Perché la miglior moto in MotoGP può non essere campione

Il titolo di Fabio Quartararo e le sue cinque vittorie rafforzano il livello di competitività della Yamaha di quest’anno, ma la versatilità della Ducati, che ha vinto con tre piloti diversi conquistando cinque podi, mette in dubbio questa condizione.

Perché la miglior moto in MotoGP può non essere campione
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Domenica scorsa a Misano, Fabio Quartararo ha conquistato il suo primo titolo mondiale in MotoGP, mentre Bagnaia è caduto a cinque giri dalla fine quando era al comando di una gara che aveva dominato fin dallo spegnimento del semaforo. Il distacco da Marc Márquez, l'unico che poteva seguirlo, è cresciuto fino a sette decimi, e il catalano ha ammesso in seguito che a quel punto ha pensato che fosse impossibile lottare con il pilota Ducati fino alla fine.

Tuttavia, Bagnaia è caduto alla curva 15, lo stesso punto dove 20 giri prima Jack Miller era andato a terra, e questo ha di fatto consegnato il titolo a Fabio Quartararo.

A questo punto, uno dei dibattiti è se la Yamaha sia davvero il prototipo più efficiente di tutti. Sulla carta dovrebbe esserlo, visto che nessuno degli altri costruttori voleva prendere il posto della moto di Iwata. Inoltre è la moto con più vittorie (sei) nelle 16 gare disputate finora. Tuttavia, il fatto che cinque di queste siano state ottenute dallo stesso pilota (Quartararo) contrasta nettamente con i tre piloti (Bagnaia, Jack Miller e Jorge Martín) che hanno potuto vincere su una Desmosedici.

Il conto dei piazzamenti a podio è ancora più eterogeneo nel caso della Casa di Borgo Panigale, anche se in questo parametro va notato che Ducati ha sei moto sulla griglia, rispetto alle quattro di Yamaha, Honda e KTM e due ciascuno di Suzuki e Aprilia.

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In ogni caso, dei 48 podi in palio, 19 sono stati conquistati dal costruttore bolognese, con cinque diversi piloti: Bagnaia ha il numero più alto (sette), davanti a Johann Zarco (quattro), Martin e Miller (tre ciascuno), e anche Enea Bastianini (due). L'unico pilota che non è stato in grado di finire sul podio nonostante sia in sella a una Demosedici è Luca Marini, che tuttavia ha conquistato la prima fila nell'ultima gara di Misano, dove è partito terzo.

Yamaha ha invece firmato 13 podi, e ancora una volta c'è una chiara pendenza verso Quartararo, che ne ha firmati dieci, lasciandone solo tre da spartire fra Maverick Viñales (due), ormai pilota Aprilia, e Franco Morbidelli.

Le altre marche sono molto indietro rispetto a queste due, dato che la Honda, pur avendo ottenuto tre vittorie (tutte con Marc Márquez) e cinque podi, è la prima a riconoscere che la sua RC213V deve migliorare molto per poter competere per il titolo con la Yamaha e la Ducati. Il marchio dell'ala dorata e le Rosse sono ai ferri corti da anni perché i responsabili del primo non sono contenti che quelli del  secondo diano più peso al ruolo di Márquez che a quello della sua moto, nei sei campionati del mondo vinti dal pilota di Cervera tra il 2013 e il 2019. "La Ducati ha una moto che tutti dicono essere fantastica, ma l'ultimo campionato del mondo è stato vinto da Stoner molto tempo fa. L'anno scorso è stato vinto da una Suzuki e quest'anno dalla Yamaha", ha detto il team manager di HRC Alberto Puig a Motorsport.com.

Qualcosa di simile alla Honda sta accadendo a KTM (due vittorie e quattro podi) e Suzuki (sei podi). La Casa austriaca va ad alti e bassi a seconda della pista, ma non riesce a trovare la stabilità che sembrava aver raggiunto nel 2020. E la Suzuki continua a stare sul divano, intervistando i candidati per il posto di team manager lasciato libero da Davide Brivio, ma senza puntare su nessuno. Nel frattempo, Joan Mir e Alex Rins chiedono insistentemente al team di Hamamatsu di raddoppiare gli sforzi per rivitalizzare la GSX-RR, una volta che è diventato chiaro che è rimasta indietro. "Ducati è diversi passi avanti", ha detto il pilota di Barcellona.

D'altra parte, l'unico podio dell'Aprilia (Espargaró) mostra la lunga strada da percorrere per la casa di Noale.

Un altro indicatore che aiuta a farsi un'idea di quale può essere considerata la migliore moto del 2021 è l'opinione di coloro che li guidano. La Desmosedici ha la percentuale più alta, con due esordienti (Martin e Bastianini) che sono esplosi sulla scena come un fulmine nella classe regina. Entrambi sono in lizza per il premio di rookie dell'anno, e con ancora due Gran Premi da affrontare sono separati da soli cinque punti a favore della "Bestia".

"Tutti dicono che la Ducati è la migliore, la più veloce e la più competitiva, ma il titolo è stato vinto dalla Yamaha”, riconosce lo stesso Bagnaia. Il torinese ha alcuni dubbi che gli impediscono di affermare che la sua moto, che è anche la versione più aggiornata della Desmosedici disponibile, possa essere venduta come la moto perfetta del Mondiale. Tuttavia, crede che se non lo è, è vicina ad esserlo. "Abbiamo fatto un enorme passo avanti quest'anno e la moto è incredibile. Penso che nel 2022 può essere il riferimento", ha aggiunto il #63, che la prossima settimana a Portimao cercherà di assicurarsi il secondo posto in campionato, con Mir che è 27 punti dietro di lui con 50 punti ancora in palio.

Quartararo ha un approccio simile quando gli viene chiesto di nominare il miglior prototipo del 2021, anche se, nel suo caso, non è così sicuro: "Non so se la Yamaha sia la moto migliore; se guardiamo quello che dicono gli altri piloti, allora no. Ma è quella che ha vinto". Parola di un campione.

La moto di Fabio Quartararo, Yamaha Factory Racing

La moto di Fabio Quartararo, Yamaha Factory Racing

Photo by: Yamaha

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