Il BoP con la... museruola di IMSA e WEC: i panni sporchi si lavano in famiglia
La regola che vieta ogni dichiarazione riguardo il BoP è stata adottata anche dalla serie americana, il cui Presidente Doonan spiega come si è arrivati ad una scelta che vuole comunque privilegiare un dialogo costruttivo. E per le nuove norme oltre il 2030 la strada intrapresa sembra quella giusta.
#40 Cadillac Wayne Taylor Racing Cadillac V-Series.R: Jordan Taylor, Louis Deletraz, Colton Herta, #6 Porsche Penske Motorsport Porsche 963: Laurens Vanthoor, Kevin Estre, Matt Campbell, #60 Acura Meyer Shank Racing w/Curb Agajanian Acura ARX-06: Tom Blomqvist, Colin Braun, Scott Dixon, AJ Allmendinger
Foto di: James Gilbert / Getty Images
Una delle novità dell'IMSA SportsCar Championship per la stagione 2026 è stato l'inserimento di una norma nel Regolamento Sportivo che vieta ai partecipanti di rilasciare commenti riguardo il Balance of Performance.
Non è una novità assoluta perché, di fatto, la serie nordamericana ha adottato la linea imposta già da alcuni anni dai suoi cugini del FIA World Endurance Championship e Automobile Club de l'Ouest, imponendo quindi un vero e proprio... bavaglio ai Costruttori provando ad evitare polemiche e discussioni a mezzo stampa e in pubblico.
Di questo tema avevamo già ampiamente parlato in tempi non sospetti, ma il fatto che l'idea sia sbarcata anche oltre oceano ha, per ovvi motivi, gettato altra benzina sul fuoco delle polemiche e visto nasi storcersi in un paddock che, fino a questo momento, aveva goduto di un po' più di libertà al riguardo, ma senza nemmeno abusarne oltre il dovuto.
A tal proposito, la settimana scorsa alla 24h di Daytona se n'è potuto discutere con il grande capo dell'IMSA, John Doonan, che a differenza di altri suoi colleghi europei, se non altro si è mostrato molto più aperto ad un dialogo costruttivo e chiarificatore dell'argomento peggiore di tutti.
Il Presidente IMSA John Doonan
Foto di: James Gilbert - Motorsport Images
"So che volete parlare di Balance of Performance e del suo processo, quindi eccomi qui, pronto a discuterne subito", ha detto Doonan in un incontro coi giornalisti al quale era presente anche Motorsport.com.
"Comincio dicendo che è una parte necessaria del nostro sport, abbiamo 18 Case automobilistiche che gareggiano e tutte con diverse piattaforme, propulsori e aerodinamiche; dunque il BoP diventa di grande importanza per produrre lo spettacolo che vogliamo avere".
"A me piace come si svolgono le nostre riunioni sul BoP, anche se magari non ci crederete. Il processo è chiarissimo, abbiamo lavorato molto duramente con i Costruttori per arrivare a una comprensione profonda e ad un'ottima comunicazione su come dovrebbe funzionare il BoP, avendo una griglia equilibrata dove tutti combattono e hanno una possibilità".
"È l'obiettivo finale di IMSA, Costruttori e anche mio, che provengo da quel mondo. La comunicazione fra tutti è necessaria e deve essere attiva, sempre. Siamo tutti qui per lavoro e l'interesse è far crescere questo sport, non distruggerlo. Penso che le gare endurance siano abbastanza complesse da capire, quindi vogliamo educare le persone su cosa sia il BoP e come funzioni. È nostro dovere comunicare meglio, ma senza rendere pubblici i nostri problemi. Questo è l'obiettivo".
Il manager statunitense sottolinea quindi l'importanza di essere trasparenti il più possibile con l'esterno, ma che i cosiddetti 'panni sporchi' vanno lavati in famiglia. Una bella differenza rispetto al messaggio di... museruola che invece era passato quando ACO e FIA WEC avevano imposto questa norma (che comunque resta discutibile).
“Abbiamo la nostra alleanza strategica con ACO ed è stata esaminata la situazione adeguandola allo stesso modo, con il medesimo intento. Non vogliamo impedire a nessuno di parlare con la stampa, la quale resta molto importante per noi. Ciò che vogliamo fare è provare a semplificare i dialoghi e i punti di vista, l'ideale sarebbe creare qualcosa che spieghi esattamente cosa sia il BoP, potrebbe essere utile a tutti noi”.
#34 Conquest Racing Ferrari 296 GT3 EVO: Manny Franco, Albert Costa, Lorenzo Patrese, Thierry Vermeulen
Foto di: Jake Galstad / Lumen via Getty Images
Altro argomento importante riguarda le regole del futuro: assieme ai soci europei si sta cercando una soluzione che possa essere di interesse comune garantendo ai Costruttori una piattaforma unica di competizione, in modo da superare i problemi creatisi con l'adozione della doppia soluzione di vetture LMH e LMDh.
"Lo scorso settembre abbiamo avuto un incontro fantastico a Parigi con tutti i Costruttori: sono uscito da quella sala motivatissimo, pensando che forse potremmo fare un altro passo avanti e riunire i due diversi regolamenti tecnici, cercando di arrivare, entro il 2030, ad averne uno unico".
"Ci sarà molto lavoro da fare da qui all'annuncio ufficiale, ma penso che il comitato direttivo ne abbia discusso molto. Sappiamo che il diavolo sta nei dettagli, quindi i responsabili tecnici dovranno definire le norme in base a ciò che tutti vogliono ottenere".
"Mi auguro avvenga il prima possibile, perché i Costruttori devono pianificare. C'è un ciclo di sviluppo e progettazione, quindi dobbiamo dar loro il più ampio margine possibile. E penso che la posizione in cui ci troviamo oggi sia dovuta al margine che abbiamo concesso nel gennaio 2020. Abbiamo molto lavoro da fare, settembre è stato un primo incontro, ma la volontà di tutti è raggiungere questo obiettivo per il bene del nostro sport".
Dichiarazioni raccolte da Joey Barnes
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