WEC | Frijns bacchetta Pier Guidi: "Un po' scorretto, non siamo il DTM"
La bellissima battaglia che l'olandese ha combattuto contro il ferrarista ha visto BMW e 499P toccarsi più volte, con Robin che non ci stava a cedere, ma facendo presente che si è rischiato un po' troppo.
Foto di: AG Photo - Paglino
Una delle grandissime battaglia che la 6h di Spa-Francorchamps ha regalato sabato scorso è stato il duello rusticano tra Robin Frijns ed Alessandro Pier Guidi nelle ultime battute del terzo round del FIA World Endurance Championship.
In Belgio il pilota della BMW e quello della Ferrari si sono trovati in bagarre quando mancavano un paio d'ore al termine, entrambi in lizza per il podio in quel momento e con strategie differenti.
Con loro si è ritrovata pure la Alpine di Mick Schumacher, che approfittando delle scaramucce si è inserito nella sfida; alla 'Bus Stop' rimarrà memorabile la staccatona del piemontese, che è riuscito a passare entrambi all'esterno con la 499P #51, salvo poi continuare il braccio di ferro con la M Hybrid V8 #20.
In precedenza, Frijns e Pier Guidi si erano già presi una prima volta nell'allungo di 'Blanchimont', ma il rischio più alto è avvenuto quando in uscita da 'La Source', l'olandese ha beneficiato di uno slancio migliore affiancando la Rossa di Maranello sulla destra e proseguendo verso 'Eau Rouge' e 'Raidillon'.
Altre due toccate, poi Pier Guidi si è visto costretto a tagliare la salita passando nella parte asfaltata di sinistra, per cedere in seguito nuovamente la posizione al rivale su indicazione della Direzione Gara.
"E' stata una battaglia emozionante, e non accettavo assolutamente un 'no' come risposta; direi che questo era chiaro!", ha commentato ai microfoni di Italian-Endurance Frijns, che in seguito ha dovuto alzare bandiera bianca a causa di problemi ai freni della sua vettura, mentre Pier Guidi è andato a vincere.
"Ci siamo scontrati due volte; sono dell'idea che tutti lottano duramente e cercano di essere leali, ma se prendi velocità in accelerazione andando fianco a fianco verso l'Eau Rouge, che penso sia una delle curve più pericolose al mondo, e cerchi di spingermi contro il muro... dammi un po' di spazio, no?!"
"Alla fine sono lì, non mi muovo e non mi tiro indietro, a maggior ragione quando ha cercato di spingermi sempre di più verso destra. Non so se ho toccato il muretto, ma lo spazio era veramente ridotto, e lui mi stava stringendo sempre di più, dunque ho sterzato verso sinistra per prendere spazio e mandargli un messaggio che non ci stavo".
Frijns non ha potuto far altro che allargare le braccia accettando la sconfitta in questo duello, ma ha voluto anche far presente che una situazione del genere avrebbe potuto creare problemi gravi, per quanto il duello abbia regalato uno spettacolo unico al pubblico.
"Ho trovato la cosa un po' scorretta, in fin dei conti noi facciamo gare endurance, non è come il DTM degli anni '80 o '90, dove si sgomitava sempre ad ogni giorno".
"Non so se è la natura delle vetture o altro che garantisce queste lotte, è difficile dirlo. Ma quando eravamo in lotta verso 'Blanchimont', lui ha avuto un'uscita peggiore in accelerazione e io ci ho provato, ma lui mi aveva già costretto ad allargare andando fuori pista. Quindi ho voluto mandargli un altro segnale e ci siamo toccati ancora".
"Certamente siamo tutti molto vicini come prestazioni, il che è bello perché rende le gare più divertenti. Mi è piaciuto essere al limite ed è anche quello che la gente vuole vedere. Ma se fossi uscito andando a sbattere contro il muro a 250 km/h, parleremmo in modo diverso..."
#20 BMW M Team WRT BMW M Hybrid V8: Rene Rast, Robin Frijns
Foto di: Shameem Fahath
Come detto, alla fine la LMDh bavarese è dovuta rientrare ai box del Team WRT per un prematuro ritiro, anche se Frijns è convinto che assieme al suo collega René Rast avrebbe potuto lottare più per la Top5 che per un trofeo.
"Il podio non credo che fosse possibile, la Alpine ha in generale un passo migliore di noi. Quando aveva le gomme nuove andava più forte, sul doppio stint ce la stavamo giocando, ma eravamo più o meno alla pari", ha aggiunto.
"Abbiamo fatto la scommessa delle gomme morbide, che sulla nostra vettura ha funzionato perché il passo era buono, ma comunque non abbastanza per essere da primi tre posti. Non siamo partiti benissimo, ma abbiamo recuperato bene e fatto passi avanti, sfruttando una strategia intelligente che ci ha tenuto nel gruppo".
"Purtroppo ho sentito il pedale del freno allungarsi e quindi non ho potuto far altro che riportare l'auto ai box. Ma il problema non è dovuto ai contatti, anche se è stato un peccato non poter proseguire".
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