Porsche punta al doppio titolo

In netto vantaggio tra i costruttori ora l'ambizione è di colmare il piccolo distacco nella classifica piloti

220 punti contro i 184 dell'Audi. Cinque corse, tre vittorie nel momento più importante della stagione. È impressionante il ruolino di marcia della Porsche nel WEC 2015 ed è difficile che ad Ingolstadt possano rispondere in modo adeguato. La sensazione dopo la trasferta statunitense è che la serie iridata per i ragazzi dell'Audi sia solo un affare da prendere in considerazione nel 2016, quando molte cose cambieranno e molto verrà messo in discussione.

Perché, come avevamo già sottolineato ed è comunque un dato oggettivo, il problema dell'Audi ormai è di propulsore e di sistema, di appartenenza a una classe energetica inferiore a quella di Weissach  e di un progetto che ormai è arrivato al capolinea.

Non verrà cestinato il telaio della R18 che sta svolgendo ancora egregiamente il proprio dovere. Dalla raffinatezza costruttiva e stilistica della vettura verrà preso tutto il meglio. A livello puro di vettura, infatti, l'Audi resta lo stato dell'arte del WEC. Ma è la differenza motoristica-quindi di propulsore tradizionale unito al sistema ibrido- che sta pesando enormemente sui risultati delle R18.

In attesa di ulteriori sviluppi e novità sul fronte dei rivali, la Porsche può iniziare non tanto ad abbassare la guardia quanto a respirare con maggiore serenità in vista degli ultimi tre appuntamenti. Anche ad Austin, come già accaduto al Nurburgring, la superiorità delle 919 è stata schiacciante. C'è stato il problema alla vettura partita in pole position che ormai è da tre gare preda di acciacchi più o meno misteriosi e che dipendono principalmente dalle bizze della complessa elettronica che governa i vari sistemi.

La ragione delle differenti prestazioni tra le due 919 durante la gara e le difficoltà di Jani a reggere il passo di Webber risiedono nel tipo diverso di gomme scelte dai due equipaggi. La soft per le alte temperature, portata per la prima volta qui dalla Michelin, e quella tradizionale. Entrambe hanno funzionato bene ma con il suo primo set il pilota svizzero ha incontrato diversi incovenienti, soprattutto quando si trattava di districarsi tra i doppiati che procedevano spesso l'uno attaccato all'altro.  La gomma si sporcava, perdeva prestazioni e per farla ritornare all'optimum era necessario trovare la pista sgombra e infilare giri veloci. È stato quello il momento più difficile della corsa perché nonostante Jani-Dumas-Lieb avessero programmato di fermarsi dopo l'esemplare gemello, seguendo la filosofia delle strategie diversificate, il distacco già al primo stop ai box era consistente e poco colmabile se la 919 di Webber-Hartley-Bernhard non fosse incappata nella penalizzazione di un minuto per l'irregolarità verificatasi al pit stop. Poi sono arrivate le magagne alla numero 18 e la vittoria è ritornata, in modo equo visto l'andamento complessivo delle 6 Ore, all'equipaggio che sul campo aveva dimostrato di essere più veloce.

Certo la Porsche non può dire di avere chiuso i giochi. Ora di fronte ha anche un altro obiettivo:la conquista del doppio titolo. L'operazione aggangio al trio Audi formato da Lotterer-Faessler-Treluyer, che dopo Le Mans ormai viaggiano sempre più lenti di Di Grassi-Duval-Jarvis a causa dell'unico propulsore rimasto loro a disposizione, non è impossibile. Webber-Hartley-Bernhard sono soltanto a dieci punti di distacco, hanno due vittorie come i rivali e possono anche rosicchiare qualcosa in qualifica, visto che i punticini riservati alla pole position difficilmente potrnno essere appannaggio della R18.

Per farlo, visto il sistema di punteggio, avranno bisogno di quella affidabilità assoluta la cui mancanza sembra essere l'unica vera spada di Damocle sul capo degli uomini di Weissach. Sia chiaro i piccoli incovenienti sono all'ordine del giorno per tutti in una corsa lunga 6 Ore. Ma si trasformano in pietre micidiali se avvengono nelle fasi conclusive e, soprattutto, se privano un team di una vettura in grado di sottrarre punti ai rivali e ai suoi piloti la possibilità di restare in lizza per il campionato. Perché se Jani-Lieb-Dumas avessero vinto la situazione nel mondiale conduttori li avrebbe visti distaccati di soli 7 punti dal trio di comando dell'Audi e in vantaggio di 6 su i compagni di squadra , che sarebbero arrivati a toccare con il secondo posto quota 96 punti  contro appunto i 102 dei ragazzi della numero 18 e i 110 di Lotterer-Jarvis-Duval, ipotetici terzi ad Austin. 

Ora quindi cambiano le gerarchie in seno allo squadrone Porsche: gli uomini di punta e da favorire a tutti i costi dovranno essere Webber-Bernhard-Hartley. A malincuore Jani-Dumas e Lieb dovranno svolgere il mestiere dei gregari di << lusso >>, un po'quello che stanno facendo Di Grassi-Duval-Jarvis aiutando Lotterer, Faessler e Treluyer.

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A proposito di questo articolo
Campionati WEC
Evento Austin
Circuito Circuito delle Americhe
Piloti Mark Webber , Timo Bernhard , Brendon Hartley
Articolo di tipo Commento