Simulazione MotoGP: tre curve per fare la differenza a Doha

I tecnici di Megaride anche quest'anno ci forniscono interessanti dati di simulazione sul comportamento delle gomme Michelin nella prima gara della MotoGP a Doha: in particolare l'attenzione è focalizzata sulla spalla destra posteriore che rischia di surriscaldarsi nelle tre curve in successione (12-13-14) visto che si genera un delta di circa 40 gradi di temperatura. Chi saprà gestire al meglio questo passaggio potrà avere un vantaggio importante.

Simulazione MotoGP: tre curve per fare la differenza a Doha

Il Motomondiale riparte con le luci della notte del Qatar. Il primo Gran Premio della stagione è infatti previsto in notturna (partenza alle 20 ora locale) il che eviterà a piloti, gomme e motori di soffrire gli eccessi del sole diurno, che, per quanto marzolino, resta una bella sfida se affrontato in quelle parti del mondo al suo Zenith.

Ma questo non significa che la prima gara di MotoGP dell’anno sarà una passeggiata: tutt’altro. E qualche assaggio lo si è avuto già durante i test pre-season, svoltisi proprio sui 5.400 metri del Losail International Circuit, il cui tracciato presenta 10 curve a destra e 6 a sinistra, con un superlavoro per la spalla destra degli pneumatici, come verificato anche dalle simulazioni degli ingegneri di MegaRide, che ne hanno riprodotto e misurato gli effetti.

Obbligata è, quindi, l’adozione di una mescola asimmetrica per meglio sopportare le sollecitazioni non uniformi nelle varie aree del pneumatico Michelin.

Non a caso, il team di MegaRide ha puntato i riflettori (è il caso di dire) sulle tre curve in successione (12-13-14), nelle quali la gomma posteriore tende a scaldarsi maggiormente, specie sulla spalla destra, con rischio di fenomeni di overheating localizzati.

Il grafico evidenzia l’incremento termico nella zona in analisi dove viene generato un delta di circa 40 gradi, uno stress delicato da gestire vista la successione serrata delle curve.

Ma non si tratta solo di proteggere la spalla destra delle gomme. Il circuito qatariota presenta le insidie tipiche dei tracciati che sorgono ai margini di zone desertiche, prima tra tutte la presenza di sabbia, per quanto contenuta dall’erba artificiale, “seminata” nei paraggi proprio per minimizzarne il deposito.

Quindi c’è da aspettarsi traiettorie non sempre pulite e grip non uniforme e con minore componente adesiva. Una diminuzione della forza adesiva che lo pneumatico esercita sull’asfalto comporta perdita di stabilità, con una conseguente peggioramento della guidabilità e stabilità della moto.

La sabbia, inoltre, peggiora le condizioni della gomma, accelerando il degrado per abrasione che dovrà essere gestito per tutta la durata del Gran Premio, spiegano gli ingegneri MegaRide.

Altra grana con la quale i piloti dovranno misurarsi è il vento, con raffiche soprattutto laterali, che possono influenzare in maniera importante l’aerodinamica della moto e comportare problemi di stabilità, costringendo a delle correzioni durante la marcia.

Tenuto conto di tutto questo, il setup ottimale sarà frutto di un compromesso tra la ricerca della velocità massima sul rettilineo principale, lungo più di un chilometro, e della massimizzazione dell’accelerazione per affrontare il misto nel secondo e terzo settore.

In questo contesto, diventa ancora più determinate la scelta delle gomme, chiamate a soffrire insieme caldo, abrasività, frequenti cambi di direzione e di accelerazione, degrado non uniforme.

Chi riuscirà a spuntarla? I piloti e i team che saranno in grado di utilizzare le gomme più morbide senza deteriorarle troppo. Nell’ultima edizione (2019) le gomme medie (utili per far fronte al degrado) non si sono dimostrate performanti come sperato, ma quest’anno la media posteriore dell’anno passato è diventata la soft, mentre all’anteriore è stata concessa una morbida in più nell’allocazione al posto di una dura: si tratta di una deroga concessa ai team dalla Dorna per le due gare in Qatar. Segno evidente che quella sarà la direzione che verrà presa dai team…

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