Macao 2016: lo "strazio" di una gara leggendaria

L'edizione di quest'anno dell'evento riservato alla TCR Series sul Circuito da Guia è stata rovinata da piloti locali assolutamente inadeguati, ma fatti scendere ugualmente in pista.

Macao 2016: lo "strazio" di una gara leggendaria
Stefano Comini
Il via di Gara 1
Stefano Comini, Leopard Racing Team Volkswagen Golf GTI
Stefano Comini, Leopard Racing Team Volkswagen Golf GTI
Jean-Karl Vernay, Leopard Racing, Volkswagen Golf GTI TCR
Andy Yan Cheuk Wai, Liqui Moly Team Engstler Volkswagen Golf GTI TCR; Dusan Borkovic, B3 Racing Team
Gianni Morbidelli, WestCoast Racing Honda Civic TCR
Gianni Morbidelli, WestCoast Racing Honda Civic TCR
Petr Fulin, Mulsanne Racing Alfa Romeo Giulietta
Andrea Belicchi, Mulsanne Racing Alfa Romeo Giulietta
William O'Brien, TeamWork Motorsport, Volkswagen Golf GTI TCR
Andrea Belicchi, Mulsanne Racing Alfa Romeo Giulietta
Antti Buri, LMS Racing SEAT León DSG
Kevin Tse Wing Kin, TeamWork Motorsport, Volkswagen Golf GTI TCR
Rafaël Galiana, Target Honda Civic TCR
Josh Files, Target Honda Civic TCR
James Nash, Craft Bamboo Racing SEAT León SEQ
James Nash, Craft Bamboo Racing SEAT León SEQ; Stefano Comini, Leopard Racing Team Volkswagen Golf GTI
Dusan Borkovic, B3 Racing Team SEAT León SEQ

C'era una volta Macao. Macao "meravigliao". Quell'appuntamento che gli appassionati di corse turismo erano disposti a seguire facendo levatacce notturne o tirate fino all'alba.

Ma l'edizione 2016 della "Macau Guia Race 2.0T" riservata alle vetture di serie è stata a dir poco... straziante.

L'allarme era già partito da alcune settimane, quando la FIA aveva annunciato l'apertura anche alle macchine (più potenti) dei piloti locali, che nulla avevano a che fare con il mondo della TCR International Series.

I mugugni sono proseguiti non appena è stato dato semaforo verde per le prime prove libere. I protagonisti della serie di Marcello Lotti si sono accorti subito che in realtà il vero problema non erano auto come le Audi A3 o le Citroën C-Elysée, ma i conduttori, totalmente al di sotto degli standard richiesti e inadeguati ad affrontare le strette stradine che caratterizzano il Circuito da Guia.

Gente che usciva a razzo dalla corsia box e, senza preoccuparsi delle gomme fredde, affrontava a tutta velocità le prime curve, andando inevitabilmente a sbattere. O altri che sceglievano traiettorie assurde, tagliado ripetutamente la strada ai molto più rapidi Morbidelli, Comini, Monteiro, Oriola, Nash e via dicendo, che più di una volta hanno rischiato in prima persona collisioni e incidenti per evitarli.

Dopo due sessioni di prove libere il malcontento nel paddock era ben diffuso, anche perché con le continue interruzioni dettate da bandiere gialle o rosse, il lavoro è risultato inevitabilmente rallentato per tutti.

Le nubi si sono addensate in vista delle qualifiche, anche se in questo caso si sono rivelate solamente cariche d'acqua (scesa dopo una Q1 incredibilmente priva di problemi). Se non altro la regola del 107% ha miglorato la situazione, con alcune auto rimaste escluse per tempi troppo alti.

Ma la beffa era dietro l'angolo e si è materializzata domenica mattina, quando al via di Gara 1 c'è subito stata una carambola alla "Resevoir", poi contatti al "Mandarin" e infine un incidente alla curva 18 con protagonista tale Tang Chi Lun, andato a sbattere contro le barriere e soccorso addirittura con l'ossigeno (!) dai medici di percorso.

Con l'aggiunta del contatto fra Homola e Nash, che ha bloccato il gruppone non appena la Safety Car era uscita di scena, la gara in sostanza è durata appena 2 giri. Troppo poco per piloti che si giocavano il titolo e avevano voglia di combattere in pista. E troppo poco per un pubblico pagante che di spettacolo non ne ha visto per niente.

Ma le perle migliori (sic!) le abbiamo avute in Gara 2, che pure era partita senza episodi controversi. Al giro 3 la Citroën di Sunny Wong ha picchiato contro il muro della "Police", bloccando nuovamente il passaggio a chi era dietro e costringendo i commissari a sospendere ancora la gara.

Con le macchine rientrate ai box in fila indiana, la direzione ha comunicato che chi si doveva "sdoppiare" poteva uscire e percorrere un giro in solitaria e riaccodarsi al gruppo. Come non detto. Alla "Lisboa", dove era segnalata pista scivolosa dalle numerosissime bandiere giallo-rosse sventolate, un certo Zhang ha pensato bene di prenderla a tutta velocità, girandosi e finendo rovinosamente contro il guard-rail.

Altri minuti d'attesa (alias tempo perso) per rimuovere la sua Audi e corsa che è ripartita nuovamente dietro la Safety Car per completare due soli passaggi prima della definitiva bandiera a scacchi.

Alla fine piloti e pubblico si sono "goduti" un totale di circa 7 giri di gara attiva (senza SC) su 20 previsti. Il tutto per una scelta totalmente senza senso dettata dai cattivi rapporti che la FIA e gli organizzatori hanno verso il mondo della TCR.

Oltre allo "sgarbo" ai concorrenti in gara (aggiungendoci anche i team), chi ci ha rimesso sono stati inevitabilmente gli spettatori, sia quelli accorsi sulle tribune che quelli seduti sul divano di casa.

"Dopo un'altra stagione davvero entusiasmante è stato un peccato vedere due gare come queste rovinate da incidenti e bandiere rosse - ha commentato Marcello Lotti, organizzatore della TCR Series - Quando si corre a Macao sono tutti rischi dei quali devi essere consapevole, ma quest'anno è stato deciso di far correre assieme alle nostre anche vetture che non c'entravano nulla. E questo è stato il risultato".

Tutto ciò, oltre alla seria pericolosità della situazione (ogni concorrente, diciamolo pure, dovrebbe essere all'altezza del compito) ha portato inevitabilmente alla decisione di escludere Macao dal calendario 2017 della TCR International Series.

Che senso ha avuto? Nessuno.
Si poteva evitare? No, si doveva.

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