MotoGP | Una classifica corta che pare figlia più dei limiti della pista che dei valori reali
Il venerdì del Gran Premio di Catalogna si è concluso con i primi dieci racchiusi in appena 269 millesimi e tutti i marchi già certi della Q2. Quella comandata dalla KTM di Acosta però sembra più una classifica dettata dal poco grip della pista e dalle basse temperature che dai valori che vedremo nelle due gare del weekend.
Pedro Acosta, Red Bull KTM Factory Racing
Foto di: Gold and Goose Photography / Getty Images
Cinque marchi diversi in una top 10 che vede tutti racchiusi nello spazio di appena 269 millesimi. La prima giornata di prove del Gran Premio di Catalogna è stata segnata da un grande equilibrio, che però è probabilmente figlio soprattutto delle condizioni particolari che la MotoGP ha trovato oggi a Barcellona.
Sicuramente non un clima primaverile, con temperature che questa mattina non toccavano neanche i 15 gradi, con un cielo plumbeo che fortunatamente ha solo minacciato pioggia, senza farla cadere sul tracciato catalano. Tutto questo si è sommato ad un asfalto che storicamente è noto per offrire un livello bassissimo di grip. Probabilmente tra i più bassi dell'intero calendario.
Condizioni che in mattinata hanno indotto i piloti addirittura a montare la gomma soft all'anteriore, per provare a stare il più possibile lontani dai guai. Cosa che comunque non è bastata, perché abbiamo assistito a diverse cadute, la maggior parte delle quali avvenute subito dopo un "cooling lap". Segno evidente che per mantenere il pneumatico anteriore in temperatura era fondamentale spingere, e anche tanto.
Le condizioni poi sono leggermente migliorate nel turno pomeridiano, quando la temperatura dell'aria è salita almeno fino a 17 grandi, permettendo all'asfalto di superare quota 30. In ogni caso, i tempi sono rimastimolto molto distanti dal record della pista e anche questa è un'indicazione da non sottovalutare: la miglior prestazione di giornata, messa a referto da Pedro Acosta, è stata di 1'38"710, mentre la best pole, che appartiene ad Alex Marquez, è ben 1"2 più veloce in 1'37"536.
Jorge Martin, Aprilia Racing Team
Foto di: Gold and Goose Photography / Getty Images
Non a caso, nonostante la sua posizione privilegiata, lo "Squalo di Mazarron" è stato uno di quelli che hanno messo in chiaro che non rispetta i valori reali: "È vero che la posizione è molto buona, ma non mi sento così bene come in altri Gran Premi", ha detto l'alfiere della KTM.
E dietro di lui, come detto, la classifica è davvero molto compressa, con ben cinque piloti in 78 millesimi, che diventano appunto dieci in poco più di due decimi e mezzo. A questo poi si deve sommare che si sono riaffacciati nelle posizioni di vertice piloti che non vedevamo da un pezzo, come Brad Binder, terzo con la KTM, o Jack Miller, nono con la Yamaha del Prima Pramac Racing.
Ma finché si è lavorato sul passo sono stati altri i nomi che si sono messi in evidenza e, guarda a caso, sono gli stessi che occupano i primi posti nella classifica iridata, ovvero quelli dei piloti dell'Aprilia e di Fabio Di Giannantonio. Peccato però che quando si va a guardare la classifica di giornata il portacolori della Pertamina Enduro VR46 sia solo sesto, proprio davanti a Marco Bezzecchi, mentre Jorge Martin dovrà addirittura passare dalla Q1, avendo pagato a carissimo prezzo una scivolata nel finale del turno pomeridiano, dopo quella molto pericolosa della mattinata, dalla quale fortunatamente si è rialzato solo con un braccio dolorante.
La sensazione, dunque, è che il time attack abbia permesso di emergere a quei piloti che hanno avuto il coraggio di prendersi qualche rischio in più. Discorso che si potrebbe fare, per esempio, per Johann Zarco, Joan Mir e Fabio Quartararo, che alla fine sono riusciti tutti a guadagnarsi la Q2 dopo aver passato la maggior parte della giornata nelle retrovie. Ma sembra proprio che la classifica così corta sia più figlia dei limiti della pista che dei reali valori in campo che potrebbero emergere nei prossimi due giorni.
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