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MotoGP | Taramasso: "Quasi un secondo al giro più veloci di passo gara ad Austin!"

Il responsabile della Michelin ha sottolineato l'enorme incremento delle prestazioni a cui abbiamo assistito un Texas, in quello che doveva essere solo un anno di transizione. Anche gli pneumatici francesi però hanno avuto un ruolo fondamentale, garantendo un rendimento molto costante ai piloti.

Piero Taramasso, responsabile Michelin MotoGP

Piero Taramasso, responsabile Michelin MotoGP

Foto di: Michelin Sport

Alla faccia dell'anno di transizione. Le prestazioni a cui abbiamo assistito nel weekend del Gran Premio degli Stati Uniti sono state a dir poco impressionanti, con una best pole abbassata di ben sette decimi e due gare disputate ad un ritmo davvero infernale. Segno che l'evoluzione tecnica è stata davvero importante, nonostante l'imminente arrivo della svolta regolamentare più grande dell'era MotoGP nel 2027. In parte però il merito va anche dato alla Michelin, che ha fornito degli pneumatici che si sono adattati molto bene a questo incremento prestazionale, garantendo anche un rendimento particolarmente costante, come ha spiegato il responsabile Piero Taramasso.

"E' andata decisamente bene. Siamo rimasti sorpresi dai tempi, che sono stati veloci da subito. Già dal venerdì abbiamo visto che la pista era in condizioni buone. Poi c'è stato subito il record in qualifica, una Sprint velocissima, 10 secondi più veloce del primato precedente, e la gara di domenica che è stata addirittura 19 secondi più veloce. In pratica, hanno girato un secondo al giro più veloci e i tempi sono rimasti abbastanza costanti. Questo vuol dire che le scelte che avevamo fatto a livello di gomme erano corrette, ma anche che appunto la pista era in ottime condizioni", ha detto Taramasso a Motorsport.com.

Non a caso, tranne una singola eccezione, le scelte sono state molto chiare per tutti...
"Fin da venerdì mattina, tutti hanno girato con la gomma posteriore media ed è subito piaciuta. Di solito, quando la pista è poco gommata, i piloti si lamentano, perché la media è più adatta alle alte temperature. Invece hanno trovato dei buoni setting e sono stati immediatamente veloci. Per quanto riguarda l'anteriore, la soft è stata un po' messa da parte, perché era chiaro che l'opzione giusta fosse la media ed infatti è stata utilizzata sia nella Sprint che nella gara lunga. Al posteriore, tutti si sono indirizzati sulla media alla domenica, mentre nella Sprint sono andati in venti con la soft e solo Martin invece ha puntato sulla media".

Una scelta che sembra essere stata decisiva per la sua vittoria, arrivata con una rimonta in extremis ai danni di Pecco Bagnaia...
"Io credo che sia stata un vantaggio soprattutto a livello psicologico, in particolare negli ultimi giri. Probabilmente dentro di sé si è detto di poter spingere di più avendo la media e quindi è riuscito a passare Pecco proprio all'ultimo giro. Ma fin dall'inizio Jorge ci ha sempre detto che con la media la moto gli risulta più naturale, più facile, e quindi è stato bravo a sceglierla, perché non è mai semplice quando gli altri vanno tutti in un'altra direzione. Lui invece era convinto, l'ha presa e ha vinto".

MotoGP field at the start

MotoGP field at the start

Foto di: Steve Wobser / Getty Images

Durante il weekend, i piloti si sono lamentati di una pista peggiorata in termini di sconnessioni, ma hanno anche sottolineato che quest'anno l'asfalto offriva più grip del solito. E' un qualcosa che avete riscontrato anche voi?
"Sì, perché ci sono pezzi d'asfalto che sono stati rifatti cinque anni fa, altri l'anno scorso, poi quando si formano i dossi, li vanno a limare. Per esempio, quest'anno c'era un tratto rifatto dopo la curva 1, quindi il fondo non è per niente omogeneo. Però il grip c'era e, infatti, oltre ad aver visto due gare molto veloci, abbiamo riscontrato anche un consumo delle gomme maggiori rispetto agli anni scorsi. Però è anche abbastanza normale di fronte a prestazioni di questo genere: in sei sono scesi sotto al vecchio giro record in gara e in qualifica erano stati addirittura in otto".

In questo momento è abbastanza evidente che la Ducati abbia qualche difficoltà nella gestione delle gomme. Pecco Bagnaia ha spiegato che sono obbligati a far girare la moto di posteriore, è un'analisi che condividi?
"E' vero che forzano un po' di più sul posteriore e in questa situazione, quando la gomma cala, si creano anche delle vibrazioni. E' evidente che devono trovare ancora la quadra. Adesso il gap con l'Aprilia c'è, è chiaro, ma sono convinto che la Ducati riuscirà a mettersi a posto o almeno a recuperare una parte del ritardo. Poi anche Marquez fisicamente non è ancora al 100%, si vede che non guida in maniera sciolta. Magari la pausa che c'è prima di Jerez lo aiuterà a recuperare e potrà servire anche alla Ducati per trovare qualcosa a livello tecnico".

In tanti pensavano che il vantaggio dell'Aprilia nelle prime due gare fosse dovuto alla carcassa più rigida da alte temperature, ma il weekend di Austin ha smentito questa ipotesi...
"Ho sempre pensato che non fosse quello, perché ormai la carcassa più rigida la proponiamo da diverse stagioni, quindi tutti sanno come interpretarla e come lavorare sul setting. Anche i piloti si sono abituati. In questo momento, l'Aprilia ha proprio qualcosa in più a livello di moto".

Si pensava che il 2026 dovesse essere solo un anno di transizione in vista dell'arrivo del regolamento 2027. Eppure in Texas abbiamo visto un incremento prestazionale enorme: voi lo avevate messo in conto che potesse esserci un salto di qualità tanto grande?
"In realtà un po' me l'aspettavo, perché sicuramente tutti quanti avevano ancora delle soluzioni tecniche nel cassetto e, se non le avessero utilizzate quest'anno, sarebbero finite nel nulla, visto che il prossimo anno il regolamento cambierà in maniera radicale. Quindi diciamo che mi aspettavo di vedere delle moto abbastanza diverse, ma magari non che facessero uno step così grande".

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