Lotterer: "Sarà difficile ripetersi in corsa ma ci proveremo"

Il tedesco spiega perché con l'Audi R18 e i 6mj è più complesso sfruttare quei vantaggi che lo portarono alla vittoria l'anno passato. Ma appare felice perché il progetto della nuova vettura procede a di pari passo con le intenzioni

Andre Lotterer non appariva così contento dalla 6 Ore di Spa-Francorchamps dell'anno passato che coincise con la seconda e ultima affermazione dell'Audi nel WEC prima della grande rimonta subìta dalla Casa di Ingolstadt ad opera della Porsche. Ma quella che ha mostrato dopo la pole position ottenuta da lui e dal compagno Marcel Faessler è addirittura meno contenuta. Perché alla fine della storia, si può girare e rigirare la frittata, ma per Audi la 6 Ore di Silverstone è la prima corsa di un nuovo inizio. Dove c'è una vettura completamente differente dalla precedente, un nuovo sistema ibrido, un'aerodinamica e un telaio estremi che fino alle qualifiche in terra inglese lasciavano perplessi gli osservatori. E poi c'è la conferma da parte del pilota tedesco di quanto accennava Lucas Di Grassi ai test del Paul Ricard: l'Audi R18 è anche diversa da pilotare e soprattutto da comprendere rispetto alla e tron Quattro dell'anno scorso.

" In effetti le differenze sono così evidenti che si ripercuotono anche sullo stile di guida. Si sente soprattutto il boost, l'accelerazione perché fino all'anno passato avevamo pochi megajoule. In realtà non avevamo la componentistica per passare dai 2 ai 4mj e quindi eravamo sempre in difficoltà rispetto a tutti gli altri e le reazioni della vettura erano prevedibili. Quindi il primo fattore al quale abbiamo dovuto prestare attenzione è stato proprio quello relativo alla potenza e all'accelerazione in uscita di curva. Poi è diverso il sistema ibrido, è diverso il telaio. Abbiamo dovuto ricalcolare i punti di arresto in fase di impostazione ma il feeling non è poi così diverso dalla vettura del 2015.

Teniamo il profilo molto basso

" Il nostro approccio al progetto R18 è stato col profilo basso. Ci siamo posti con estrema umiltà e con l'obiettivo comune di ascoltare gli ingegneri , di non avere fretta e di seguire un preciso programma di sviluppo ed evoluzione gradino per gradino. Quindi più che una guida differente direi che c'è bisogno di comprendere e di imparare cose nuove che riguardano un progetto inedito e molto all'avanguardia. Per il quale credo ci saranno successi anche se questa pole position non cambia molto in termini pratici"

Non pensi che l'Audi R18 possa essere così efficiente anche in corsa?

" Lo spero ma sono oggettivo. L'anno passato avevamo vinto perché possedevamo l'aerodinamica adatta a questa pista e i nostri rivali erano molto più scarichi di noi e quindi andavano in crisi nei tratti più lenti. Ma adesso siamo saliti di categoria: con i 6MJ non è che possiamo sfruttare la ricarica nei punti di frenata come accadeva nel 2015. Prevedo quindi che a Silverstone e a Spa-Francorchamps correremo cercando un compromesso. A Le Mans sarà diverso perchè è un altro tipo di circuito. Non voglio dire che stiamo lavorando per capire la vettura e poi essere vincenti alla 24 Ore. Perché si impara giro dopo giro e si impara sempre, ogni qual volta si sale in vettura. Io sono ormai tanti anni che imparo qualcosa. In tutta onestà penso che la Porsche sia ancora più forte ma che l'Audi in corsa possa esserle molto vicino e diventare ancora più veloce di quanto noi crediamo. Come vedi penso in modo positivo".

"Quanto alla pole position è stata una piccola sorpresa anche per noi. Le condizioni erano stabili: bagnato in alcuni punti, umido in altri e soprattutto molto freddo. Io e Marcel abbiamo deciso di mantenere le gomme da bagnato piuttosto che rischiare altre scelte. In ogni giro c'era un poco di traffico ma credo fosse così per tutti. Nell'ultimo finalmente sono riuscito a trovare un poco di spazio, anche se alla seconda curva mi sono trovato di fronte credo James (ndr Rossiter) e ho perso un po'di tempo. Ma, ripeto,  le condizioni erano difficili per chiunque non solo per me. La cosa importante era restare in pista senza farsi prendere dal nervosismo perché l'asfalto continuava a migliorare giro dopo giro. Così dovevo cercare anche di raffreddare le gomme che tendevano a surriscaldarsi. Non so se la scelta del team di mantenere quelle da bagnato anche alla fine sia stata la migliore, ma so che la pole io e Marcel (Faessler ndr)  ce la prendiamo volentieri".

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Campionati WEC
Evento Silverstone
Circuito Silverstone
Articolo di tipo Intervista