WEC | Divario troppo grande da colmare per la Ferrari: "Le abbiamo provate tutte, fieri della Top5"
Consapevoli di non avere il potenziale per giocarsela con i rivali, gli alfieri di Maranello si sono uniti facendo squadra per raccogliere il massimo a Le Mans, uscendo dalla 24h a testa alta senza rammarichi, se non per il problema alla 499P #50.
#50 Ferrari AF Corse Ferrari 499P: Antonio Fuoco, Miguel Molina, Nicklas Nielsen
Foto di: Emanuele Clivati | AG Photo
Dopo 3 anni di festeggiamenti e successi, la Ferrari abdica a Le Mans lasciando il primo gradino del podio agli accerrimi nemici della Toyota, ma non senza combattere con il coltello tra i denti e facendo il possibile per difendersi in una situazione non positiva.
Lo avevano detto senza tanti giri di parole, gli uomini di Maranello, che l'edizione 2026 della 24h sarebbe stata molto più difficile delle altre, il che era sicuramente riferito non solo alla competitività degli avversari, che si sono presentati in grande forma, ma anche per quelli che erano i valori in campo.
Pur non nominandolo mai, attenendosi al regolamento, il famigerato Balance of Performance era certamente il riferimento delle parole spese da tutti gli alfieri di Maranello già dopo il Test Day della domenica pre-gara, il che si è confermato nell'arco dell'evento andato in scena sul Circuit de la Sarthe.
"Credo che fosse già chiaro anche prima del Test Day che i valori fossero sbilanciati e che non fossimo tra i migliori. Ma abbiamo comunque provato tutto il possibile durante la settimana, con diverse filosofie di assetto per cercare di colmare questo tipo di divario. Ma non siamo davvero riusciti a trovare nulla di valido", ha dichiarato l'Ingegner Mauro Barbieri dopo la bandiera a scacchi, parlando con i giornalisti presenti in Francia, tra cui Motorsport.com.
"Anche durante la gara, abbiamo provato a fare doppi o tripli stint o a prolungarli per spingere al massimo, ad usare specifiche diverse per le gomme, a seconda dell'ora del giorno, con le diverse combinazioni di mescole. Ma il divario che avevamo rispetto ai primi tre Costruttori era troppo grande e davanti avevamo almeno 7-8 vetture, giocandocela forse solo con Alpine, come visto nel finale".
"La strategia adottata dalla Toyota fin da subito è stata molto efficace se hai il ritmo giusto. Se hai aria libera vai meglio rispetto a stare nel gruppo, ma per noi il modo migliore per cercare recuperare era quello di sfruttare la scia stando in mezzo al gruppo, perché ci mancava accelerazione. La velocità di punta era buona e speravamo he, così facendo, potessimo risalire. Ma dopo qualche giro non siamo più riusciti a stare al passo con gli altri".
Da qui, la scelta di montare gomme diverse su tutte e tre le 499P, tra chi aveva le medie e chi ha utilizzato le dure, o un mix di entrambe le mescole, pur di tirare fuori qualcosa.
"Abbiamo cercato di diversificare un po' le strategie: la #51, che all'inizio era davanti, ha cercato di allungare sempre di più gli stint per approfittare di un'eventuale neutralizzazione. La #50, invece, era più aggressiva provando a spingere di più su stint più corti. Credo che fossero queste le opzioni che avevamo a disposizione".
"È un peccato che la #50 abbia avuto un paio di problemi e non sia riuscita a portarla a termine, abbiano dimostrato lo spirito di squadra che ci contraddistingue: pur trovandosi con 7-8 giri di ritardo, i ragazzi della #50 hanno provato diverse specifiche di pneumatici per fornire informazioni alle vetture gemelle, con l'obiettivo di aiutarle a fare la scelta migliore, a prendere la decisione più azzeccata possibile".
"Per noi la dura era chiaramente la mescola migliore con una temperatura dell’asfalto di 50°C; avendo girato qui per quasi una settimana, abbiamo potuto combinare e testare in diverse condizioni, capendo chiaramente quali fossero le gomme migliori per la nostra vettura".
"Durante la notte abbiamo avuto l'impressione che di migliorare leggermente, con il caldo è stato più difficile, per tutti comunque. I tempi medi sono saliti e molti si lamentavano della scivolosità, ma non ha influito sul nostro risultato".
"Abbiamo provato anche a fare un quarto stint, ma semplicemente eravamo troppo lenti. L'alternativa era un doppio stint o un triplo. Abbiamo optato per una delle due soluzioni a seconda dell'andamento della gara".
"L'aumento della pressione minima non piace solitamente ai piloti, ma è così per tutti. Qui ci sono velocità massime molto elevate, sappiamo che la sicurezza deve essere sempre la priorità, rinunciando ad un po' di competitività, ma non credo abbia influito in un modo o nell'altro sul nostro risultato, soffrivamo nelle curve lente".
