Seat Ibiza Cup: Elena, la telemetrista che dice la verità con un sorriso

Elena Vanzin gestisce in pista le dodici Ibiza Cup della Scuderia del Girasole e analizza le telemetrie con i piloti per individuare gli errori e dare utili consigli per migliorare le proprie prestazioni. Una storia che merita di essere...

Quando si dice Seat Motorsport si pensa a Tarcisio Bernasconi, il manager che gestisce l’attività sportiva della filiale italiana del marchio di Martorell. La presenza di un direttore generale molto appassionato di corse come Peter Whyhinny, ha certamente contribuito a creare un ambiente che permette oggi a Seat di offrire un percorso ai piloti che debuttano nell’Ibiza Cup che è l’entry level e poi possono arrivare al campionato TCR passando per la Leon Cup.

Un cammino di crescita graduale che quest’anno è supportato da un grosso lavoro pensato da Vincenzo Vavalà: l’autodromo per troppo tempo è stato visto solo come il terreno di caccia di chi ci corre, ma per tutti gli altri, per quanto appassionati è considerato un mondo lontano, inaccessibile. Ecco perché Seat Italia sta riuscendo nell’impresa di riportare clienti e appassionati nel paddock facendogli vivere le emozioni che le corse sanno trasmettere anche se in pista non ci sono i campioni della Formula 1.

Nello staff di Seat Motorsport ognuno ha il suo compito, ma è curioso che la gestione in pista dell’Ibiza Cup sia affidata a una donna. Elena Vanzin è la… “cerbera” ma sempre con il sorriso. Segue il monomarca da un paio di anni. La veneta di Valdobbiadene a Imola non si è limitata di curare la logistica delle 12 vetture, ma insieme ad altri colleghi ingegneri ha analizzato le telemetrie per spiegare ai piloti dove e come migliorare le proprie prestazioni.

Capelli molto corti neri, uno sguardo penetrante vivo e un tono di voce deciso, squillante. Insomma bellezza unita a molta determinazione: un mix che non lascia troppe alternative ai piloti Seat che capiscono al volo chi ha il bastone del comando…

“Lavoro con Tarcisio dal 2005, ma in pista vengo solo da due anni. Prima era solo un istruttore di guida sicura. In realtà arrivo dal mondo dei rally: come navigatrice di Monica Burigo ho vinto il campionato italiano femminile nel 2007, poi ho smesso. È mancato un amico navigatore e quel lavoro non si può fare se si ha paura”.

Paura? Hai avuto un brutto incidente?
“No, nessun incidente e non c’è stato un episodio, ma mi ha toccata nel profondo la scomparsa di un copilota mio amico e, forse, è venuta meno un po’ dell’incoscienza che si deve avere quando si sale su una macchina da corsa. Insomma ho deciso di fare un passo indietro. Ho smesso nel 2008, ma ho continuato come istruttore di guida sicura”.

Uno strano passaggio…
“Non ho mai avuto la voglia di guidare, mi piaceva il ruolo di co-pilota e l’ho sempre affrontato al 200%: sono sempre stata consapevole che si trattava di un ruolo che iniziava una settimana prima della gara e si concludeva sette giorno dopo. E mi piaceva da morire… Non sono mai stata una professionista, ma a livello d’impegno mi sono sentita tale”.

Come è nata l’ingegnere di pista?
“Quando mi è stato proposto questo ruolo mi sono accorta che potevo sfruttare l’esperienza dei nei rally. Prima mi occupavo di un pilota solo, ora di un gruppo. C’è molta gestione della parte psicologica del conduttore, ma ora mi occupo anche della parte pratica della guida con l’analisi della telemetria. Insomma metto insieme l’esperienza della navigatrice con quella dell’istruttore di guida sicura. È un binomio che fa parte di me e mi permette di unire la teoria con la pratica, ma anche se chiamano ingegnere io sono solo un geometra!”.

Non è un ruolo facile: spiegare a piloti non professionisti in modo chiaro, a volte crudo, ma non offensivo, dove sbagliano e dove possono migliorare deve essere complicato…
“Credo che sia dovuto alla mia natura. Sono una persona che nella vita è sempre molto diretta e che le cose le dice in faccia, senza tanti giri di parole, anche se cerco di non mancare mai di rispetto perché pretendo di essere rispettata. Sono consapevole che il girare troppo intorno alle cose non porta a ottenere dei risultati, per cui posso sembrare arrogante e rompiscatole. Ma quando vedo i piloti che scendono dalla macchina e mi dicono che grazie ai miei consigli sono andati più forte è una grande soddisfazione”.

L’inflessibilità da dove viene fuori?
“Quando devo mettere tutti i piloti in macchina e devo dare i tempi di uscita dai box posso sembrare autoritaria, perché gestisco dodici macchine. I piloti mi vedono autoritaria, ma spero di essere solo autorevole. Sembro una dura ma ho sempre il sorriso sulle labbra”.

La navigatrice è diventata un istruttore di guida: è piuttosto insolito…
“Ero stata chiamata insieme a Monica Burigo da Rudy Dal Pozzo per un evento a Vallelunga. E poi sono rimasta in questo mondo e sono approdata con Andrea Pullé alla Saburu, prima di entrare a far parte della squadra di Tarcisio”.

In Ibiza Cup ci sono piloti smaliziati come il campione Torelli, ma molti sono alle prime armi…
“È facile giudicare quando si è seduti sul divano di casa, ma la musica cambia quando si è impegnati in macchina. Non considero nessuno dei miei piloti dei fermi, tutt’al più sono privi di esperienza. E puntualmente mostrano grandi margini di miglioramento e di divertimento”.

Elena, come hai scoperto i segreti di guida dell’Ibiza Cup?
“Ho studiato, ma non ho mai provato la Ibiza da gara in pista, mentre da istruttrice ho guidato spesso la versione stradale. Questo è il mio secondo anno: quando mi è stato proposto il ruolo anche di telemetrista ho accettato con entusiasmo, ma poi mi sono resa conto che davanti avevo un tracciato da elettrocardiogramma che andava interpretato. E allora sono andata a Vergiate alla sede di Seat Motorsport. per capire i primi rudimenti e poi ho studiato la macchina e come scaricare e leggere i dati. La pista non l’avevo mai seguita se non la F.1 e la MotoGP dal divano. Mi sono fatta un po’ di gavetta”.

E dove vuoi arrivare?
“Non lo so. Più esperienze faccio, più contenta sono. L’anno scorso ho seguito Bassi a una gara di Eurocup e mi è piaciuto perché mi sono messa in gioco. Ma sto bene dove sono: ringrazio Tarcisio per l’opportunità che mi offre di vivere un campionato in una bella squadra. Siamo in tanti e ci sono molte teste pensanti, ma c’è una grande armonia che è molto invidiata. È come se ci fosse un guscio solido e compatto a proteggerci. Siamo molto uniti: è una cosa rara, oltre che bella…”.

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A proposito di questo articolo
Campionati Seat Ibiza Cup
Articolo di tipo Intervista