GTE tra la conferma della nuova Ferrari e la delusione per la prestazione della Ford

A Silverstone il dominio delle 488 non è mai stato messo in discussione. L'Aston Martin ha riscattato in corsa la pessima qualifica mentre è da dimenticare il debutto europeo della nuova GT statunitense. Costanti invece le prestazioni della 991 RSR

È molto difficile analizzare quello che è accaduto tra le GTE PRO alla 6 Ore di Silverstone. Il dominio della Ferrari 488  è stato talmente secco e netto da non ammettere acun dubbio. Se uno si fermasse alle risultanze della prima corsa, Rigon-Bird al comando dal primo all'ultimo giro, Bruni-Calado addirittura secondi dopo essere partiti dal fondo della griglia e essersi fermati per 3'00" imposti dal regolamento sportivo per aver dovuto sostituire il propulsore rotto nelle qualifiche, si potrebbe anche fare della facile ironia su una concorrenza non all'altezza. Ma non è così e i ragazzi dell'AF Corse, dai piloti ai tecnici, lo sanno bene. Il livello del  campionato GTE già in passato è stato troppo spesso mutante. Colpa di un BoP che quasi mai riesce ad accontentare tutti quanti, che viene subito contestato  in modo diretto o indiretto, fin dalla prima corsa. A Silverstone, per esempio, ci sono state vetture che non sono sembrate all'altezza della loro fama. Altre, come la Porsche del campione del mondo Richard Lietz e di Michael Christensen, che hanno lottato con il coltello tra i denti e che, pur fermandosi, hanno adempiuto in pieno al proprio dovere, restando non troppo distanti dalla Ferrari dominatrice fino al momento della esplosione di un pneumatico con relativi danni alla sospensione.

488 GTE: le coppie sono bene assortite

Affidabile, veloce, dotata di un'aerodinamica efficiente e di una meccanica che a Silverstone si è sposata alla perfezione con le gomme Michelin, la Ferrari 488 GTE ha avuto nel guasto al propulsore della numero 51 in qualifica l'unico serio problema del week end. Sul fronte delle prestazioni velocistiche Bruni e Rigon hanno pagato qualcosa nei confronti delle Aston Martin, con la Vantage di Rees accreditata di 258,4kmh di velocità massima contro i 252,9 di Bruni e i 248,8kmh di Rigon, stessa prestazione della Porsche di Lietz. In compenso nei parziali dei vari settori la migliore 488 rifilava 5 decimi all'Aston Martin nel primo , 8 decimi nel secondo, 4 nel terzo, con tutte le altre vetture più distanti ancora. È quindi il complesso intero della Gran Turismo italiana che funziona meglio e che, nonostante un BoP molto simile a quello della Ford, le ha permesso di riuscire nell'impresa. Altro dato importante: la 488 è stata l'unica GTE a migliorare i tempi dell'anno passato. 1'58"885 per Bruni contro 2'01"552 di Rigon con la 458 nel 2015. L'incremento è notevole. C'è infine un altro dato importante: le due coppie sembrano per davvero ben assortite ed è merito di Antonello Coletta aver avuto l'intuizione giusta. Davide Rigon è sempre stato un pilota molto sensibile alle regolazioni, intuitivo nella capacità di messa a punto e parecchio veloce. Il suo difetto risiedeva più che altro nella convinzione dei propri mezzi che sono elevati ben più di quanto lui stesso possa pensare. Sapere, dopo la contradditoria stagione 2015, di giocarsi buona parte della carriera in questo 2016 ha maturato e non poco il ragazzo veneto. Sam Bird è un altro che in fatto di capacità ha poco da invidiare a chiunque. Ha perso un titolo GP2 di pochissimo, ha sempre volato con qualsiasi mezzo, è il campione in carica della LMP2. L'ingresso in Ferrari lo ha disciplinato. Quello è sempre stato il suo limite più evidente. Su Gimmi Bruni ogni commento è superfluo: il secondo posto di Silverstone equivale a una vittoria e a un'impresa molto simile-poi vanificata da una penalizzazione- a quella di Spa-Francorchamps dell'anno passato. E bene è andato anche James Calado, un pilota che sa stare al proprio posto e che ha confermato i progressi, notevoli, messi in mostra nel 2015. La crescita degli equipaggi coincide con quella della vettura. Gli avversari sono avvertiti.

