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Locatelli esclusivo: “Lo stop mi ha fatto sentire spento”

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Locatelli esclusivo: “Lo stop mi ha fatto sentire spento”
Di:
26 apr 2020, 13:09

Andrea Locatelli racconta in un’intervista esclusiva a Motorsport.com gli obiettivi del 2020 e rivela le sensazioni provate in questa quarantena, dopo il trionfo di Phillip Island che lo fa essere leader del mondiale all’esordio in Supersport.

Ha esordito in Supersport con uno splendido trionfo ed arriverà alla probabile ripresa del mondiale da leader della classifica generale: Andrea Locatelli è il pilota rivelazione del 2020 della classe 600 delle derivate di serie. Il giovane pilota bergamasco ha debuttato a Phillip Island nell’unica gara disputata in questa stagione interrotta a causa della pandemia del Coronavirus. Autore di Superpole e vittoria, Locatelli ha permesso al team Bardahl Evan Bros, di cui ora è unico portacolori, di ricominciare il campionato così come la squadra campione del mondo aveva concluso: davanti a tutti.

Durante questo stop forzato, in un’intervista esclusiva con Motorsport.com Locatelli ha parlato del proprio futuro imminente, della sua nuova avventura in Supersport e di quanto si aspetta dal 2020, nella speranza che si torni in pista il prima possibile qualora le condizioni lo permetteranno.

Come stai? Come procedono questi giorni di quarantena?
“Sto bene, in queste giornate c’è tanto tempo libero e ne approfittiamo per sfruttarle al massimo. Siamo anche in attesa di capire qualcosa per sapere come si evolverà questa situazione che ci sta colpendo, ma alla fine dobbiamo tenere duro e speriamo di uscirne presto”.

Tu sei di Bergamo, una delle zone italiane più colpite dal virus. Ma a livello sportivo, quando pensi che si potrà tornare a correre?
"Sinceramente è una domanda che mi frulla molto nella testa, perché comunque per noi il 2020 è iniziato. Abbiamo fatto una sola gara, ma è comunque scattato. Quindi sai, quando inizi una cosa la vuoi portare anche a termine. Non dico che debba avvenire il prima possibile, ma c’è sicuramente frenesia di continuare. Però purtroppo la situazione ci ha rallentato un pochino. La salute va al primo posto sicuramente, ma ci sentiamo un po’ bloccati ed abbiamo voglia di tornare presto in pista. Sicuramente non sarà semplice, perché l’Italia è colpita, ma la pandemia si è estesa a livello globale, quindi bisognerà capire quali saranno le conseguenze anche fuori dall’Italia. Si dovrà capire cosa proporranno gli altri paesi, se ci sarà modo di uscire dal nostro paese ed anche quando gli altri potranno venire da noi. Sarà tutto da vedere, quando la situazione si sbloccherà, bisognerà capire anche gli altri come saranno messi".

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Quanto è complicato rimanere concentrati con uno stop forzato come questo quando già avevate iniziato la stagione?
“Questa è una bella domanda…per me che ho 23 anni è una sensazione nuova. Non mi era mai successo di iniziare una stagione e dovermi fermare così. Se la stagione non fosse iniziata, sicuramente c’era la voglia di provare, di scendere in pista, di fare la prima gara. Ma non avendo ancora corso non potevi provare certe sensazioni o comunque capire a cosa si andava incontro. Invece dal momento in cui tutto è partito, è brutto sentirsi bloccati senza la possibilità di andare avanti. Questo mi ha buttato giù, tanto che inizialmente mi era scesa l’adrenalina.

Anche se per due mesi non corriamo, solitamente dicembre e gennaio, comunque sono due mesi talmente corti che passano alla svelta e la voglia di ricominciare l’anno successivo è tanta. C’è la preparazione, fai programmi nuovi, quindi sei sempre un po’ sul pezzo. In questo momento però, ho sentito per la prima volta perdere tanta adrenalina e spegnermi un pochino. Perché sei chiuso in casa e non ti puoi allenare, non conosciamo il futuro, non sappiamo cosa ci riserva e quindi davvero le prime settimane ero k.o. e sembravo più stanco di quando tutti i giorni mi alleno e sono in giro per il mondo. È stata proprio una brutta sensazione che non avevo mai vissuto”.

