di una vita Alessandro Valeri e Francesco Castaldi, giornalista de “La Stampa” di Torino. Come Marco Petrini e Nicola Villani, le voci della telecronaca italiana del WEC su Eurosport. E come tanto altro che è racchiuso in 31 capitoli. 

Una domanda, però, sorge spontanea. Che cosa si prova a salire “sul tetto del mondo”? Alessandro risponde così: “È bello, perché è quello per cui ho lavorato tutta la mia vita e ho lavorato tanto. Per farlo ci ho messo tanta fatica, tanto lavoro, tanta passione, come James, Antonio e tutti i ragazzi che ci seguono e che fanno parte della squadra. Il pilota è sempre quello che si vede, ma sono in tanti che non appaiono al grande pubblico e che lavorano tanto quanto noi. La squadra è una grande famiglia, solo vivendola riesci a capire ciò che rappresenta e l’unione che la caratterizza. Con il programma Hypercar siamo tanti, ma non così tanti. Il legame è molto stretto, è uno dei nostri punti di forza”. 

A un anno dalla vittoria leggendaria di Le Mans, Alessandro racconta il suo libro dopo un terzo posto conquistato nel giorno della vittoria della 499P #50. Un risultato raggiunto dopo aver affrontato “una fase difficile, quando durante la notte avevamo rischiato di essere doppiati e le speranze di un podio erano ormai un lumicino: il terzo posto è stato un gran risultato, senza mai mollare ci siamo arrivati – afferma Pier Guidi - Probabilmente non abbiamo vinto perché, da quanto ho capito, io a Le Mans vinco solo negli anni dispari!”.

“Per certi versi l’edizione di quest’anno è stata difficile, e per altri aspetti lo è stata quella della scorsa stagione. Era la prima su un'Hypercar. Ogni 24 Ore di Le Mans ha una storia a sé e ciascuna è molto complicata, anche perché il meteo non è mai molto clemente. Quest’anno probabilmente è stato più semplice dal punto di vista dell’affidabilità della vettura, eravamo più consapevoli che la macchina fosse ok. Quest’anno i nostri avversari conoscono il nostro potenziale, mentre nel 2023 eravamo considerati un po’ gli outsider. Questa stagione solo in Qatar siamo andati piano, ad Imola abbiamo sbagliato noi, a Spa sappiamo bene com’è andata... sia Spa che Imola le avremmo potute vincere. Siamo molto più competitivi del 2023, e lo siamo stati anche a Le Mans, siamo stati più veloci anche se non abbiamo vinto”. 

E nonostante, per sua ammissione, la macchina sia più veloce della passata stagione, Alessandro non baratterebbe mai e poi mai la vittoria dell’anno scorso con una vittoria alla Le Mans appena passata. Vincere l’edizione del Centenario è qualcosa “di speciale, perché è unica”. Unica, come la sua storia. Raccontata nel libro ma racchiusa integralmente tra le pagine del blocchetto per gli appunti che Emiliano aveva portato con sé, quel giorno nel retrobottega del negozio di capsule. E che, da venerdì 21 giugno, è nelle mani di Alessandro. 

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