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Yamaha: la M1 2022 cerca cavalli, ma non è una rivoluzione

Il team manager della Yamaha, Massimo Meregalli, ha spiegato che il marchio giapponese non ha fatto una grande rivoluzione con la sua MotoGP 2022, perché non fa parte della sua filosofia.

Yamaha YZR-M1, Yamaha Factory Racing

La scorsa stagione, Fabio Quartararo ha messo fine ad un'attesa di sei anni per la Yamaha, quando è diventato il primo campione del mondo francese della MotoGP, firmando cinque vittorie e festeggiando il titolo con due gare d'anticipo.

Tuttavia, "El Diablo" è andato in vacanza insoddisfatto a causa di un'apparente assenza di miglioramenti significativi per la sua M1 nel test di novembre a Jerez, in particolare per quanto riguarda aspetti cruciali come il motore e la velocità di punta.

La top speed rappresenta il punto debole della Yamaha da qualche anno a questa parte, che comunque in generale non ha mai dato grande priorità alla potenza pura, a differenza dell'attuale rivale principale, ovvero della Ducati.

La Ducati avrà otto moto sulla griglia di partenza nel 2022, delle quali ben cinque avranno specifiche factory, con il direttore generale del reparto corse, Gigi Dall'Igna, che ha suggerito che i tecnici di Borgo Panigale siano riusciti a tirare fuori ancora qualche cavallo in più dal già poderoso motore della Desmosedici GP.

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Alla vigilia dei test in Malesia, il team manager Meregalli ha confermato che ad Iwata hanno lavorato per cercare più velocità di punta, ma che non hanno rivoluzionato la M1 per farlo.

"Beh, questa è un'area su cui abbiamo lavorato molto per cercare di migliorare la velocità massima alla fine del rettilineo", ha detto Meregalli. "Ma non solo con il motore, lavorando anche sull'aerodinamica e cercando di migliorare l'accelerazione ed il grip".

"L'obiettivo è solo uno, ovvero cercare di guadagnare in termini di velocità di punta alla fine del rettilineo. L'anno scorso, in ogni caso, siamo stati in grado di vincere le gare sulle piste più veloci, perché abbiamo vinto entrambe quelle disputate in Qatar, al Mugello e poi abbiamo lottato anche a Barcellona prima dei problemi di Fabio con la tuta".

"La velocità massima è importante, ma non è tutto. Com'è nella filosofia della Yamaha, non abbiamo fatto una grande rivoluzione. Cerchiamo sempre di mettere a punto quello che abbiamo perché è anche semplice, inoltre abbiamo visto in passato che anche un piccolo passo nella direzione sbagliata può creare grandi problemi. Stiamo crescendo passo dopo passo, senza fare nessuna rivoluzione".

Bikes of Fabio Quartararo, Yamaha Factory Racing, Franco Morbidelli, Yamaha Factory Racing

Bikes of Fabio Quartararo, Yamaha Factory Racing, Franco Morbidelli, Yamaha Factory Racing

Photo by: Yamaha MotoGP

Il pilota della Yamaha RNF, Andrea Dovizioso, che si è unito alla squadra satellite della Casa giapponese dopo essere stato per otto anni un pilota ufficiale Ducati (dal 2013 al 2020), non crede che l'attuale era della MotoGP si presti troppo a stravolgimenti, quindi condivide questa politica.

"E' difficile fare grandi rivoluzioni in questo momento, perché il campionato ha confermato che ogni moto è buona. Ognuna ha una caratteristica diversa, ma sono competitive. Quindi è molto, molto difficile fare un grande cambiamento, sono d'accordo", ha detto.

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