Anche perché è difficile anche portare avanti un allenamento specifico…
"Esatto. Quello che ancora non è ben chiaro nel nostro sport è quale sia la preparazione migliore. Come dico sempre, un calciatore non va mai ad allenarsi in bicicletta, a giocare a tennis…che poi magari abbia la passione è un altro discorso. Però per noi motociclisti è diverso, noi in pista ci andiamo poche volte durante l’anno. A parte i weekend di gara e qualche giorno di test, i giorni disponibili sono davvero minimi. Abbiamo la fortuna di usare la moto da cross, il motard o comunque una moto che ci permette di andare qualche volta in pista. ma davvero, i giorni sono contati e quindi dobbiamo alternarci con bicicletta, corsa. Mi piace anche il triathlon, ma soprattutto bicicletta e corsa sono due cose che mi piacciono. Come invece, a dire la verità, non mi piace tanto la palestra perché mi dà l’idea di un posto chiuso. Infatti allenarmi in casa non è ciò che preferisco. A me piace allenarmi all’aria aperta, poi io abitando in montagna sono abituato a fare delle lunghe passeggiate e mi sento un po’ in gabbia. Ma in qualche modo ci si allena, cerchiamo di variare l’allenamento e di non essere sempre concentrati sullo stesso tipo, proprio per far sì che sia mentalmente più leggero”.

In questi due mesi di pausa tu hai lavorato diversamente, hai intrapreso una nuova avventura. Come hai affrontato questo inverno di passaggio?
"Diciamo che fino a che non c’è stata EICMA tutto era un po’ fermo per me, non avevano ancora capito che cosa facessi in questo 2020. Il desiderio in realtà era quello di continuare nel Motomondiale. Ma a Misano incontrai Evan Bros, l’idea di cambiare aria e di ripartire e ricreare la mia carriera in un altro mondo l’ho rivalutata bene. Poi per diversi motivi la cosa è andata per le lunghe e solo in occasione di Eicma abbiamo dato conferma di questo passaggio. Però in realtà è stato quando abbiamo deciso, quindi io fino a novembre non sapevo nulla. Perciò da novembre a gennaio è stato tutto molto affrettato. Andavo incontro ad una cosa nuova, ad un campionato nuovo, quindi anche lo spirito mi ha aiutato molto a passare dicembre e gennaio. Anche se poi a gennaio abbiamo fatto quattro giorni di test, due ad Almería e due a Portimao. Da lì siamo partiti subito alla grande ed il feeling che ho avuto è stato subito buono, tant’è che ha parlato subito il primo risultato. Poi durante campionato ci saranno sicuramente delle difficoltà, ma è stato comunque un bellissimo inizio".

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Iniziato nel migliore dei modi. Ti saresti mai aspettato di esordire con una vittoria?
"In realtà mentalmente volevo vincere, però non conoscendo la categoria e non sapendo come funzionasse bene, non lo potevo sapere. A gennaio ancora abbiamo visto comunque durante i test di Portimao avere un po’ di difficoltà, perché ancora non conosco la moto alla perfezione, sono i primi chilometri. Tra l’altro alcune piste non le conosco, quindi anche quello rappresenta un’altra difficoltà. In Portogallo ho girato ed un po’ ho familiarizzato, poi arriveranno altre piste come quella argentina. Ad Imola per esempio ho corso nel CIV ed è un sogno tornarci, perché una delle piste più belle che esist"a.

Hai trovato qualche difficoltà nel passaggio da Moto2 a Supersport? Quali sono le differenze che hai notato?
"Sono due moto completamente differenti, innanzitutto perché una Moto2, a parte il motore, è un prototipo. Viene costruita da zero, mentre la 600 è comunque una derivata di serie. Quindi diciamo che qualsiasi persona che decida di acquistare una R6 a livello di cilindrata 600, può correre nel mondiale Supersport. Yamaha ha creato un pacchetto per far sì che i team clienti che volessero correre come wild card in Supersport avesse la possibilità di avere una moto come la mia. Anche a livello di marketing c’è stato un upgrade molto positivo per permettere alle persone di divertirsi e combattere e questo è positivo.

