Rossi: "Se Yamaha non mi avesse riaccolto, avrei smesso"

Per il "Dottore" è arrivata l'ultima gara con il Factory Team Yamaha e quindi ha percorso la via dei ricordi, indicando la fine del 2012, quando Lin Jarvis gli ha teso la mano alla fine del disastroso biennio Ducati, come il momento più bello che si porterà dentro.

Rossi: "Se Yamaha non mi avesse riaccolto, avrei smesso"

Quello di Portimao sarà un weekend speciale per tanti piloti e tra questi c'è anche Valentino Rossi. Il debutto della MotoGP in Algarve segnerà la sua ultima gara con la squadra ufficiale della Yamaha.

Un'avventura durata ben 15 stagioni, quindi la fetta più lunga della sua carriera, che è stata intervallata solo dalla deludente parentesi con i colori della Ducati. Ed è proprio il modo in cui la Casa di Iwata lo ha riaccolto nel momento peggiore della sua carriera il ricordo più dolce che il "Dottore" si porterà dentro di questa esperienza.

"Ci sono stati tanti bellissimi momenti. Dal 2004, quando abbiamo portato la nostra squadra e Jeremy Burgess ha lavorato con Furusawa. Ma la cosa che mi ricordo di più è quando ho parlato con Lin Jarvis e mi hanno detto che mi avrebbero dato un'altra possibilità di tornare nel team ufficiale alla fine del 2012" ha raccontato Valentino.

"Di quello sarò sempre grato a lui e a tutta la Yamaha, perché in quel momento ero disperato e probabilmente se non fossi tornato nel team ufficiale avrei anche smesso di correre. Quello è il mio ricordo più bello" ha aggiunto.

Questo 2020 è stato particolarmente deludente per il pesarese, che però è riuscito a trovare anche qualche momento da ricordare, con la prima gara di Misano che era stata un vero e proprio trionfo per i colori della VR46 Riders Academy, che aveva colto una doppietta sia in MotoGP che in Moto2, e anche lui aveva battagliato per il podio.

"Ci sono stati anche dei momenti belli, come la gara di Misano 1, nella quale purtroppo mi ha battuto Mir all'ultimo giro, ma ho sfiorato il podio. Ho fatto una bella gara e Franco (Morbidelli) ha vinto davanti a Pecco (Bagnaia). Poi Luca (Marini) e Bez (Bezzecchi) hanno fatto primo e secondo nella Moto2, quindi è stata una bellissima giornata per l'Academy".

Se la stagione è stata deludente è anche perché la M1 2020 ha deluso le aspettative. Maverick Vinales ha detto che l'aspetto principale su cui dovranno concentrarsi i tecnici giapponesi è la ricerca di grip al posteriore in vista del prossimo anno. Pensiero che Valentino sembra condividere.

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"Noi soffriamo veramente tanto a livello di grip posteriore. Quando non riusciamo a far lavorare la gomma dietro, la nostra moto diventa molto difficile da guidare e facciamo fatica ad essere competitivi. Quella è la cosa più importante, assieme al lavoro che andrebbe fatto sul motore e come aerodinamica per la velocità massima. Quindi sì, sono d'accordo con Maverick".

Secondo il collega spagnolo, il peccato originale della Yamaha è stato quello di andare a modificare la M1 del 2016. Per Rossi in parte è vero, anche se crede che negli ultimi anni si sia soprattutto alzato molto il livello della concorrenza.

"Dal 2016 al 2017 è stato un anno cruciale per la Yamaha e per la M1, perché è stato lì che abbiamo cominciato a soffrire. Fino al 2016 la moto era competitivissima e si potevano vincere sia le gare che i campionati. Da lì abbiamo fatto fatica, ma io non ho capito quanto sia colpa della Yamaha o merito delle altre Case. Penso che forse siano migliorate le altre Case, quindi per essere competitivi dovremmo farlo anche noi".

A proposito delle altre Case, un esempio lampante è la Suzuki, campione con Joan Mir. Secondo Andrea Dovizioso il merito della Casa di Hamamatsu è stato quello di aver dimostrato che si può anche vincere con una moto "semplice". E anche Valentino sembra pensare che questo sia stato un loro merito.

"La Suzuki ha fatto un grande lavoro e diciamo che sicuramente è una moto più semplice rispetto alla Ducati, che lavora tanto e cerca sempre di trovare qualcosa di nuovo. La Suzuki è una moto molto più semplice, ma hanno lavorato bene, cercando di migliorare i loro punti di forza. Hanno lavorato sul motore, sull'aerodinamica ed hanno dato ai piloti una moto 'rider friendly', che ti aiuta a guidare, e nell'arco di un campionato è molto importante".

Infine, al 9 volte iridato è stato chiesto delle chance Mondiali del fratello Luca in Moto2, terzo a -18 da Enea Bastianini, e se gli ha dispensato qualche consiglio in vista di questa ultima tappa di Portimao.

"Luca poteva avere più punti in campionato ed è un peccato. Intanto non è finita, perché può sempre succedere di tutto, anche se lo svantaggio è abbastanza grande. Non dipende solo da lui, quindi bisognerà vedere anche cosa faranno gli altri, soprattutto Bastianini".

"Ha avuto un momento difficile dopo la caduta di Le Mans, che è stato un bel botto. Anche se non si è fatto particolarmente male, quello ha lasciato degli strascichi".

"Tra la gara di Le Mans, che si è corsa in condizioni difficili, che è la cosa peggiore quando vieni da un gran botto, e poi le due gare di Aragon sono quelle nelle quali ha preso solamente qualche punto e probabilmente si è giocato il campionato. Peccato perché a livello di velocità aveva dimostrato che se la serebbe potuta giocare fino all'ultima gara essendo più vicino" ha concluso.

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