Ad Austin ultima chiamata per Audi e Toyota

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Ad Austin ultima chiamata per Audi e Toyota
Guido Schittone
Di: Guido Schittone
13 set 2016, 21:51

Le rivali della Porsche avranno nella 6 Ore in notturna l'ultima possibilità di rientrare in lizza per il titolo iridato. Più aperta invece la situazione in LMP2 e soprattutto in GTE PRO , dove il BoP condiziona troppo i risultati

#7 Audi Sport Team Joest Audi R18: Marcel Fässler, Andre Lotterer
#8 Audi Sport Team Joest Audi R18 e-tron quattro: Lucas di Grassi, Loic Duval, Oliver Jarvis
#1 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#2 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Romain Dumas, Neel Jani, Marc Lieb
#2 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Romain Dumas, Neel Jani, Marc Lieb
#1 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Timo Bernhard, Mark Webber, Brendon Hartley
#5 Toyota Racing Toyota TS050 Hybrid: Sébastien Buemi, Kazuki Nakajima
#5 Toyota Racing Toyota TS050 Hybrid: Sébastien Buemi, Kazuki Nakajima
#36 Signatech Alpine A460: Gustavo Menezes, Nicolas Lapierre, Stéphane Richelmi
#43 RGR Sport by Morand Ligier JSP2 - Nissan: Ricardo Gonzalez, Filipe Albuquerque, Bruno Senna
#97 Aston Martin Racing Aston Martin Vantage GTE: Richie Stanaway, Darren Turner
#71 AF Corse Ferrari 488 GTE: Davide Rigon, Sam Bird
#2 Porsche Team Porsche 919 Hybrid: Romain Dumas, Neel Jani, Marc Lieb; #66 Ford Chip Ganassi Racing
#66 Ford Chip Ganassi Racing Team UK Ford GT: Olivier Pla, Stefan Mücke

Seconda parte della trasferta americana per Il WEC questo fine settimana a Austin. Sabato con la 6 Ore che si concluderà in notturna, alle ore 23 locali, le 6 del mattino di domenica in Italia, il campionato entra nella fase cruciale, con sole quattro corse ancora da disputare e le varie classifiche che ancora non sono ben delineate. Forse l'unica quasi certa, ma l'aritmetica concede possibilità all'Audi, è quella relativa ai costruttori della classe maggiore, la LMP1, con la Porsche che dall'alto dei suoi 201 punti contro i 158 della Casa di Ingolstadt può  permettersi di gestire e cercare di controllare gli avversari. Leggermente più delicata è la posizione dei tre che guidano la graduatoria riservata ai piloti: Marc Lieb, Nell Jani e Romain Dumas hanno 118 punti contro i 77 del terzetto Toyota formato da Sarrazin-Conway-Kobayashi e i 74,5 di Di Grassi-Duval-Jarvis. Una differenza importante anche in considerazione del fatto che il trio della Casa giapponese non è di sicuro quello di punta e che la 050 Hybrid fino ad oggi è stata protagonista di prestazioni altalenanti e mai, ad eccezione della 24 ore di Le Mans, da considerare da primato, nonostante la bella prova offerta alla 6 Ore di Spa-Francorchamps.

Il brusco stop subìto a Città del Messico dai piloti dell'Audi R18 numero 8, invece, ha ridimensionato il loro piano di recupero nei confronti dei porschisti al comando mondiale e l'aritmetica inizia a stringere le proprie caselle. Un'eventuale sconfitta statunitense o il finire dietro a Lieb-Jani-Dumas significherebbe dare l'addio alle residue possibilità di titolo. Perché per rimontare, i piloti Audi hanno bisogno di incamerare il bottino pieno, altrimenti con sole tre corse alla fine- dopo Austin ci saranno Fuji, Shanghai e Bahrain- le speranze saranno ridotte al lumicino. Si tratta comunque di discorsi teorici: la pratica infatti sta dicendo che contro la Casa di Weissach c'è ben poco da fare, proprio per la costanza e la regolarità con cui marciano le 919 Hybrid. Anche sul fronte tattico Porsche ha l'opportunità di rubare punti con il terzetto dei campioni del mondo uscente; Brendon Hartley, Timo Bernhard e Mark Webber hanno vinto le ultime due corse ma non hanno molte opportunità di ripetersi per il titolo a causa della notevole differenza di punti, 64,5 nei confronti dei leader, e questo può consentire alla Porsche di diversificare le strategie tra le due vetture, proprio come accaduto in Messico con i futuri vincitori della corsa aggressivi e gli altri tre impegnati più che altro a guidare le 6 Ore in ottica campionato.

