Denis Sverdlov: “La Roborace è il futuro che è già tra noi...”

Le auto da corsa senza conducente sono disponibili, ma il progetto in sé sembra anticipare di un paio d’anni la realtà "vera". Ecco che cosa il fondatore della insolita serie ha detto a Charles Bradley.

La Roborace integra in sé l’idea stessa di futuro. Piaccia o non piaccia, l’automobile a conduzione autonoma – quelle che si guidano da sole senza input umani in tempo reale – stanno per diventare un elemento imprescindibile sulle strade del pianeta.

E così, secondo un cliché anche troppo facilmente collaudato, ogni volta che hai costruito due auto, hai l’opportunità teorica di correre. 

 

Guardando indietro all’età pionieristica dell'automobilismo, sul finire del diciannovesimo secolo, il primo obiettivo di questa innovazione era quella di affermare il concetto che le automobili avrebbero potuto essere al tempo stesso affidabili e sicure. Dopodiché, ma soltanto in un secondo tempo, si è generata fatalmente la voglia di sfida, la voglia di vedere chi sarebbe stato in grado di produrre la miglior macchina e quella più veloce. 

Per ironia della sorte, ciò si ripeterà anche per l'auto senza pilota. La Roborace è la prima piattaforma che emerge con simili finalità: in primo luogo, dimostrare che la tecnologia è sicura e, in un secondo tempo, attivare competizioni per vedere chi è il migliore e chi va più forte in pista.

Il suo amministratore delegato, Denis Sverdlov, ha in effetti una visione molto chiara del futuro dell'automobile: "Credo davvero che, entro il 2025, vedremo in giro un sacco di auto senza conducente nonché in piena autonomia. Con la tecnologia già oggi disponibile, ciò è assolutamente possibile...”.

"Naturalmente ci vorrà un po’ di tempo per produrre nuove leggi e regolamentare un fenomeno inedito, ma questo è il futuro. Ed è già qui tra noi. Le vetture che utilizzeremo domani sono già disponibili. E, se davvero lo volessimo, potrebbero essere utilizzate già ora".

Che cosa è veramente la Roborace?

La nuova Robocar, in parole povere, è la prima auto elettrica pura, senza conducente, nonché da corsa, concepita al mondo. È la base per una concorrenza già prevista, probabilmente nel giro dei prossimi due anni, che vedrà i programmatori di computer, non i driver, impegnati in un testa a testa per accertare chi è più bravo.

"Vogliamo infatti utilizzare la nostra serie automobilistica, la Roborace, come una piattaforma di prova per le aziende detentrici delle tecnologie più avanzate affinché possano saggiare e imparare, in un ambiente agonistico e competitivo, come migliorare le proprie conoscenze, anche perché ‘nello sport’ verranno messe sotto la pressione del tempo", ha spiegato Denis Sverdlov.

"La tecnologia più avanzata per la gestione delle informazioni è a portata di mano: è ‘real time’, connotata da una profonda capacità di approfondimento, collegata all’intelligenza artificiale e alla visione tramite computer. È la piattaforma ideale per lo sviluppo". 

Finora, il progetto ha ruotato attorno al telaio di una Ginetta di Classe LMP3, azionato elettricamente e chiamato DevBot, che ha girato con guida autonoma su una serie di tracciati. Recentemente esso è stato affiancato da una seconda auto, ed entrambe hanno lambito la pista di Formula E di Buenos Aires E per una gara a due, fino a quando uno di loro non si è schiantato. Nessun problema, però, perché durante il processo di apprendimento tutto fa brodo.

"Il DevBot è stato importante per il ciclo di vita embrionale dello sviluppo. C'è stata una fase in cui vi era una sorta di ‘conflitto fra algoritmi’ che ci ha fatto desiderare e ci ha palesato la necessità di eseguire un test in un ambiente reale", ha aggiunto l’imprenditore di origini russe con base nella capitale del Regno Unito.

"A tale scopo, inizialmente abbiamo avuto bisogno di un autista che fosse in grado di controllare e fare da insegnante a questo nuovo sistema, ed è per questo che abbiamo preparato il DevBot”. 

 

"Ma la Robocar sarà l'auto da corsa che, per la prima volta, non avrà più bisogno di un driver. Le si mettono dentro gli algoritmi necessari, e va. In definitiva, vorremmo vedere almeno 10 squadre in competizione fra loro, e so già che ci sarà un’incredibile lotta".

Per farlo, la Roborace ha bisogno dunque di “scuderie”, per lo meno nel senso letterale del termine. Molto probabilmente si tratterà di aziende di tecnologia che non soltanto supporteranno la categoria che lanceremo in senso lato, ma che forniranno quegli ingegneri informatici che rappresenteranno la componente umana, le nuove “stelle” di questo avveniristico spettacolo. 

"Abbiamo richieste da più di cento entità che vorrebbero essere una squadra", spiega Denis Sverdlov. "Ma penso che ci vorrà del tempo per cercare di capire da ciascuna candidatura chi è veramente e da dove arriva. Si tratta di un investimento che ha bisogno di tanto tempo e di moltissime energie. Quanto ciò sia importante dipende anche da loro, perché se sono qui è perché magari pensano di riutilizzare tutto che creeranno anche all’interno di loro progetti”.

"Ci vorranno giorni e giorni, servirà aspettare prima di arrivare a corse vere e proprie. Il nostro team interno – lo chiamiamo 'Driver Demo AI' – creerà diverse forme di spettacolo e intrattenimento. Già questo ci aiuterà a mostrare come la tecnologia sta lavorando".

Quando vedremo una gara “vera”?

