Motori Yamaha ko: problema strutturale non di montaggio

Stando alle indiscrezioni di Motorsport.com possiamo anticiparvi che i due propulsori di Valentino Rossi e Jorge Lorenzo non hanno ceduto per un errore umano, ma quasi sicuramente per un problema di fornitura. Ora serva una bonifica.

Ora è allarme motori in casa Yamaha. Le indagini che subito hanno fatto seguito ai due propulsori rotti domenica al GP d’Italia al Mugello permettono di escludere che ci sia stato un problema di montaggio nei quattro cilindri di Valentino Rossi e Jorge Lorenzo.

Il "Dottore" è stato costretto al ritiro nel corso del nono giro della gara mentre era secondo alle spalle di Jorge Lorenzo, quando dallo scarico della sua M1 è uscita un’inequivocabile fumata azzurrognola. Ha ceduto di schianto un pistone. Ma è da capire se si sia trattato di una causa, oppure solo di un effetto.

Anche perché si è ripetuta nel primo pomeriggio la scena che poche ore prima era toccata a Jorge Lorenzo nel warm up. Il maiorchino è stato particolarmente fortunato perché il suo quattro cilindri ha ceduto l'anima nell’ultimo giro del turno del mattino, quando aveva già raccolto tutte le informazioni per la corsa.

Se avesse retto una tornata in più la Yamaha sarebbe tornata a casa con due piloti ritirati per due propulsori ko. E, invece, i tecnici del team di Gerno di Lesmo hanno potuto sostituire l’unità rotta in tempo per il GP d'Italia che poi lo spagnolo ha vinto magistralmente in volata su Marc Marquez.

A Lorenzo montato un motore usato

Quello di Jorge è un motore che ha esalato l’anima dopo aver percorso due gare (Jerez e Le Mans) e unici turni di prove (fra libere e qualifiche). I motoristi giapponesi hanno optato per montare sulla M1 dell’iberico il secondo motore dei tre già punzonati per la stagione 2017: ogni pilota ne può usare solo sette nell’arco dell’intero campionato e devono essere nell’identica configurazione di quello che è stato “congelato” prima dell’avvio della stagione.

Gli uomini Yamaha hanno scelto di montare un’unità già usata (il secondo motore, piuttosto che il quarto nuovo). Una decisione logica con il senno di poi, visto che solo in seguito si è saputo che l’errore umano non era da prendere in considerazione, mentre è sempre più probabile che si sia verificato un problema di natura strutturale.

La drammatica conferma, purtroppo, è arrivata con Valentino Rossi dopo otto giri della gara: il motore del “Dottore” è andato ko nello stesso modo, in mondovisione. Nel modo più spettacolare che una Casa non vorrebbe vivere mai…

Adesso alla Yamaha devono iniziare una “bonifica” dei motori per individuare quanti sono i propulsori che potrebbero montare un elemento di una fornitura fallata. Ogni pezzo che compone il motore ha una “vita” che viene tracciata, per cui non dovrebbe essere troppo complicato, una volta individuata la vera causa della rottura, intervenire per isolare l’eventuale partita di materiale inadatto.

Disporre delle due unità rotte dovrebbe permettere una facile diagnosi sul vero motivo del cedimento. La Yamaha, inoltre, punzona i nuovi motori solo quando vengono effettivamente chiusi: i primi due facevano parte di una partita diversa dal terzo, mentre è da vedere che anche il quarto (disponibile come scorta) non sia “contaminato”. E bisogna correre perché a Barcellona ogni dubbio dovrà ormai essere stato fugato…

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A proposito di questo articolo
Campionati MotoGP
Evento GP d'Italia
Sub-evento Domenica, post-gara
Circuito Mugello
Piloti Valentino Rossi , Jorge Lorenzo
Team Yamaha Factory Racing
Articolo di tipo Ultime notizie