Webber: "A Le Mans si andrà quattro secondi più piano!"

Il campione del mondo WEC, Mark Webber, alla conclusione dei test Porsche ad Abu Dhabi ci rivela come è cambiata la 919 Hybrid. L'australiano è soddisfatto nonostante i nuovi vincoli regolamentari.

Webber: "A Le Mans si andrà quattro secondi più piano!"
Mark Webber, Porsche Team
Porsche 919 Hybrid
Mark Webber, Porsche Team
Brendon Hartley, Mark Webber, Timo Bernhard, Porsche Team
Porsche 919 Hybrid, il motore 4 cilindri turbo
Mark Webber

È un Mark Webber in grande forma quello che ha girato fino a mercoledi pomeriggio a Yas Marina. Rilassato, concentrato nel proprio lavoro, il campione del mondo del WEC nel 2016 è già proiettato verso la nuova stagione, che per i ragazzi della Porsche è già iniziata ormai da parecchio.

“Sono molto soddisfatto di quello che abbiamo fatto qui ad Abu Dhabi. Provare in Europa sarebbe stato inutile perché non ci sarebbe stata quella stabilità meteorologica che richiedevano i test. Abbiamo potuto spingere, effettuare il lavoro richiesto e adesso posso anche andare a dormire tranquillo prima di tornare in Inghilterra. Starò là poi andrò a Melbourne per il Gp e quindi non sarò presente ai test di Aragon che si svolgeranno in quella settimana. Ci sarò invece per il prologo del Paul Ricard”.

Su cosa hai lavorato in queste prove?
"Parecchie cose, soprattutto sul fronte delle gomme per essere pronti già a Silverstone e non avere brutte sorprese”.

Rispetto all’anno passato la 919 Hybrid è più guidabile?
“Direi di si. L’anno scorso il vero lavoro di sviluppo è arrivato dopo Le Mans, a partire dal Nurburgring, e il miglioramento è stato direi radicale. Un salto in avanti molto grande. Rispetto alle Audi, sulle piste corte e più tortuose abbiamo potuto prendere un grosso vantaggio che non possedevamo all’inizio del campionato. È chiaro che ora questa spinta non possa essere così importante come quella, perché già alla fine del 2015 ci eravamo avvicinati all’optimum delle prestazioni e della efficienza. Ora si lavora più che altro sui particolari, sui dettagli. Impariamo su questo genere di affinamento. Quindi non possiamo attenderci una rivoluzione. L’anno scorso, per esempio, nel percorso del campionato abbiamo guadagnato anche dei secondi al giro. Ora diventa molto difficile perché partiamo da una base che era già eccellente ed era solo perfettibile. Mi sembra che l’obiettivo sia stato raggiunto, almeno stando alle indicazioni di questi test e da come mi sento la vettura tra le mani”.

Su una pista come questa come quantifichi la perdita di prestazioni dovuta al nuovo regolamento?
“Guarda non posso fare dei paragoni, anche perché ho girato in configurazione abbastanza scarica e non ho termini di riferimento con il passato. So che Timo girerà giovedi con una differente linea aerodinamica, quella più carica. La perdita di tempo sul giro singolo non è comunque molto diversa da quella prevista dai tecnici in sede di simulazione. Credo che a Le Mans avremo una percorrenza media più lenta di quattro secondi mentre sulle piste normali la differenza sarà minore. Ma non è questo importante”.

Dopo la trionfale stagione dell’anno scorso come riparti sapendo che sei il campione del mondo?
“Diciamo che il titolo è frutto del lavoro di squadra e lo dividiamo io, Timo ( Bernhard) e Brendon (Hartley). È stato entusiasmante ma ora si riparte da zero con gli stessi obiettivi. Quindi vogliamo ripeterci e siamo concentrati nel fare questo. E poi c’è la 24 Ore di Le Mans che vorremmo vincere ancora, perché essendo parte di una grande famiglia è stato bello vedere l’affermazione dei rookie nel 2015 e quindi quel traguardo lo sento un po’ anche mio, anche se vincere Le Mans continua a rappresentare un mio sogno personale. Ma sarà durissima, lo sappiamo, più difficile dell’anno scorso perché i rivali vorranno prendersi la rivincita. Comunque negli ultimi tre giorni di test ho perso…..tre chili. Ho percorso credo qualcosa come duecento giri”.

Come stabilite un assetto ottimale visto che siete in tre a guidare? È frutto di un compromesso, di un mix delle vostre caratteristiche?
“In un certo senso sì e credo che questa sia la ragione per la quale poi abbiamo vinto il campionato nel 2015 e migliorato le prestazioni dalla seconda parte di stagione in poi. La situazione ha preso una piega positiva soprattutto dopo la 24 Ore di Le Mans, perché ci accorgevamo che le prestazioni di ognuno di noi erano molto simili e quindi dovevamo sforzarci di avere un ritmo sostanzialmente identico in corsa. Non è stato facilissimo, soprattutto quando la Michelin ha cambiato le mescole delle gomme e bisognava riadattarsi ma credo che alla fine questi compromessi sulle esigenze di ognuno abbiano pagato”.

Sarà una stagione più difficile di quella passata?
“Sai per dirlo bisogna aspettare il prologo del Paul Ricard dove ci ritroveremo tutti quanti assieme e l’uno contro l’altro. È difficile dirlo ora, non ci sono i riscontri diretti. Ma anche a Silverstone non sarà possibile avere una fotografia precisa. Cosa si intende per stagione più o meno dura? Un campionato su piste corte come quella del Messico o su autodromi classici come Silverstone o infine come Le Mans dove cambia tutta l’ottica perché in Francia c’è bisogno di tutto? Dalla prestazione pura, alla tattica, dalla direzione dei box all’affidabilità. Quest’anno poi si corre con sole due vetture e quindi cambierà anche la strategia. Temo chiaramente l’Audi. Io spero che riusciremo a batterli ancora una volta ma con loro non si può mai sapere perché sono esperti, competitivi, e ci vuole un grande rispetto, anzi il massimo rispetto, perché sono fortissimi e prevedo una grande sfida. La Toyota aveva dominato il 2014 e l’anno scorso è andata in difficoltà. Nel 2016 torneranno con una nuova vettura e saranno di sicuro competitivi. Quindi non voglio fare previsioni, posso parlare soltanto di quello che stiamo facendo noi e per il momento sono molto contento di come abbiamo lavorato”.

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