Porsche: una doppia impresa quasi compiuta

Con la doppietta in Texas le 919 Hybrid hanno posto una seria ipoteca sul terzo doppio titolo mondiale di seguito. Giusta anche la decisione di non mettere a repentaglio il primato di Hartley-Bernhard-Bamber nella serie riservata ai piloti

Porsche: una doppia impresa quasi compiuta
#2 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Earl Bamber, Brendon Hartley
#8 Toyota Gazoo Racing Toyota TS050 Hybrid: Stéphane Sarrazin, Sébastien Buemi, Kazuki Nakajima
I vincitori #2 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Earl Bamber, Brendon Hartley
Podio: al secondo posto Neel Jani, Andre Lotterer, Nick Tandy, Porsche Team
#13 Vaillante Rebellion Racing Oreca 07 Gibson: Mathias Beche, David Heinemeier Hansson, Nelson Piquet Jr.
Azione di gara
Rubens Barrichello
#71 AF Corse Ferrari 488 GTE: Davide Rigon, Sam Bird
#71 AF Corse Ferrari 488 GTE: Davide Rigon, Sam Bird
Podio LMGTE Pro: i vincitori James Calado, Alessandro Pier Guidi, AF Corse
Podio LMP2: i vincitori Andre Negrao, Gustavo Menezes, Nicolas Lapierre, Signatech Alpine
#67 Ford Chip Ganassi Racing Team UK Ford GT: Andy Priaulx, Harry Tincknell
#92 Porsche Team Porsche 911 RSR: Michael Christensen, Kevin Estre
#92 Porsche Team Porsche 911 RSR: Michael Christensen, Kevin Estre
#8 Toyota Gazoo Racing Toyota TS050 Hybrid: Stéphane Sarrazin, Sébastien Buemi, Kazuki Nakajima

Con 242 punti contro i 168,5 della Toyota la Porsche ha ampie possibilità di portare a casa il terzo titolo mondiale per la terza stagione di seguito. L'aritmetica  concede una piccola possibilità alla Casa giapponese ma è chiaro che dopo Austin, se mai ci fossero stati dei dubbi, la serie iridata sia diventata quasi un'autostrada per l'armata di Weissach. E una piega positiva sta prendendo anche la classifica dei piloti: il gioco di squadra-o meglio gli ordini impartiti dall'inflessibile Andreas Seidl- hanno consolidato negli Usa la leadership di Brendon Hartley, Earl Bamber e Timo Bernhard. I 159 punti contro i 108 del duo formato da Sebastien Buemi e Kazuki Nakajima-Anthony Davidson è virtualmente out dai giochi per avere saltato la gara statunitense-non sono un'enormità ma consentono al trio di potere gestire un vantaggio importante quando mancano appena tre corse alla conclusione del campionato.Insomma la Porsche anche ad Austin ha dimostrato di avere tra le mani il controllo della situazione. Solo Weissach può perdere il doppio titolo e sarebbe un fatto epocale se questo accadesse.

Le Hard plus hanno aiutato la Toyota

La 6 Ore COTA ha però messo in mostra una Toyota non disposta ad abbassare la guardia facilmente. Va infatti dato merito alla Casa giapponese di aver lavorato molto bene nelle prove libere per comprendere come mettere in difficoltà le Porsche. Non avendo, come ha sottolineato Buemi e come è apparso chiaro a tutti, il passo gara sufficiente per reggere il confronto sulla prestazione pura, la squadra di Pascal Vasselon si è affidata alla strategia e alla fantasia. Michelin infatti aveva portato in Texas un quarto tipo di mescola per le LMP1. Una Hard plus ideata per contrastare le altissime temperature all'asfalto. Il pneumatico era stato testato a lungo anche dai piloti della Porsche che però hanno preferito prendere il via con le dure tradizionali che con gli assetti scelti rendevano impossibile percorrere un doppio stint. La vettura di Buemi-Nakajima-Sarrazin si è quindi schierata con le nuove gomme e il vantaggio si è visto nelle prime fasi di gara, quando non dovendo perdere tempo al pit stop per la sostituzione le TS050 hanno guadagnato 18" nei confronti delle due 919 Hybrid.