A questo punto del discorso, si impone fatalmente quella che potremmo definire la domanda delle domande. Con quale prospettiva temporale vedremo la prima gara vera e propria, con uno schieramento completo di auto autonome e più squadre?

"Se ciò dovesse avvenire entro i prossimi due anni, sarebbe un buon risultato", ha disvelato il deus ex machina della Roborace. "Per sviluppare questi algoritmi avanzati, ci vuole tempo, tanto tempo”.

"Un conto è elaborare una macchina per l’uso stradale, dove si viaggia fra le 30 o le 40 miglia orarie, un altro ragionare di mezzi che si spingono a 320 km l’ora. Naturalmente, è possibile utilizzare le stesse tecniche che si impiegano per le vetture di produzione, ma va ricordato che da noi le velocità di punta, così come tutte le altre condizioni, sono molto più estreme. E servirà del tempo…". 

 

Occorreranno anche mesi, o forse anni, per convincere un pubblico che è stato abituato guardare le auto da corsa pilotate da esseri umani per oltre un secolo. La Roborace come si rivolgerà loro?

"Non penso che si tratta di ‘convincere’ qualcuno", secondo Denis Sverdlov. "Penso che si tratti piuttosto di ‘mostrare’ qualcosa. Abbiamo bisogno di vedere e far vedere una vera auto da corsa. Punto. Molti tifosi tradizionali, ne sono convinto, avranno da ridire, perché 'non sono corse vere, perché non emerge il fattore umano, non ci sono errori del piloti, né rischio per chi guida’...”. 

"La realtà è diversa, perché se si prendono gli sviluppatori di software che stanno creando tutto questo non si potrà dire che essi non possano commettere errori. In molti elementi di strategia – ad esempio, il modo in cui evitare le collisioni in pista - c'è così tanta intelligenza al lavoro che non si può proprio dire che non ci sia di mezzo l’uomo, anzi...”.

“È tutto molto ‘umano’, a mio avviso, soltanto che gli uomini e le donne questa volta non sono al volante. Le persone fisiche stanno creando gli algoritmi per ‘guidare’ gli autoveicoli, cioè stanno insegnando a un robot come trasformarsi nel miglior pilota. Io vedo un sacco di drammaticità lì, e ci vedo un elemento umano...”. 

 

"Penso anche che vedremo cambiamenti nel settore del motorsport in generale. Credo che, per una sfida leale tra i conduttori, ci sia bisogno di avere una macchina identica affinché tutti possano mostrare le loro abilità. Non entrano in gioco i budget delle squadre che stanno costruendo le vetture. Ma questa è tutta un’altra storia”.

"Un'altra faccenda ancora è la tecnologia in quanto tale. Dobbiamo comprendere e renderci conto che il futuro dell'industria automobilistica sono le elettriche. E sono le auto senza conducente, controllate tramite una connessione. Questo è quanto, un ecosistema dove le tecniche possano essere sviluppate e testate".

Una sfida tra l’uomo e la macchina

Una possibilità allettante suscitata dalla Roborace è quella di abbinare in un’unica sfida un veicolo autonomo schierato dall’organizzazione contro un mezzo identico guidato da un pilota, tanto più che il DevBot ha una cabina di guida, letteralmente “un abitacolo”, e può essere guidato anche da un essere umano.

"Credo che saremo pronti più velocemente di quanto si potrebbe pensare a una simile battaglia in pista. E ritengo che vedremo qualcosa molto presto", ha soggiunto il mentore dell’iniziativa.

"Sarebbe una gara molto diversa, perché quando il pilota siede in una macchina da corsa, si prende un rischio anche per la propria vita, mentre la nostra macchina non lo farà. Quindi già qui si osserva che i concorrenti non sono ‘lealmente’ sullo stesso piano. Il livello di pericolo che ogni concorrente può sfiorare è diverso...”. 

“Così, anche in termini di semplici abilità del conduttore, potremo sicuramente vedere un pilota che fa un giro di pista, e poi la vettura a guida autonoma che ne fa a propria volta uno. Il quesito allora diventa: chi è che farà il giro più veloce, tra l’uomo e il robot?”.

"Il cervello elettronico effettua calcoli complessi al millisecondo, il che integra una velocità di reazione molto, molto più alta di quella di qualsiasi essere umano. La vera sfida consiste nel fatto che la macchina deve avere anche le capacità ‘hardware’ per riuscirci...".

Che cosa verrà più tardi?

Non è un caso che il vernissage della Robocar sia avvenuto all’inizio di questa settimana al Mobile World Congress di Barcellona, giacché la Spagna ha avuto un ruolo essenziale nel processo che farà sì che la Roborace diventi realtà.

"Il cimento più grande è stato quello di costruire la macchina stessa", ha ammesso l’imprenditore russo Denis Sverdlov. "Abbiamo dovuto comprimere le più avanzate tecnologie in un corpo vettura tutto sommato abbastanza piccolo”.

"La macchina sembra grande, ma lo spazio che possiamo utilizzare è veramente risicato. So già che il prossimo passo da affrontare sia proprio ‘come’ svilupparla. Adotteremo la strategia dei ‘piccoli passi’, per vedere dapprima come gli algoritmi evolveranno e, soltanto in seguito, per mettere mano agli elementi più difficili".

E la sfida del futuro prossimo? Legittimo domandarlo...

"Non credo che avremo altre sfide, per il momento", ha concluso. “Il nostro è soltanto l'inizio di un bellissimo viaggio". 

 

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A proposito di questo articolo
Campionati Roborace
Evento Presentazione RoboRace
Sub-evento Presentazione
Articolo di tipo Intervista
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