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MotoGP GP d'Italia

MotoGP | Vertice al Mugello tra Marquez ed il numero 2 della Honda

Marc Marquez ha incontrato domenica al Mugello Shiniji Aoyama, numero due di Honda Motor, per discutere della crisi della HRC e della sua frustrazione per la mancanza di reazioni.

Marc Marquez, Repsol Honda Team

L'incontro, svoltosi nel motorhome del team del marchio dell'Ala Dorata allestito nel paddock del circuito del Mugello, è iniziato alle 11 in punto ed è durato 25 minuti. Oltre a Marquez ed Aoyama, che erano arrivati al circuito in elicottero nella prima mattinata, all'incontro ha partecipato anche Koji Watanabe, presidente di Honda Racing Corporation (HRC), la divisione racing che dallo scorso anno comprende sia la divisione moto che quella auto. Marquez era accompagnato da Jimmy Martínez, suo manager.

Tetsuhiro Kuwata, il direttore di HRC, è stato con loro solo per i primi cinque minuti, mentre non sono stati chiamati né Shinishi Kokubu, il responsabile tecnico, né Alberto Puig, il team manager. Dopo aver salutato Aoyama, Marquez si è recato nel box della Honda per prepararsi alla gara, della quale è riuscito a completare solo sei giri prima di cadere al settimo giro mentre lottava per il podio con Luca Marini.

Quella che si preannunciava come una gara difficile sia per il #93 che per la Honda si è rivelata l'ennesimo disastro per la Casa giapponese. Venerdì è stato Joan Mir che, dopo aver eguagliato il suo record personale di cadute da quando partecipa alla MotoGP (12), ha deciso di terminare la sua gara al Mugello con la frattura del mignolo della mano destra. La Honda ha annunciato martedì che il maiorchino non si è ancora ripreso dal colpo alla mano e non correrà neppure al Sachsenring.

La situazione è peggiorata sabato, quando Alex Rins si è frantumato la gamba destra durante la Sprint. In attesa di una seconda operazione, che sarà effettuata sullo spagnolo nelle prossime ore, il team LCR ha confermato che il #42 non tornerà in sella prima della pausa estiva. Con i due spagnoli fuori gioco al Mugello, Marquez domenica ha collezionato la sua settima caduta di una stagione nella quale non è ancora riuscito a tagliare il traguardo in una gara vera e propria.

Il presidente di Honda USA, Shinji Aoyama, consegna il trofeo

Il presidente di Honda USA, Shinji Aoyama, consegna il trofeo "First Place Owners" a Michael Andretti.

Photo by: Phillip Abbott / Motorsport Images

Il pilota di Cervera è sempre stato noto per la sua capacità di costruire un muro per camuffare il suo umore, soprattutto quando non è in un buon momento. Al Mugello, dopo la caduta, ha deciso di chiudersi all'interno del camion HRC prima di tornare al box. "A volte bisogna fare un respiro per calmarsi. Ho respirato prima di tornare ai box e prima di parlare con voi", ha ammesso ai giornalisti. Questa volta, nella sua apparizione, è stato impossibile nascondere la frustrazione per la mancanza di reazione da parte di quella che, in teoria, è la fabbrica più potente del campionato.

A Le Mans, Márquez ha chiesto alla Honda una serie di miglioramenti che non sono arrivati al Mugello, nonostante ci fosse un mese di distanza tra un evento e l'altro. Inoltre, all'inizio della Sprint, il suo prototipo ha avuto un problema che i tecnici non sono riusciti a risolvere per il giorno successivo, quando ha anche perso diverse posizioni prima di arrivare alla prima curva.

"È chiaro che se non si portano cose nuove, non si possono testare in pista. È difficile sapere cosa succede in Giappone, ma da quando abbiamo iniziato la stagione abbiamo ricevuto solo un nuovo telaio e poco altro", ha risposto il pluricampione, quando Motorsport.com gli ha chiesto se crede che il costruttore di Tokyo stia facendo tutto il possibile per invertire una situazione difficile da sostenere nel tempo.

Il livello di disillusione di Márquez nei confronti della Honda è molto più alto di quanto si possa immaginare dall'esterno. Il calvario di due anni vissuto dopo la rottura del braccio a Jerez nel luglio 2020 è ormai alle spalle. E con esso, anche quella sensazione di debito nei confronti della Honda per aver rispettato le sue decisioni e i suoi tempi, per avergli permesso di gestire l'infortunio e le sue conseguenze mediche senza intralciarlo. Dopo la quarta operazione, subita poco più di un anno fa, e il relativo processo di recupero e allenamento, non ha più alcuna limitazione fisica.

Lo ha ampiamente dimostrato quest'anno ogni volta che è salito in sella. In Portogallo - pole e podio nella Sprint -, a Le Mans - secondo in griglia e quinto nella Sprint - ed anche al Mugello, dove è tornato in prima fila e dove è sempre stato con il gruppo di testa. "È pronto a vincere di nuovo e lo si vede ogni volta che scende in pista. La moto, no", dicono attorno a lui. La preoccupazione della cerchia ristretta del pilota ruota attorno a una possibilità che li terrorizza tutti: un altro infortunio. La combinazione dell'attuale RC213V e dello stile di gara di Marquez giustifica questa paura, che lo stesso protagonista contempla.

Marc Marquez, Repsol Honda Team

Marc Marquez, Repsol Honda Team

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

"La cosa preoccupante è che tutti noi piloti Honda cadiamo ed è questo che dobbiamo cercare di cambiare per il futuro. Più cadi, più possibilità hai di infortunarti", ha ribadito il pilota di Lleida, prima di essere interpellato da Motorsport.com sulle sue sensazioni dopo l'incontro al vertice con Aoyama: "L'incontro è andato bene; gli incontri vanno sempre bene. Poi vedremo cosa succederà", ha risposto Marquez, mentre gli operai della HRC smontavano l'intero box per partire per la Germania.

L'atmosfera però è così rarefatta all'HRC che arrivare al Sachsenring, una pista dove ha vinto ogni volta che è venuto, sembra più una trappola che un'opportunità.

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Marc Marquez, Repsol Honda Team

Marc Marquez, Repsol Honda Team

Photo by: Dorna

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