Una Porsche sorprendente

Sebbene virtualmente ritirati Lietz e Christensen, sui quali c'è poco da aggiungere perché rappresentano un'altra coppia perfetta per il mondo delle GT, sono stati la sorpresa di giornata. La loro Porsche 991 GT3RSR almeno alla vigilia non sembrava potesse competere per prestazioni assolute con nessun altro. Già nelle libere del venerdi, però, si era visto che la coppia austro-danese è  dura a prescidere e quando c'è da estrarre gli artigli lo fa con grande piacere. Il freddo, l'umido, le condizioni variabili hanno indubbiamente dato un vantaggio oggettivo alla vettura in virtù della sua grande trazione ma anche in gara i due non hanno mollato un attimo. Il loro giro più veloce è stato superiore a quello del 2015 ma c'è anche da dire che si sono fermati presto e classificati ultimi di classe a 13.giri dai vincitori riprendendo la corsa per onor di firma e quindi non hanno sfruttato interamente il potenziale. La Porsche se non altro è a livello dell'anno scorso.

Aston Martin meglio in gara che in qualifica

In qualifica le Aston Martin Vantage hanno vissuto vari problemi e sono andate molto piano. Ma in gara hanno dimostrato che la prestazione c'è ed è concreta. Sia nei parziali, sia nella classifica dei migliori tempi i suoi piloti sono quelli più vicini ai ferraristi. Purtroppo, ancora una volta, le vetture inglesi hanno pagato i soliti problemi di costanza e di affidabilità. Le gomme della Dunlop sull'asciutto della domenica sono andate meglio che nelle prove, pur se hanno palesato qualche problema di consistenza nell'arco dei vari stint. Seppur di poco anche le Vantage sono state più veloci dell'anno passato con Turner che ha girato in 2'00"535 al 27. giro e il ritirato Richie Stanaway in 2'00"778 al 48. Senza una sosta in più Turner-Thiim-Soresen avrebbero potuto conquistare il secondo posto tra i PRO.

La Ford  GT è la vera delusione

È stata la delusione del week end. Lentissima sul dritto, addirittura meno veloce in gara che in prova, Pla e Priaulx hanno ottenuto il venerdi pomeriggio una punta sul dritto di 247,1 kmh e di 246,0kmh ovvero il dato peggiore in assoluto di tutte le classi e categorie . In corsa le due vetture americane, gestite dalla struttura europea affidata a George Howard-Chappell, sono andate ancora più piano. Nei vari settori hanno pagato sempre distacchi pesanti: Muecke nel primo era a 8 decimi da Bruni e a 4 dalla migliore Aston; nel secondo a 9 decimi dalla Ferrari e a quasi 3 dalla vettura britannica; nel terzo Priaulx ne prendeva 8 dalla GT italiana e 2 da quella inglese. Nel computo dei migliori tempi sul giro la Ford di Muecke ha l'ottavo tempo di classe: 2'01"214 dietro alle due Ferrari alle Aston di Turner, Stanaway,Sorensen, Rees e alla Porsche di Lietz. Possibile che la Ford con la sua tecnologia e dalle basi dalle quali è partita, ovvero una vettura più prototipo che GT , possa andare così piano? D'accordo che negli Stati Uniti le cose non stanno andando secondo le previsioni ma è evidente che a Silverstone il comportamento della vettura sia apparso alquanto strano con i suoi equipaggi che hanno combattuto, risalendo dalle retrovie, nelle prime fasi- alla terza ora erano in seconda e terza posizione sebbene con un giro di distacco- e poi abbiano rallentato alle prese con problemi di varia natura. Che non sembrano dipendere soltanto dai 20kg in più rispetto alla Ferrari. L'obiettivo Ford è la 24 Ore di Le Mans . Fino ad allora il team vorrà incamerare esperienza ma un debutto così sottotono nessuno lo avrebbe previsto.

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Campionati WEC
Evento Silverstone
Sub-evento Domenica, post-gara
Circuito Silverstone
Articolo di tipo Analisi