MotoGP | Yamaha aveva calcolato il limite chilometrico dei motori per Sepang
Prima di riscontrare un problema imprevisto sul suo V4 durante i test di Sepang, Yamaha sapeva già che avrebbe dovuto limitare i giri e aveva quindi calcolato il numero massimo di tornate da non superare.
Yamaha ha concluso un doppio test in Malesia, diviso tra lo Shakedown ed i test ufficiali, non senza qualche difficoltà, dato che il costruttore ha dovuto fermare tutte le sue moto durante la penultima giornata. Un problema al motore individuato martedì ha infatti spinto a prendere misure precauzionali e ad impedire qualsiasi giro il giorno successivo, per motivi di sicurezza, in attesa che gli ingegneri facessero luce sulle cause del guasto.
Quando finalmente sono tornati in pista giovedì, i piloti hanno ricevuto l'ordine di guidare "con calma", come ha spiegato Alex Rins, limitando sia la guida che le prove di partenza. Massimo Meregalli, direttore sportivo di Yamaha Motor Racing, accetta pienamente questi limiti imposti dai tecnici.
"Come potete immaginare, è tutto nuovo e non abbiamo molti pezzi", ha spiegato al microfono del sito ufficiale della MotoGP. "Sapevamo già prima di arrivare qui che avremmo dovuto gestire questi due test, quello di Sepang e quello di Buriram (in programma alla fine del mese, ndr), con lo stesso materiale. Conoscevamo esattamente il chilometraggio per ogni test e sapevamo quanti giri potevamo fare (giovedì) perché volevamo essere sicuri di poter fare il prossimo test a Buriram".
In questo ultimo giorno, Andrea Dovizioso non è tornato in pista e Augusto Fernandez ha girato solo nel pomeriggio. In assenza di Fabio Quartararo, infortunato, sono rimasti anche Álex Rins, Jack Miller e Toprak Razgatlioglu. Complessivamente, i piloti del marchio hanno aggiunto 136 giri al loro contachilometri, ovvero poco più di 750 km.
Un motore che manca di potenza
La migliore prestazione è stata quella di Rins con 1'57"580, che ha portato la Yamaha all'ultimo posto tra i cinque marchi presenti al test, l'unica insieme alla KTM a non aver raggiunto il tempo di 1'56". Anche in termini di velocità massima, le M1 sembrano in ritardo, con una top speed registrata durante il test di questa settimana di 335,4 km/h (registrata da Quartararo e Miller martedì), mentre gli altri marchi hanno superato i 340 km/h.
In una transizione dal quattro cilindri in linea al V4 che si preannuncia come una sfida di grande portata per il costruttore di Iwata, Massimo Meregalli riconosce facilmente che la potenza appare oggi come il punto debole del nuovo motore. "L'area in cui dobbiamo migliorare di più è la potenza. In generale, la moto si guida bene, anche l'equilibrio è buono. La moto in sé non ha prestazioni negative", sottolinea il responsabile italiano.
Dal box Pramac Racing, il team manager Gino Borsoi sottolinea lo stesso punto debole, evidente in questa fase: "Dal punto di vista del telaio, la moto è piuttosto competitiva e funziona molto bene. È chiaro che ci manca ancora la velocità massima, ma Yamaha ci sta già lavorando, quindi non siamo preoccupati".
Jack Miller e Toprak Razgatlioglu (Pramac Racing)
Foto di: Hazrin Yeob Men Shah / Icon Sportswire via Getty Images
Nonostante i limiti, il clan Yamaha ha cercato di spegnere gli incendi ed assicurato che l'essenziale è garantito. "Fortunatamente, tutte le cose importanti che dovevamo testare, le abbiamo testate durante lo Shakedown e il primo giorno di questo test", ha detto Rins.
E Meregalli conferma: "È stato un test produttivo. Abbiamo potuto valutare la maggior parte delle componenti che avevamo in programma. Abbiamo selezionato quelli che erano gli argomenti principali per questo test, come il telaio, il forcellone e l'aerodinamica".
"Quello che non abbiamo avuto il tempo di fare è stato perfezionare le regolazioni, cosa che ovviamente rimanderemo al test di Buriram", ha aggiunto il responsabile.
Alex Rins ha tuttavia rivelato che martedì non è stato uno, ma ben due i motori che si sono rotti: "Ci hanno detto che non potevamo guidare perché sia Fabio che Toprak avevano rotto un motore. Dovevano controllare tutto per motivi di sicurezza".
"In Thailandia speriamo di ricevere altri motori e di poter guidare liberamente", ha aggiunto il pilota spagnolo, che ritiene che "i motori non si romperanno più" ora che Yamaha ha fatto luce sull'origine del problema. Il prossimo appuntamento con la pista dovrà confermarlo, il 21 e 22 febbraio prossimi, a meno di una settimana dal primo Gran Premio.
Con Oriol Puigdemont e Vincent Lalanne-Sicaud
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