#51 Ferrari AF Corse Ferrari 499P: Alessandro Pier Guidi, James Calado, Antonio Giovinazzi
Foto di: Emanuele Clivati | AG Photo
Nei giorni scorsi sia Antonello Coletta che Ferdinando Cannizzo avevano affermato che sarebbe servita una gara lineare e perfetta per ottenere un bel risultato. Qualche contrattempo, invece, c'è stato, come la penalità inflitta alla #51 per un contatto con una LMP2, il guasto all'estintore che ha fermato a lungo la #50, poi ritiratasi, e una sanzione alla #83 per un unsafe release.
"I piloti hanno spinto al massimo per 24 ore, correndo rischi enormi. Fin dalle prime ore ci sono stati contatti con le vetture di altre categorie. Ci sono state molte lamentele riguardo alla capacità di alcuni piloti di capire quale fosse il modo migliore per evitare i contatti e lasciar passare le auto più veloci".
"Nel caso del contatto di Pier Guidi, quello è stato uno dei casi in cui abbiamo avuto l'impressione di essere chiusi dall'esterno. Nel tentativo di evitare il contatto, Alessandro non ha potuto fare a meno di stringere di più la traiettoria; finendo un po' fuori pista, ha perso il controllo della vettura e ha toccato l'altra auto, ma non credo che la sanzione abbia avuto un impatto sul risultato finale, dato che ci sono state tre Safety Car".
"La #50 ha accusato un problema di natura elettrica che richiederà tempo per essere analizzato, ma non correlato all'episodio dell'estintore. Anche in quel caso, non è molto chiaro cosa sia successo. Abbiamo trascorso tempo ai box per sostituirlo, dato che non è in una posizione comoda per effettuare questo genere di intervento".
"Anche in AF Corse hanno fatto un ottimo lavoro con la #83 e credo che avrebbero chiuso più vicini anche alla #51 se non avessero avuto degli intoppi. Penso che abbiano dimostrato, non solo l’anno scorso qui a Le Mans, ma in tutte e due le stagioni in cui hanno gareggiato, di essere una vettura dalle prestazioni eccellenti con una formazione molto forte. La squadra è allo stesso livello delle due ufficiali, quindi non mi sorprende che abbiano fatto così bene".
Sono tanti i parametri differenti rispetto agli anni scorsi, come le nuove gomme Michelin, le piccole modifiche apportate per la riomologazione in galleria e avversari che hanno speso Joker Evo per migliorare le rispettive auto: Toyota si è presentata con una TR010 Hybrid profondamente rivista e che anche Cadillac, BMW e Alpine non erano le stesse della passata stagione.
Anche in Ferrari di miglioramenti ce ne sono stati in termini di prestazioni, seppur non siano noti i valori del BoP. Quello che però emerge dai crono medi sul giro è una disparità impossibile da recuperare, come affermato da Barbieri, con il miglior ferrarista a girare in 3'28"330 (Robert Kubica) contro i 3'27"488 di Kamui Kobayashi con la Toyota e i 3'27"7 / 3'27"8 degli altri piloti di Cadillac e BMW.
Ora bisogna guardare avanti con fiducia, anche perché siamo quasi al giro di boa e le restanti gare dovranno essere affrontate con il coltello tra i denti, con tutto il tempo per recuperare terreno in classifica.
"Avremmo potuto finire al 10° posto, siamo arrivati al 5° dando davvero dato il massimo. È andata così, ma credo che possiamo andare fieri di noi stessi, perché alla fine abbiamo fatto una bella gara, sfruttando al meglio ciò che avevamo a disposizione, senza commettere grossi errori".
"Dobbiamo reagire lavorando di più e continuando a crederci, senza mollare mai. Da martedì inizieremo ad analizzare tutti i dati che abbiamo raccolto durante questo evento. E dopo averlo fatto, ci concentreremo sul prossimo. Cercando, come al solito, di ottimizzare il nostro pacchetto e di fare del nostro meglio con ciò che abbiamo, provando a crescere gara per gara con ciò che verrà imparato".
Cannizzo aggiunge: “Abbiamo perso la gara, ma abbiamo dimostrato che siamo un team e questa è la cosa più importante. Sapevamo dall’inizio che era molto difficile, quasi impossibile essere competitivi. Purtroppo, dopo i primi giri, è stato molto chiaro".
"Abbiamo continuato fino alla fine con dignità e nel rispetto del valore del Cavallino Rampante, che è la cosa più importante per noi. La Ferrari è questa squadra, e spero che avremo l'opportunità di dimostrare ciò che sappiamo fare. Il campionato non è ancora finito, anche se dopo questa gara sarà una sfida molto difficile”.
Coletta chiosa: “Iniziamo dai complimenti ai nostri avversari che hanno meritato la vittoria al termine di una gara che ha confermato le nostre aspettative rese note alla vigilia. Sapevamo di non poter lottare per la vittoria ma nonostante questo non ci siamo lasciati scoraggiare anzi, abbiamo cercato ulteriori motivazioni per ottimizzare tutto quello che era nel nostro controllo".
"Scendere dal podio di Le Mans dopo esservi saliti, con tutti i nostri equipaggi, per tre anni di fila non ci rende felici e siamo consapevoli che non abbiamo disputato la gara perfetta che ci eravamo prefissati. Tuttavia abbiamo dato il massimo e abbiamo davvero poco da rimproverarci. Questo risultato è uno stimolo per tornare più velocemente possibile nelle posizioni che contano".
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