Rins esclusivo: “Non sono idiota per la caduta di Portimao”

In un'intervista esclusiva con Motorsport.com, Alex Rins si difende dalle critiche piovute su di lui dopo la caduta avvenuta mentre era alle spalle di Fabio Quartararo nel Gran Premio del Portogallo.

Rins esclusivo: “Non sono idiota per la caduta di Portimao”
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Superata l’arrabbiatura che gli ha provocato la caduta di Portimao mentre provava ad evitare la fuga di Fabio Quartararo, Alex Rins arriva questo fine settimana a Jerez. Su questa pista, lo scorso anno ha perso gran parte delle possibilità di lottare per il titolo a causa di una caduta nel sabato in cui ha rimediato la frattura del braccio. In questa chiacchierata con Motorsport.com, il pilota Suzuki difende la mentalità che lo porta a correre sempre all’attacco e senza fare delle ipotesi, per quanto in alcune occasioni sia finita non benissimo.

Ti è passata l’arrabbiatura della caduta di Portimao?
“Non è stato facile. Mi ha dato fastidio commettere questo errore perché mi stavo divertendo, guidavo al limite, come sempre, ma con la situazione sotto controllo. Sono uno di quelli che vuole essere campione vincendo gare. Fino ad ora sono stati tre i Gran Premi in MotoGP in cui, stando davanti, sono finito a terra. In nessuno di questi la telemetria mi dà una motivazione. Seguivo la stessa linea, il punto di frenata era identico e ho apllicato la stessa pressione ai freni”.

Non sapere perché sei caduto non ti disorienta un po’?
“Ne abbiamo avute diverse così. Lo scorso anno a Jerez, nell’incidente in cui mi sono fatto male al braccio ero caduto in maniera molto simile. Ho inclinato un po’ di più, ma su dieci volte in cui succede, una cadi. Sfortuna”.

Vista la superiorità mostrata da Quartararo a Portimao nelle prove, non hai pensato che non fosse la giornata per insidiarlo nel suo trionfo?
“Se mi fossi accontentato della seconda posizione, ora sarei secondo nel mondiale. Chiaramente mi ha dato fastidio. Ma con una mentalità più conservatrice non avrei mai battuto Marquez due anni fa a Silverstone. In quell’occasione mi sarei potuto accontentare della seconda posizione, ma non avrei conquistato quella vittoria di cui si è tanto parlato anche dopo. La stagione è appena iniziata, dobbiamo ancora cominciare il quarto appuntamento e ci sarà tempo per tirare fuori la calcolatrice. Se riusciamo a fare più weekend come quello di Portimao, stando davanti dal venerdì, questo risultato negativo resterà camuffato”.

Questa è la mentalità che aveva Marc Marquez nel 2015, in cui ha collezionato sia buoni risultati sia cadute. Non pensi che bisogna correggerla per poter ambire al titolo?
“Bisogna trovare il punto di equilibrio. Sabato sera, pianificando la strategia della gara, vedevo Fabio con un ritmo superiore agli altri, anche rispetto al mio. Ma la domenica, guidando dietro di lui, mi trovavo benissimo. Sono caduto dopo aver fatto due o tre giri veloci consecutivi, ma stavo guidando molto bene, comodo, mi stavo divertendo. Non sono idiota: se avessi visto che ero al limite dietro Quartararo, chiaramente l’avrei lasciato andare. Joan Mir ha riconosciuto più tardi che ci aveva lasciato perdere altrimenti avrebbe distrutto le gomme. Però questo non era il mio caso. I suoi giri e i miei non avevano niente a che vedere, da come si legge sui dati”.

In Suzuki sottolineano che quest’anno hai avuto un cambio di atteggiamento importante. Dicono che arrivi ai circuiti molto concentrato e che non risparmi tempo che dedichi ai dettagli.
“È vero. È la voglia di vincere, di sentirmi bene sulla moto, voler migliorare e fare sempre un passo in avanti. È complicato, perché siamo a un grande livello, ma si può sempre migliorare. Diciamo che quest’anno me lo prendo molto più seriamente, dedico più ore a studiare la telemetria, ci riuniamo di più, nelle prove spingo per portare la moto al limite molto più spesso. Questo si vede anche in qualifica. In Portogallo, una pista più equilibrata per le moto, ero secondo”.

Fino a che punto il titolo di Mir è stato motore di questo cambio di atteggiamento?
“Il titolo di Joan mi ha motivato moltissimo. Il fatto che il mio compagno di squadra avesse vinto il mondiale mi ha dato un impulso di forza impressionante. Se prendiamo le statistiche, Mir è stato molto regolare la scorsa stagione. Ma a partire dal momento in cui mi sono messo alle spalle i problemi al braccio (frutto della caduta a Jerez), ho chiuso davanti a lui tutte le gare tranne Valencia, dove è stato il migliore di tutti”.

Il vostro rapporto è migliorato?
“È complicato andare d’accordo con un compagno di squadra veloce. L’anno scorso c’è stata moltissima tensione e ci sono stati gran premi in cui a stento parlavamo. Certo, c’è sempre stato rispetto e non abbiamo mai oltrepassato il limite. Suzuki ha due cavalli vincenti e questo chiaramente non è facile da gestire”.

Questo fine settimana arrivi a Jerez. Fino a che punto la caduta ha limitato il tuo rendimento durante l’anno?
“Quest’incidente mi ha condizionato molto. Infortunarmi alla prima gara di un campionato molto diverso dai precedenti, in cui la regolarità è stata più importante della velocità, mi ha limitato moltissimo. Prima di cominciare, durante il lockdown, mi sono allenato più di quanto avessi fatto fino ad ora. Ma il braccio è una zona complicata. A Portimao, che all’epoca aveva chiuso la stagione e dove mi giocavo la seconda posizione nel mondiale, non potevo fare più di quattro giri di seguito per colpa dal braccio”.

Pensi che nel 2021 ci sarà tanta irregolarità come nel 2020?
“La stagione scorsa è stata unica. Un campione di MotoGP non aveva mai conquistato il titolo vincendo una sola gara. Joan ha approfittato del fatto che molti di noi hanno sbagliato, tra cui me. Ha vinto il titolo con una media di 13 punti per gara ed è molto poco. Penso che stavolta sarà diverso. I favoriti siamo tutti lì”.

Se la velocità torna ad essere il fattore decisivo, Suzuki ha la moto per affrontare questo scambio di colpi?
“Penso di sì. L’unico punto debole che ha questa moto è la velocità di punta su rettilineo. È vero che arrivano piste con rettilinei, ma molti sono come quello del Portogallo, che è breve. Abbiamo una moto molto competitiva con cui possiamo optare a tutto”.

Manca Davide Brivio?
“Nell’ambito personale sì, mi manca. Penso che la figura del team manager sia essenziale in un team. A livello di squadra, se ci mancherà o meno lo vedremo quando ci saranno dei problemi”.

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