Yamaha: a cedere è stato il dito della distribuzione?

La Yamaha sta analizzando i due motori rotti di Rossi e Lorenzo: a rompere una valvola in entrambi i casi sarebbe stato il dito della distribuzione. Se la causa dei ko sarà confermata bisognerà bonificare anche il motore 4 già punzonato?

La telemetria non aveva rilevato alcuna anomalia. Nessun allarme. I cedimenti sono stati improvvisi, repentini. E i due motori sono schiattati in una nuvola di fumo. Inequivocabile. Peccato che entrambe le unità non avessero superato un terzo della loro vita programmata (500 degli oltre 1.500 km).

Come sempre accade in questi casi, c’è chi ha provato a scaricare subito la colpa sui piloti. La sentenza? Un fuori giri. Due campioni che insieme sommano quattordici titoli mondiali avrebbero commesso degli errori da principianti? Ma neanche per sogno! Un errore può capitare, specie in staccata, ma due non sono affatto credibili.

Secondo le confidenze di una fonte Yamaha, riportate ieri da Motorsport.com, Valentino Rossi e Jorge Lorenzo avrebbero pagato una perdita di aderenza sul dosso che precede la staccata della San Donato sul lungo rettilineo del Mugello. La gomma posteriore per un attimo avrebbe perso aderenza, sollevandosi da terra e una volta libera, la ruota sarebbe arrivata per inerzia a una regime di rotazione che avrebbe superato il “taglio” del limitatore di giri posto a 18 mila giri.

In effetti il “fenomeno” è stato ripreso dagli slowmotion delle telecamere di Sky, per cui non parliamo del terzo segreto di Fatima, ma è corretto dire che il dosso non c’era solo per le due Yamaha del Factory team. Ma per accreditare la sua teoria, l’autorevole fonte ci ha aggiunto il carico: "…ci potrebbe essere stato un effetto combinato con l'elettronica di quest'anno, che è meno sofisticata e precisa”.

Qualcun altro avrebbe parlato di un fuori giri (di Valentino) in staccata: il “Dottore” avrebbe tolto una marcia in più del previsto alla San Donato. La teoria ha preso corpo dopo il dritto di Rossi per un guaio alla frizione. Ma in entrambi i casi gli ingegneri del team Yamaha avrebbero visto i picchi anomali sui tracciati di telemetria e avrebbero mostrato ai loro rider le loro… malefatte.

Ora starebbe emergendo che non sarebbe niente di tutto questo. E nemmeno l’ipotesi del surriscaldamento trova alcun fondamento: Rossi è stato in scia al compagno di squadra, per cui il suo quattro cilindri può aver respirato meno aria fresca, ma la temperatura dell’acqua sarebbe salita gradualmente prima di arrivare all’ebollizione e sarebbe scattato l’ennesimo allarme che, invece, non c’è stato. Tanto più che Jorge nel warm up ha girato da solo.

E allora? Si torna a bomba sul vero soggetto. Due motori rotti allo stesso modo. Si è fatto cenno alle valvole. Volendo essere più precisi si può aggiungere che è plausibile un cedimento del dito della distribuzione. Stiamo parlando del bilanciere che nel motore Yamaha permette di avere un minore attrito e un sistema meno pesante e, quindi, una minore dissipazione di potenza, consentendo un aumento del regime di rotazione senza patire lo “sfarfallamento” delle valvole.

Cosa è andato storto? Toccherà ai giapponesi di Iwata trovare una soluzione in tempo per Barcellona perché anche il motore 4, già punzonato, potrebbe avere gli stessi problemi dell’unità che si è rotta al Mugello…

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A proposito di questo articolo
Campionati MotoGP
Evento GP d'Italia
Circuito Mugello
Piloti Valentino Rossi , Jorge Lorenzo
Team Yamaha Factory Racing
Articolo di tipo Ultime notizie