Vinales: "Se con la Suzuki non starò davanti, penserò alla strada da prendere"

Maverick è stato la grande rivelazione dei test invernali ed ha concesso un'intervista esclusiva a Motorsport.com, nella quale parla delle sue aspettative per la stagione che sta per cominciare, ma anche degli scenari futuri.

Quella del 2016 è stata una grande pre-stagione per Maverick Vinales, uno dei piloti più giovani sulla griglia della MotoGP e, probabilmente, il più prezioso diamante grezzo. In questa chiacchierata fatta con Motorsport.com nell'ufficio della Suzuki a Losail, Maverick mostra un'insolita calma per un ragazzo di 21 anni che è stato scelto come "Rookie of the Year" nel 2015 e che durante quest'inverno ha lasciato tante persone senza parole.

Quali sono le ragioni di questo pre-campionato andato così bene?
"E' vero, è andata bene, perché ci siamo migliorati costantemente, e il bilancio è stato molto buono. In Malesia è stato tutto un po' complicato a causa dell'elettronica, perché la Suzuki non aveva fatto neanche un giro con quella nuova. A Phillip Island però abbiamo chiuso primi e qui terzi. Sono molto più motivato rispetto all'anno scorso".

La Suzuki vi ha messo a disposizione due telai, quello del 2015 ed uno nuovo. Perché tu hai scelto quello precedente ed il tuo compagno quello nuovo?
"Mi sento più a mio agio con quello del 2015. La differenza è che con quello riesco a fare le linee che preferisco e a correggerle se necessario. Questo è molto importante, specialmente in gara".

C'è la possibilità che tu possa utilizzare quello nuovo su alcuni circuiti?
"Si, sicuramente, non lo escludiamo affatto. Forse in Qatar quello nuovo non funziona bene, ma poi magari ad Austin o a Le Mans lo utilizzeremo perché si adatterà meglio a questi tracciati".

Dopo la tua prima stagione, che Maverick ci dobbiamo aspettare di vedere?
"Ho molta più esperienza. Conosco i circuiti e la moto, inoltre so che tipo di guida richiede questa categoria. La costanza sarà importante per finire tra i primi sei e penso che con il nuovo motore ed il cambio seamless possiamo fare un passo avanti significativo".

Quali sono le tue sensazioni sul nuovo cambio?
"C'è una grande differenza, ma dobbiamo ancora fare tanto lavoro di affinamento, quindi vedremo se sarà disponibile per la prima gara o meno".

E cosa ti aspetti a livello personale?
"Devo utilizzare tutta la mia esperienza per migliorare i miei punti deboli. Quest'inverno mi sono concentrato sul cercare quello che mi mancava dal punto di vista fisico, mentale e sulla moto. Quest'anno devo essere molto più aggressivo, specialmente nei primi giri. In ogni caso non credo che sarà un problema se riuscirò a partire davanti, perché sono un pilota da gara. Questo è quello in cui riesco ad eccellere, come è già accaduto in Moto2".

Stai attraversando il momento migliore della tua carriera?
"Mi sento più preparato di giorno in giorno. Anche se sembra ovvio, sicuramente aiuta il fatto che la moto si stia comportando bene. Tutto diventa più semplice. Ecco perché dobbiamo cercare di ottenere di più sulle pista critiche, come la Malesia, come abbiamo fatto in Australia. Magari stando quinto o sesto invece che primo o secondo".

Se dovessi disegnare una linea che mostra la progressione della tua carriera, dove ti posizioneresti adesso?
"Ho ancora molto da imparare. Ad esempio, non mi è ancora capitato di stare davanti in una gara. Si impara di più in una sola gara così, che stando a centro gruppo per anni. E' una storia diversa, il livello è molto più elevato, gli errori si pagano molto di più e la pressione è moltiplacata. La cosa importante è continuare a fare progressi".

La Suzuki sta utilizzando i tuoi dati per aiutare il tuo compagno di squadra?
"Se devo essere onesto, non ne abbiamo parlato, ma penso che non sia intelligente nascondere le informazioni al proprio compagno di squadra. Io guardo i dati di Aleix e lui guarda i miei. Se una pista ha 12 o 16 curve, ce ne sono almeno un paio in cui lui fa meglio di me e viceversa. Entrambi tentiamo di trarre beneficio anche dal lavoro dell'altro".

Dove ti vedi tra due o tre stagioni?
"Mi vedo a lottare per il titolo, che sia con la Suzuki o con qualche altra squadra. Questo è il mio obiettivo fin da quando sono saltato in MotoGP".

Pensi che la Suzuki possa darti ciò che serve per realizzare questo obiettivo?
"Sia io che la Suzuki sapevamo che ero molto giovane quando sono entrato nel progetto. Il mio futuro si deciderà nelle prime cinque o sei gare. Se dovessi vedere di aver raggiunto il livello utile a lottare davanti, ma la moto non me lo permettesse, allora inizierei a guardare in che direzione muovermi. La cosa più intelligente da fare in questo momento è non pensare a questo e concentrarmi sulle prime gare, approcciandomo come se fossero le ultime".

Cosa ti ha detto la Suzuki quando hai firmato con loro?
"Mi è stato detto che l'obiettivo era di entrare nella lotta per il titolo, altrimenti non avrei fatto il salto in MotoGP".

Quando riguardi le gare in televisioni, ti vedi lontano da ciò che sono in grado di fare Lorenzo, Rossi o Marquez?
"Se fossi nella loro situazione, penso che potrei tenere il loro passo. E' già successo in Moto2: dopo aver finito quarto in Qatar, quando mi sono trovato in testa ad una gara sapevo cosa fare. Faccio questo da quando sono un bambino, quindi non è più una sorpresa. Ma credo che una battaglia lunga e serrata con loro sarebbe molto dura".

Hai provato a copiare qualcosa da loro?
"Certamente, la frenata, ma anche le traiettorie di alcune curve. Guardo le cose che loro fanno meglio di me e cerco di migliorare. La cosa più impressionante per me è pensare a quanto tempo è che corrono in moto. Lo scorso anno è stato un po' complicato per me, perché ero abituato a vincere e vederti solo in decima o 11esima posizione ti porta a perdere un po' di motivazioni. Poi però realizzi che Rossi è qui da tantissimi anni e che lo stesso vale anche per Jorge e Dani. Anche per Marquez ormai è la quarta stagione. E questo conta molto nelle moto. Solo è quando tutto è allineato puoi dare il tuo 100%".

Come ti può influenzare il passaggio alle gomme Michelin?
"La verità è che mi trovo davvero a mio agio con la gomma morbida è che posso fare quello che mi piace con la moto. Con la dura sono caduto a Phillip Island, ma è vero che stavo spingendo molto forte. Il feeling che ho trovato con le Michelin è buone e mi rende ottimista. Alla fine, se riesci a spingere forte, vuol dire che ti senti al sicuro".

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A proposito di questo articolo
Campionati MotoGP
Piloti Maverick Viñales
Team Team Suzuki MotoGP
Articolo di tipo Intervista