Valentino: "L'elettronica unica ha livellato le prestazioni"

Dopo la vittoria della Ducati in Austria, il "Dottore" vede diversi protagonisti in grado di fare da arbitri nella contesa iridata. E secondo lui questo appiattimento dei valori, positivo per la MotoGP, va attribuito al nuovo software.

Valentino Rossi ormai è quasi un highlander delle due ruote. Proprio oggi, infatti, si celebra il ventennale della sua prima vittoria iridata, arrivata sul tracciato di Brno, dove questa settimana la MotoGP fa tappa per l'11esimo round stagionale. La mente del "Dottore" quindi è tornata a quella lontana domenica del 1996.

"Me lo ricordo bene quel giorno lì. Devo dire che le sensazioni sono comunque simili anche dopo 20 anni ed è anche per quello che continuo a correre. E' stata una giornata fantastica, ora sono cambiate tante cose, ma lo spirito è sempre quello. Mi ricordo che dopo la gara addirittura ero andato a vedere la 500 a bordo pista e tutti si fermavano a farmi i complimenti. Adesso per me invece sarebbe impossibile fare una cosa così, però erano dei bei momenti".

Quando poi gli è stato chiesto se si immaginava che la sua carriera sarebbe potuta durare così tanto: "Sinceramente non ci ho mai pensato, nel senso che non mi sono mai posto limiti. Quando avevo 25 anni o 28 non mi dicevo che entro cinque anni avrei smesso. Ho sempre cercato di ragionare a termine medio-breve: uno deve fare quello che si sente in quel momento, perché poi le cose possono cambiare".

Tornando al 2016, l'attualità parla di tre gare lontane dal podio per lui e del ritorno alla vittoria della Ducati in Austria. Secondo il "Dottore" le Desmosedici GP possono fare un po' da arbitro nella contesa iridata, ma non sono le sole.

"Possono essere le Ducati. Può essere Vinales, che sta andando molto forte. Può essere Pedrosa, che in questo momento è un po' appannato, ma in un attimo può tornare ad andare forte. Intanto è molto bello, perché ci sono sette piloti che vanno molto forte, tra l'altro con quattro moto diverse, quindi bisogna cercare sempre di andare forte perché è un attimo che uno fa primo e l'altro fa sesto. Possono ballare tanti punti. Qui è importante vedere come vanno le Ducati per capire se possono essere sempre molto competitive".

Quest'anno infatti abbiamo già avuto cinque vincitori differenti nelle prime dieci gare della stagione ed era una cosa che non accadeva dal 2009. Il pilota della Yamaha però ha una spiegazione anche per questo: secondo lui l'elettronica non ha ridotto le prestazioni, ma le ha livellate.

"Intanto era da una vita che erano sempre gli stessi a vincere, poi ad Assen ha vinto Miller ed ha interrotto questo incantesimo. Poi da lì è arrivata anche quella di Iannone. Comunque secondo me questo livellamento tra le quattro moto è dovuto molto all'elettronica, perché la centralina unica magari non ha tolto tanto dal punto di vista prestazionale, ma più che altro ha livellato i valori delle moto. Questo vuol dire che hanno fatto un bel lavoro, perché per la MotoGP è importante avere tante moto che possono ambire a vincere".

L'anno prossimo arriverà la KTM, che ha presentato ufficialmente la sua RC16 al Red Bull Ring. Valentino la vede in grado di avvicinarsi piuttosto rapidamente: "La KTM sta facendo un grande lavoro in tutte le categorie, sia nell'off-road che nella Moto3, ma anche la Moto2 sembra che vada molto forte. Noi lavoriamo con loro con lo Sky Racing Team VR46 e sono delle persone molto serie. La MotoGP è dura, ma per me loro hanno abbastanza esperienza, personale valido e budget per avvicinarsi rapidamente, anche perché sono già andati piuttosto forte".

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A proposito di questo articolo
Campionati MotoGP
Evento GP della Repubblica Ceca
Circuito Brno
Piloti Valentino Rossi
Team Yamaha Factory Racing
Articolo di tipo Conferenza stampa