Perché la lotta tra Rossi e Yamaha rispecchia il cambio di rotta

La ‘lotta’ tra Valentino Rossi e Yamaha a Jerez per modificare il setting della moto è il ritratto migliore del cambio di rotta che la Casa giapponese ha fatto negli ultimi mesi.

Perché la lotta tra Rossi e Yamaha rispecchia il cambio di rotta

Domenica scorsa, Valentino Rossi è tornato sul podio dopo più di un anno, erano passati ben 17 gran premi dalla gara di Austin, dove aveva conquistato il secondo posto. A Jerez, subito dopo aver espresso la propria felicità per il risultato ottenuto, Rossi ha svelato che la chiave dei miglioramenti mostrati nel secondo gran premio dell’anno è da ritrovare nelle modifiche che il suo team ha fatto per la messa a punto della moto. Tuttavia, ha rivelato che ha dovuto “lottare per quattro giorni” affinché Yamaha gli permettesse di apportare le modifiche che chiedeva. Il pilota di Tavullia ha definito questi ostacoli letteralmente come “questioni politiche”, quando ha voluto fare dei cambiamenti ad un prototipo che, secondo lui, una settimana prima non aveva mai sentito suo.

Rossi denuncia: “Le sensazioni della prima gara erano così negative che non potevano essere reali. Posso essere vecchio e possono anche esserci piloti più veloci di me, ma quello non poteva essere realtà. In queste circostanze inizi a pensare di avere 40 anni e di averne passati 25 a correre. La decisione di cambiare il setting doveva essere stata presa prima. Yamaha mi dice che ho 41 anni e che devo imparare e portare la moto di Quartararo e Vinales”.

Tutto ciò che Rossi dice ha una rilevanza maggiore rispetto ad un’altra persona e questa circostanza ha portato Lin Jarvis, direttore di Yamaha, ad uscire immediatamente allo scoperto per provare ad attenuare delle dichiarazioni che non hanno lasciato un gran margine di dubbio: “A volte, cambiare la mentalità degli ingegneri giapponesi non è facile perché ci sono molti dati ed informazioni, perché gli altri piloti Yamaha sono molto competitivi. In questo punto, si chiedono che senso ha andare in un’altra direzione”.

Le parole di Jarvis hanno tutta la logica del mondo, se si prendono da un punto di vista operativo ed in base all’efficacia: se Fabio Quartararo e Maverick Vinales hanno monopolizzato le prime due posizioni nelle prime due gare e la loro valutazione dell M1 è eccellente, non c’è motivo di esplorare altri cammini. Ma ciò che avviene è che colui che chiede la modifica è Valentino Rossi, pilastro di Yamaha e pilota più influente della storia del costruttore. D’altra parte, non stava chiedendo un nuovo telaio, semplicemente poter adattare la M1 al suo stile di guida per potersi sentire più comodo e poter diminuire i problemi di surriscaldamento della gomma posteriore, che lo perseguitano da più di un anno.

Tutto questo porta a pensare che il peso del Dottore nelle decisioni prese dai responsabili tecnici della Casa di Iwata non sia più quello di una volta. Una persona che conosce perfettamente l’idiosincrasia del team, dichiara a Motorsport.com/Autosport: “Yamaha non aveva mai negato a Valentino dei cambiamenti nella messa a punto. Ciò che si può ipotizzare, è che i giapponesi credono che David Munoz (nuovo capo meccanico di Rossi) ancora non conosca così bene la moto da poter prendere decisioni”.

Munoz rappresenta l’ultimo elemento della concatenazione di cambiamenti avvenuto degli ultimi anni nel box di Rossi. Prima del suo arrivo come sostituto di Silvano Galbusera, era arrivato Luca Cadalora, che dopo tre stagioni come analista ha ceduto il posto ad Idalio Gavira. Parallelamente, Yamaha aveva rafforzato il suo distaccamento in Italia con diverse aggiunte, soprattutto nell’ambito dell’elettronica, come ad esempio Michele Gadda. I pochi riscontri ottenuti da Rossi nell’ultima stagione (solo due podi ed una settima posizione nella generale), combinati con l’arrivo di Quartararo, hanno portato i vertici del costruttore giapponese a mettere il francese al centro dell’attenzione, decentrando l’italiano a partire dal 2021, una manovra che rappresenta un cambio di rotta nel team. Mentre uno non trovata il modo di risollevarsi e tornare nelle zone alte della classifica nonostante avesse ciò che chiedeva, l’altro restava sempre sulla cresta dell’onda.

La Yamaha ha sostenuto la sostituzione sulla base dei dubbi che il pluricampione aveva all'epoca sul suo futuro. Allo stesso tempo si insisteva sul fatto che, se avesse voluto continuare a correre, Vale avrebbe avuto il materiale migliore e il supporto totale della fabbrica. Tuttavia, ci sono indicazioni che ci permettono di concludere irrimediabilmente che il pilota pesarese ha perso peso specifico all'interno della formazione. Questo presunto "conflitto" con i tecnici per l'assetto della moto a Jerez ne è una buona prova. Il fatto che l'annuncio del suo trasferimento al team Petronas sia stato ritardato da "dettagli" così importanti come quali meccanici della sua attuale squadra lo accompagneranno è anch'esso un buon segno.

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