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WEC | Ferrari campione del mondo: il segreto di un successo che riporta al mito

Dopo 53 anni dalla vittoria nel primo mondiale endurance del 1972 con la 312 PB, la squadra del Cavallino torna a conquistare il titolo Costruttori, suggellando una stagione che aveva regalato anche la terza affermazione di fila alla 24 Ore di Le Mans. Scopriamo quali sono i pilastri di una squadra costruita mattone su mattone da Antonello Coletta.

I festeggiamenti della Ferrari Campione del Mondo Piloti e Costruttori alla 8 Ore del Bahrain

I festeggiamenti della Ferrari Campione del Mondo Piloti e Costruttori alla 8 Ore del Bahrain

La Ferrari è campione del mondo. La squadra del Cavallino ritorna al titolo iridato nel mondiale Endurance. Si riallaccia un filo con la Scuderia del fondatore, di Enzo Ferrari. Sono trascorsi 53 anni dall’iride della 312 PB di Mauro Forghieri, oltre mezzo secolo per riallacciare un filo con il Mito.  

Un tempo le gare di durata contavano molto più della F1, oggi i valori si sono rovesciati, ma la squadra diretta da Antonello Coletta ha scritto una pagina di storia indelebile, straordinaria. Le tre vittorie di fila alla 24 Ore di Le Mans avevano già dato il segno della consistenza della 499P e della perfetta macchina di guerra nata a Maranello, ma ci voleva il doppio mondiale (Costruttori e piloti) per chiudere un cerchio. 

#51 Ferrari AF Corse Ferrari 499P: Alessandro Pier Guidi, James Calado, Antonio Giovinazzi

#51 Ferrari AF Corse Ferrari 499P: Alessandro Pier Guidi, James Calado, Antonio Giovinazzi

Foto di: Shameem Fahath / Motorsport Network

La 499P come la 312PB. Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi, l’equipaggio iridato della #51 come Jacky Ickx, Mario Andretti, Ronnie Peterson, Clay Regazzoni, Arturo Merzario, Tim Schenken, Brian Redman e Sandro Munari. Abbiamo citato tutta la squadra del 1972, nel primo mondiale Costruttori della storia non c’era il titolo piloti e allora è giusto accomunare nel trionfo anche Antonio Fuoco, Niklas Nielsen e Miguel Molina, senza dimenticare Robert Kubica, Ye Yifei e Phil Hanson che con la “gialla” hanno regalato quest’anno al Cavallino la terza affermazione a Le Mans. Sono nomi che si sono guadagnati uno spazio nella leggenda.  

Non c’è solo la F1: nel WEC la Ferrari si è confrontata con i colossi dell’automotive, in lizza c’erano otto Costruttori (Toyota, Porsche, Cadillac, BMW, Alpine, Peugeot e Aston Martin oltre al Cavallino). Per capire la portata del trionfo bisogna bisogna apprezzare la qualità dei rivali.  

I festeggiamenti della Ferrari Campione del Mondo Piloti e Costruttori alla 8 Ore del Bahrain

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Foto di: Ferrari

È stata una sfida dura, durissima perché è stato palese a tutti che la 499P fosse la macchina migliore, ma con un regolamento che imponeva il BoP, il famigerato Balance of performance, grazie al quale le prestazioni dovevano essere parificate con un astruso algoritmo, la sorpresa era dietro all’angolo. Ci sono stati momenti bui, nei quali sembrava che la macchina di Maranello (anzi di Fiorano, per la precisione) avesse perso lo smalto. In quelle fasi bisognava stringere i denti e non fare polemica, cercando di far parlare la pista più che le parole.  

Il motorsport in mezzo secolo è cambiato molto, ma non l’essenza che porta alla vittoria. John Elkann può inneggiare alla prima affermazione iridata della sua presidenza (non contiamo i domini iridati nel GT dove la compagnia di giro di Coletta si è preparata al salto di qualità), perché è emersa “... soprattutto la forza di una squadra che ha saputo lavorare come un corpo unico affrontando le tante difficoltà dell’Endurance con l’umiltà di imparare e migliorare sempre”.  

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Foto di: Ferrari

La riflessione del presidente è azzeccatissima: il gruppo di Coletta è un monolite inscalfibile. La costruzione della squadra è articolata e complessa: il manager romano è all’apice della piramide, ma sotto c’è uno staff organizzato. Il bravissimo direttore tecnico, Ferdinando Cannizzo ha potuto contare anche sulla consulenza esterna di Dallara. In pista la gestione è stata affidata alla tentacolare AF Corse di Amato Ferrari.

Ognuno ha svolto al meglio il proprio compito, senza alcuna ingerenza nel campo degli altri. C’è stato un gioco di incastri che ha permesso alla Ferrari di disporre di una struttura agile e, soprattutto, molto efficiente. Il mondiale non è il frutto di un miracolo, ma di un lavoro scientifico dal punto di vista tecnico. Ma c’è di più, molto di più: c’è una Ferrari fatta di uomini e donne che l’appartenenza al Cavallino lo sentono in modo viscerale. E questa è la Scuderia che vorremmo vedere anche in Formula 1...  

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