Chiaro poi che da parte di Weissach ci sia stata la contromossa. Il rischio delle Hard plus la Porsche lo ha preso alla terza sosta, da cui ha iniziato a effettuare i doppi stint con i suoi piloti, proprio nel momento in cui la Toyota più pericolosa, quella di Buemi appunto, doveva effettuare anche il cambio gomme e non solo piloti. Il vantaggio quindi a poco a poco è stato eroso, grazie anche a quello che il pilota elvetico di origine italiana ha detto in conferenza post corsa e che è come scoprire l'acqua calda: le 919 Hybrid in certe condizioni di caldo estremo possono soffrire ma sul passo gara hanno sempre qualche decimo di vantaggio sugli avversari. Per gli uomini tedeschi, quindi, la corsa si è messa in discesa e nemmeno l'intervento della safety car è riuscito a rimettere in equilibrio la situazione.

Inutile contestare il pragmatismo

Non vorremmo soffermarci troppo sulle decisioni che il team campione del mondo ha preso per stabilire chi doveva vincere. Nell Jani, André Lotterer e Nick Tandy sono i vincitori morali della 6 Ore Usa. Fin dalle prime battute sono stati più veloci dei compagni. Ma le gerarchie imposte sono note dalla 6 Ore del Nürburgring ed è inutile piangere troppo. Porsche vuole il doppio titolo per congedarsi in bellezza da una categoria che anche grazie alla sua presenza è stata rilanciata e che l'ha vista dominare. Vuole chiudere un'epoca e rimettere in discussione il mondiale piloti sarebbe assurdo. Va aiutato chi è al comando fino a quando non ci sarà la certezza aritmetica del titolo. Non è la prima volta che accade e non sarà l'ultima:si chiama pragmatismo che è proprio di una direzione sportiva responsabile.

In LMP2 tre squadre per il titolo

In tutte le altre categorie, invece, il WEC 2017 è ancora apertissimo. La LMP2 con il primo successo dell'Alpine di Lapierre-Menezes-Negrao rimette in lizza sia Lapierre sia Menezes e il podio di Senna e Canal-Prost è fuori gioco perché ha saltato la gara tedesca- così come i punti conquistati da Jarvis-Laurent e Thung rendono le ultime  corse molto tese. Sono di fatto tre le squadre a contendersi il trofeo mondiale, DC Racing, Vaillante Rebellion e Signatech Alpine, e non si vede un favorito, perché nella classe piccola delle LMP accade sempre qualcosa che sovverte il pronostico.

Stupisce la crisi della Ford GT

Stessa cosa per le GTE. La Ferrari ha acquisito un margine importante sulle rivali ma certe dichiarazioni-leggersi l'intervista a Priaulx su questo sito-indicano che ci potrebbero essere pressioni per ulteriori modifiche al BoP che è automatico ricordiamolo. La realtà, tecnica,è che le 488 sono state fin qui le vetture più costanti. Anche quando si sono trovate in difficoltà hanno sempre lottato per il podio per la lungimiranza della gestione tecnica e sportiva e per i colpi di genio che a turno hanno offerto i suoi piloti. A volte si sono presi dei rischi eccessivi, Bird e Rigon per esempio negli Usa hanno scelto in un momento topico le gomme dure, ma in complesso le potenzialità della vettura non sono mai venute meno. Mentre Porsche a Austin è sembrata in crescita e Aston Martin ha comunque difeso l'onore in una giornata difficile, è crollata la Ford. Stupisce la debacle statunitense più ancora di quella messicana. Di fatto è dalla corsa di Le Mans che le GT non sembrano più possedere quel quid che le rendeva la favorite per il titolo. A Austin c'è stata indubbiamente una valutazione errata in fatto di scelta di gomme ma al di là di questo era il comportamento molto critico in curva delle Ford che lasciava stupiti. La macchina aveva fenomeno di sottosterzo in entrata e sovrasterzo in uscita. I vari tentativi di cambiare le mescole non hanno sortito gli effetti sperati, almeno sul passo di gara. Non è un bel biglietto da visita per il finale di stagione.

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