Rossi: "Elettronica nuova? Servono mesi, intanto ci affidiamo al fato"

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Matteo Nugnes
Di: Matteo Nugnes
18 feb 2018, 11:58

Il "Dottore" è convinto di aver fatto un passettino avanti nell'ultima giornata di test con la sua Yamaha, ma punta ancora troppo il dito sull'andamento ondivago delle prestazioni da un circuito all'altro. E scherza sui suoi problemi.

Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
La moto di Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing

Sei dei nove giorni di test a disposizione prima della gara inaugurale in Qatar sono andati e in casa Yamaha non sembrano ancora riuscire a vedere la luce al fondo del tunnel imboccato nella seconda parte della stagione 2017 della MotoGP.

Se in Malesia era arrivato qualche segnale incoraggiante, soprattutto a livello di sensazioni di guida, grazie ad un telaio più simile a quello del 2016, in Thailandia sono tornate le ombre dello scorso anno, quindi la tre giorni di Buriram si è chiusa con Valentino Rossi solamente al decimo posto.

Il "Dottore", che continua a ribadire che il problema della M1 secondo lui è soprattutto di natura elettronica, si è comunque detto un pizzico sollevato al termine della giornata conclusiva, che è andata meglio rispetto alle precedenti. Ma soprattutto, ha nuovamente ribadito un concetto espresso più volte negli ultimi mesi, ovvero che non è facile lavorare con i valori ondivaghi che hanno caratterizzato le ultime due stagioni, lasciando intendere che da questo punto di vista probabilmente esiste un problema legato alle gomme.

Il nove volte iridato ha spiegato che avrebbe potuto fare un tempo migliore senza un errore: "E' stato un test complicato, però oggi sono andato un pochino meglio, soprattutto nel pomeriggio. Avevamo ancora un po' di cose da provare ed è stato importante riuscire a completare il nostro programma. Nell'ultima ora sono stato abbastanza veloce e ho fatto 1'30"5, ma nel giro buono sono arrivato lungo all'ultima curva, altrimenti avrei potuto fare anche 1'30"2, che non sarebbe stato male".

Pur essendosi detto meno preoccupato, eccolo poi a lanciare il suo allarme: "Ieri ero più preoccupato, oggi un po' meno. Il problema grosso è che non sai mai cosa aspettarti, è come giocare a carte. Rimane il fatto che abbiamo sofferto abbastanza e che tutti vanno molto forte e sono molto vicini. Si è ripresentata la situazione dell'anno scorso, che non sai cosa può cambiare già tra la mattina ed il pomeriggio, quindi figuriamoci da un giorno all'altro".

"E' una situazione molto strana, che mi è successa solo l'anno scorso nella mia carriera. Nel 2016, anche se avevamo già le gomme Michelin, era più costante il rendimento. Invece dall'anno scorso può cambiare tutto in un attimo. E' stato un test difficile per la Yamaha, però bisogna dire che siamo tutti attaccati. In Malesia ero più contento che qui, speriamo che le cose vadano meglio in Qatar" ha aggiunto.

Se non altro, l'unico marchio che sembra aver avuto una certa regolarità nell'arco dei due test è la Honda: "Non è facile, però abbiamo visto che le moto più competitive sia in Malesia che qui sono le Honda, con Marquez, Pedrosa ed anche Crutchlow. La Ducati invece ha fatto qualche up & down in più, come noi. Bisognerà vedere come andranno le cose in Qatar, sperando di essere più competitivi".

Infine, ha ribadito che bisognerà lavorare seriamente per migliorare l'elettronica della M1, anche se teme che sia un lavoro che potrebbe anche richiedere mesi: "Sappiamo che dobbiamo lavorare soprattutto con l'elettronica, ma non credo che ci saranno novità nel prossimo test in Qatar. Questa è una cosa che potrebbe richiedere qualche mese. Fino a quel momento, dobbiamo affidarci al fato".

Informazioni aggiuntive di Oriol Puigdemont

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