Un leader triste: Dovizioso non ci crede più?

Proprio nell'anno dell'assenza del rivale Marquez, il ducatista sembra aver quasi perso le motivazioni nonostante sia primo nel Mondiale. Ha difficoltà ad adattarsi alle nuove gomme Michelin e forse paga anche la paura di rimanere a piedi, ma rispetto al passato appare svuotato mentalmente.

Un leader triste: Dovizioso non ci crede più?

Si può essere in testa al Mondiale ed essere tristi? La logica direbbe che le due cose possano difficilmente convivere, eppure la faccia di Andrea Dovizioso nel primo weekend di Misano sembra proprio raccontare una storia di questo tipo. Complice l'errore ed il ritiro di Fabio Quartararo, un settimo posto è infatti bastato al pilota della Ducati per balzare in vetta alla classifica iridata con 6 punti di margine nei confronti del francese della Yamaha Petronas.

La classifica quindi sorride, ma la cosa che non sembra progredire con il passare delle gare, invece, è l'adattamento del forlivese allo stile di guida richiesto dalla nuova gomma posteriore introdotta dalla Michelin in questa stagione.

Da una parte è vero che più o meno tutti stanno avendo delle difficoltà ad essere competitivi con una certa regolarità, altrimenti "Desmodovi" non si troverebbe al comando pur essendo salito sul podio solamente due volte nelle prime sei uscite: terzo a Jerez, alla prima di campionato, e vincitore in Austria.

Dall'altra però c'è anche il fatto che il forlivese non riesce più ad essere il più bravo a tirare fuori il potenziale della Desmosedici GP, cosa che invece aveva contraddistinto praticamente sempre i primi sette anni della sua avventura con la Casa di Borgo Panigale.

Soprattutto Pecco Bagnaia, ma a tratti anche Jack Miller e Johann Zarco, sembrano aver trovato una chiave per interpretare meglio il pacchetto di quest'anno e Andrea invece si è un po' incartato su se stesso, perdendo le certezze che lo hanno reso tre volte vice-campione del mondo negli ultimi tre anni. E, pur avendo capito cosa dovrebbe cambiare per fare uno step, fatica a riuscirci.

"Quando hai un pilota che fa un risultato migliore del tuo con la stessa moto, tu hai dei dati oggettivi da guardare. Delle idee ci sono e si vedono, ma le questioni sono due: se tu vuoi copiare un altro pilota, non farai mai le cose bene come lui" ha spiegato dopo la gara di domenica.

"La seconda è che cambiare il tuo approccio e il tuo modo di guidare non è facile, perché un pilota riesce ad esprimersi al meglio quando può sfruttare al massimo le sue caratteristiche. Poi quando devi modificare la staccata e l'inserimento in curva, non è così immediato farlo, anche se sai cosa dovresti fare di diverso" ha aggiunto.

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Da fuori, però, la sensazione è che il problema stia diventando sempre più mentale, perché di weekend in weekend vediamo un Dovizioso sempre più incupito e pessimista riguardo alla possibilità di giocarsela. E questo stride con il personaggio che quest'anno ha deciso di cambiare sulla tuta la scritta "Desmodovi" con "Undaunted", che vuol dire imperterrito, irriducibile, indomito.

Soprattutto nell'anno in cui non c'è il suo grande rivale Marc Marquez, l'enorme ostacolo che ha sempre incontrato nella corsa al titolo, che dovrà saltare praticamente l'intera stagione a causa dell'infortunio all'omero della prima gara a Jerez. Una condizione che dovrebbe portarlo a fare davvero i salti mortali per portare a termine quell'impresa che ha solo sfiorato e che probabilmente avrebbe anche meritato nel 2017.

"Quando non hai la velocità puoi essere anche primo, ma non la vivi serenamente. Non riesco a guidare come dovrei. Lavoro, ma i tempi non vengono" ha aggiunto domenica.

Parole che hanno quasi il sapore di una resa, suppur con qualche speranza legata ai test di oggi: "Cercheremo di sfruttare i test di martedì per guidare meglio, altrimenti non abbiamo carte per giocarcela".

Il problema però è che questa voglia di ribaltare la situazione non si legge nello sguardo di Dovizioso, come invece si sarebbe vista certamente qualche mese fa. Ma forse non c'è un momento peggiore di questo per smettere di crederci, perché se si ritrova in testa al Mondiale senza essere riuscito a guidare come vorrebbe, trovando la chiave di volta potrebbe davvero concretizzare il sogno di questo Mondiale tutto tricolore.

Anche perché è un treno che rischia seriamente di non passare più: Andrea ormai ha 34 e il prossimo anno, salvo clamorosi colpi di scena, dovrà fare da spettatore dopo la decisione di chiudere il rapporto con la Ducati.

E, probabilmente, anche se la scelta è stata motivata proprio dalla voglia di concentrarsi su questo 2020, anche questo fattore sta incidendo sul suo morale.

L'occasione però è ancora lì, concreta. Ma per provare a sfruttarla la prima cosa da fare forse è riuscire a ribaltare il broncio delle ultime settimane, riportando quel sorriso "Undaunted" che gli ha permesso di togliersi tante soddisfazioni nel triennio 2017-2019.

Andrea Dovizioso, Ducati Team
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