La seconda cosa che ha influenzato questo cambiamento sicuramente è il cambio gomma. Sono passato da Dunlop a Pirelli, dove le mescole sono completamente diverse, così come le sensazioni di guida. Sono due moto completamente diverse, quindi una si adatta meglio in un modo ed una in un altro, ma la gomma ha fatto davvero tanto la differenza. Su quell’aspetto infatti dovrò imparare e sperimentare parecchio. Una Dunlop, a livello di prestazione magari non era ottimale, ma aveva una gran durata. Invece Pirelli ha più una vera gomma, che ti permette di fare un gran tempo in qualifica, ma poi c’è un calo, quindi va anche gestita. Da quel lato lì, il mondiale Superbike deve essere molto bello".

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Quindi scendere in pista sarà importante anche in questo senso, perché Phillip Island resta comunque una pista particolare a livello di prestazioni e risultati…
"Assolutamente. Tra l’altro a Phillip Island non c’è stato il riferimento di una distanza di gara effettiva (è stato obbligatorio il cambio gomme, ndr). Quindi andremo incontro a difficoltà che ancora non ho provato. Perché se la gara di Phillip Island fosse stata delle lunghezza classica, probabilmente per come ho spinto all’inizio, avrei avuto un calo della gomma che a fine gara avrei accusato di più. Sarà molto importante cercare di capire il prima possibile, però non potendo correre sarà molto difficile. Poi ovviamente su piste che non conosco e dove dovrò abituarmi, sarà complicato ed il risultato non sarà scontato. Quindi dovremo lavorare bene e cercare di capire quali saranno le soluzioni da ottenere durante i weekend di gara".  

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Nonostante la giovane età comunque hai già una grande esperienza nel mondiale, con team e compagni di squadra di tutto rispetto.
"Purtroppo l’anno in cui Leopard ha deciso di cambiare moto ci siamo trovati noi tre a correre con la KTM dopo il mondiale di Kent con la Honda, tanto che anche Fabio Quartararo, allora mio compagno di squadra, ha tribolato durante la stagione. Però essere stati al loro fianco e sapere che ora sono in MotoGP, da un lato mi fa piacere e dall’altro nel mio piccolo mi ritengo anche io un pilota all’altezza. Poi per diversi motivi, non si crea quello che si dovrebbe. C’è chi è più fortunato, chi ha sfruttato meglio un’altra occasione. C’è chi come Mir è rimasto in Moto3 un anno di più e questo lo ha facilitato. Però prendo il positivo di quello che viene, siamo tanti piloti forti e non c’è posto per tutti. Bisogna prendere quello che passa, io ogni giorno mi dedico al 100% a questo e cerco di ottenere i migliori risultati possibili, in qualunque categoria io corro".

Indipendentemente dal percorso che fate voi piloti, vi impegnate per trasmettere anche emozioni a chi vi segue
"Esatto. Non sai mai qual è la fine in realtà, perché la situazione, il team in cui ti trovi e la fortuna devono girare insieme. Alla fine si combina tutto…è come una torta, se sbagli gli ingredienti non è più buona, ma se fai tutto giusto è buonissima. Però in realtà alla fine è così, quindi molto probabilmente nella mia carriera non sono mai riuscito a sbocciare per vari motivi. Ho avuto anche più volte la sfortuna di farmi male, quindi anche gli infortuni non mi hanno aiutato e rallentano un pochino. Ma adesso questa nuova esperienza che sto vivendo è fantastica e non vedo l’ora di ricominciare per andare avanti".

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Il vincitore della gara Andrea Locatelli, BARDAHL Evan Bros. WorldSSP Team

Il vincitore della gara Andrea Locatelli, BARDAHL Evan Bros. WorldSSP Team
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Andrea Locatelli, BARDAHL Evan Bros. WorldSSP Team

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Il vincitore della gara Andrea Locatelli, BARDAHL Evan Bros. WorldSSP Team, secondo classificato Raffaele De Rosa, MV Agusta Reparto Corse, terzo classificato Jules Cluzel, GMT94 Yamaha

Il vincitore della gara Andrea Locatelli, BARDAHL Evan Bros. WorldSSP Team, secondo classificato Raffaele De Rosa, MV Agusta Reparto Corse, terzo classificato Jules Cluzel, GMT94 Yamaha
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Riguardo questo articolo

Serie WSBK , Supersport
Piloti Andrea Locatelli
Autore Lorenza D'Adderio