L'Alpine ora deve guardarsi dalla Ligier in LMP2

Dopo il Messico Nicolas Lapierre, Gustavo Menezes e Stephane Richelmi con l'Alpine sono ancora al comando del mondiale riservato ai piloti della LMP2. Solo che il loro vantaggio si è ridotto a 33 punti sui vincitori in centro america Bruno Senna, Filipe Albuquerque e Ricardo Gonzalez. I tre in testa restano ancora i favoriti per la regolarità delle loro prestazioni e per la capacità, tranne quando Lapierre non fa il cavallo pazzo, di tenersi fuori dai guai in una classe che è divertentissima e combattuta più di un GP. Restano anche l'equipaggio più omogeneo, visto che i due " ragazzini " raramente sbagliano e sanno tenere un passo molto costante, lasciando al velocissimo francese l'acuto che fa la differenza. Ma il trio che li insegue è temibile e può contare sull'entusiasmo di una rimonta che prima del Messico sembrava  aleatoria. Indirettamente a poter favorire i piloti del team Signatech Alpine potrebbe essere l'Oreca della G Drive che con René Rast ha il pilota probabilmente più veloce tra tutti e con Rusinov e Brundle due degni compagni di guida. Fino ad oggi i ragazzi della G Drive non hanno avuto molta fortuna ma rappresentano per chiunque sia in lotta per il titolo la classica scheggia impazzita capace di rovinare i piani altrui. In LMP2 come tra le GTE il campionato non si chiuderà di sicuro ad Austin.

In GTE PRO il clima è incandescente

È invece nella GTE PRO che tutto è ancora in alto mare. Quando pareva che Rigon-Bird potessero prendere il largo e con essi la Ferrari 488 è arrivato il brusco cambiamento del BoP che di fatto ha rimescolato i valori delle prestazioni di tutti quanti. La vettura considerata meno accreditata, l'Aston Martin Vantage-escludiamo la Porsche RSR per via della sua anzianità- si è ritrovata all'improvviso nella condizione di poter piazzare l'acuto. Dopo una buona corsa al Nurburgring, le Vantage hanno dominato in Messico, infliggendo distacchi pesantissimi. Merito della conformazione dell'autodromo intitolato ai fratelli Rodriguez e di una velocità di punta superiore anche di 11kmh nei confronti delle Gt dell'AF Corse, 271,4 per l'Aston di Darren Turner in corsa contro i 260,2 di James Calado. A un certo punto della gara tutti i rivali della vettura britannica erano stati doppiati, fatto inusuale nella categoria. Non è stata solo la Ferrari ad accusare il colpo: anche la Ford, che dopo la trionfale 24 Ore di Le Mans, è parsa in decisa ripresa, ha avuto gli stessi problemi delle 488, dovuti sia al ritardo di risposta del turbo sia anche al fatto che l'Aston Martin ha tratto dal BoP un vantaggio considerevole. In parole povere il sospetto è che il balance of perfomance sia la causa principale dei successi e delle sconfitte al di là dei contenuti tecnici espressi dalle vetture presenti del WEC. Una situazione che non piace a nessuno, che a volte è frustrante, che ingenera accuse più o meno velate- in una intervista di it.motorsport.com il vincitore della 6 Ore del Messico Richie Stanaway ha dichiarato senza mezzi termini che temeva che " Ferrari e Ford si fossero nascoste" in prospettiva di ulteriori cambiamenti futuri, mentre i rivali affermavano l'opposto- e che andrà avanti fino alla conclusione del campionato.

Così Turner , al comando con 3 punti di vantaggio su Sorensen-Thiim, e 4 su Bird-Rigon, 6 su Stanaway e 13,5 sull'accoppiata Ford Pla-Mucke, ha la stesse identiche possibilità dei rivali alla vigilia di una corsa dove Ferrari e Ford potrebbero ritrovare il predominio in una corsa che sarà più equilibrata della precedente. Austin ha sì un lungo rettifilo centrale ma le doti che si richiedono a una vettura in Texas sono la guidabilità nei saliscendi e l'armonia del telaio nei continui trasferimenti di carico della difficile prima parte. Dagli Usa ci si attende la riscossa di Maranello e Detroit, senza contare che anche la Porsche in terra statunitense ha maggiori opportunità di restare in scia con i primi. Dopo Austin non è escluso-è quasi una certezza- che il BoP subirà ulteriori modifiche con il risultato che sarà soltanto il Bahrain in novembre a dirci i vincitori e gli sconfitti. È il grande equivoco che attanaglia la GTE PRO, categoria bella ma che presentando vetture molto differenti tra loro, rischia sempre bilanciamenti di prestazioni studiati dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Scontentando tutti quanti.

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