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MotoGP | Taramasso: "Phillip Island è già l'incubo dei gommisti e c'è pure l'asfalto nuovo"

Il responsabile della Michelin ha spiegato che il circuito australiano è chiamato anche "l'incubo dei produttori di gomme" per le sue caratteristiche uniche al mondo, fatte di asimmetria e curve velocissime. A complicare ulteriormente le cose c'è un asfalto inedito e mai provato, ma l'azienda francese ha fiducia nelle proprie contromosse.

Piero Taramasso, Michelin

Piero Taramasso, Michelin

Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Phillip Island è una pista dai due volti. I piloti la amano per le sue pieghe velocissime, che però la rendono molto difficile da decifrare per i produttori di pneumatici. Il layout particolarmente asimmetrico impone l'utilizzo di gomme specifiche per il tracciato australiano, inoltre le condizioni climatiche possono sempre giocare brutti scherzi: basta pensare che l'anno scorso l'arrivo di una tempesta ha imposto di rinunciare alla Sprint, anticipando la gara lunga al sabato pomeriggio.

Come se non bastasse, è stato steso anche un nuovo manto d'asfalto e questo è un qualcosa che ha quasi sempre generato delle problematiche in passato. Per esempio, si può tornare al 2013, quando fu imposto il cambio moto proprio perché le gomme, allora marchiate Bridgestone, non potevano garantire la durata della gara.

In ogni caso, la Michelin pensa di aver preso le contromisure giuste per il Gran Premio d'Australia, che questo fine settimana apre la seconda tripletta della MotoGP 2024, che entra nella sua fase decisiva dopo che Pecco Bagnaia ha ridotto il gap da Jorge Martin a soli 10 punti con la doppietta colta due settimane fa in Giappone. Il responsabile dell'azienda francese, Piero Taramasso, ammette che non sarà un weekend facile, ma come alla fine lo è sempre quello di Phillip Island, quindi resta fiducioso.

"A Phillip Island già di per sé il tracciato è molto particolare, perché è il più asimmetrico del calendario a livello di sollecitazioni sulle gomme. Non a caso, portiamo solamente soluzioni asimmetriche sia all'anteriore che al posteriore, con delle mescole molto morbide sul lato destro e molto dure su quello sinistro, proprio perché si sta tantissimo sull'angolo di piega da quella parte, quindi la tendenza è di far salire molto la temperatura, se non addirittura surriscaldarla. Insieme al Sachsenring e Valencia è uno dei circuiti antiorari, ma questo ha anche delle velocità molto più elevate, quindi è il peggiore dei tre", ha detto Taramasso a Motorsport.com.

Quest'anno però c'è un altro aspetto a complicare le cose, che in passato ha dato grattacapi a tutti i produttori di pneumatici...
"C'è anche l'asfalto nuovo e su questo tracciato i nostri concorrenti hanno sempre avuto dei problemi in queste condizioni. E' capitato di dover ridurre la durata delle gare o imporre dei cambi moto, perché quando c'è l'asfalto nuovo si generano sempre problemi di usura e temperatura. Non a caso, Phillip Island la chiamano anche 'l'incubo dei produttori di gomme', quindi sappiamo che non sarà un weekend facile".

Alla luce di questo, che scelte avete fatto per il Gran Premio d'Australia?
"Non avendo avuto modo di effettuare un test con il nuovo asfalto, porteremo una specifica in più al posteriore. All'anteriore abbiamo deciso invece di confermare le tre soluzioni dell'anno scorso, che saranno tutte asimmetriche. Non abbiamo ritenuto necessario introdurne una quarta di back-up, perché la gomma anteriore non è molto sollecitata a Phillip Island, non essendoci delle staccate troppo violente. Al posteriore invece ci saranno tre soluzioni: abbiamo confermato la media dello scorso anno, che è quella che era stata utilizzata quasi da tutti in gara, che però nell'allocazione di questo fine settimana sarà la soft. A questa poi abbiamo affiancato una soft ed una media che hanno una costruzione rinforzata tipo quella di Mandalika, proprio per ovviare al problema delle temperature, che sappiamo già che prima o poi ci sarà".

Augusto Fernandez, Tech3 GASGAS Factory Racing

Augusto Fernandez, Tech3 GASGAS Factory Racing

Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Se dovessi azzardare delle previsioni su quali potrebbero essere le soluzioni più gettonate, oggi cosa diresti?
"Sicuramente la soft funzionerà per fare i time attack, ma credo che dovrebbe essere in grado di fare anche la Sprint, quindi sarà un po' la gomma di riferimento. Poi per la gara lunga si valuterà se si potrà fare con quella o se si dovrà passare su una costruzione più resistente alla temperatura".

Non abbiamo ancora citato una variabile che spesso fa la differenza in Australia: il meteo. E basta pensare al weekend del 2023 per rendersene conto...
"Lì c'è sempre il rischio che ci sia freddo, che ci sia vento e che possa anche piovere. Se ne parla tutti gli anni, ma il momento della stagione in cui andiamo in Australia non è il più propizio a livello meteorologico, quindi bisogna essere sempre pronti ad aspettarsi di tutto".

Il nuovo asfalto potrebbe diventare una variabile anche per quanto riguarda le penalità relative ai valori della pressione?
"Sicuramente il nuovo asfalto potrebbe cambiare un po' le carte in tavola per quanto riguarda la gomma davanti. Però tendenzialmente non è molto sollecitata e spesso a Phillip Island il valore si abbassa rispetto a quello con cui la moto parte dai box, per poi stabilizzarsi. Si comporta un po' all'inverso rispetto a tutti gli altri circuiti, dove di solito si alza per i primi giri e poi si stabilizza. Bisogna vedere che ruolo giocherà in questo senso il nuovo asfalto, ma anche il vento, che se è freddo può incidere. Ci sono tanti parametri da tenere d'occhio, ma lo scopriremo con precisione solo quando entreranno in pista".

Se il quadro è questo, possiamo dire che per una volta potrebbe essere meglio stare dietro ad un'altra moto invece che davanti per gestire al meglio la temperatura e la pressione della gomma anteriore?
"In caso di temperature basse e di vento freddo direi di sì, stare dietro potrebbe aiutare a mettere in temperatura la gomma. Ma sono convinto che già dalle prove di venerdì i piloti proveranno a capire come si comportano le gomme in questo senso".

Francesco Bagnaia, Ducati Team, Jorge Martin, Pramac Racing

Francesco Bagnaia, Ducati Team, Jorge Martin, Pramac Racing

Foto di: Dorna

Facciamo un passo indietro al Gran Premio del Giappone, dominato da Pecco Bagnaia con una doppietta. Si temeva il maltempo, invece è filato tutto liscio. E si può dire lo stesso anche dal punto di vista delle gomme...
"Le previsioni parlavano costantemente di pioggia, quindi eravamo pronti a questa evenienza, ma alla fine non si è mai palesata. Però c'è sempre stata una forte umidità nell'aria che, insieme a quella che risaliva dal suolo ed alla pioggerella intermittente, ha reso la pista abbastanza scivolosa. Non ci sono mai state condizioni perfette, anche se alla fine sono state utilizzate le gomme slick, che hanno funzionato bene. Non ci sono state sorprese: nella Sprint abbiamo visto che quasi tutti i piloti avevano la dura all'anteriore e la soft al posteriore. Nella gara di domenica poi hanno confermato la dura davanti, passando sulla media al posteriore. E dobbiamo dire che hanno funzionato bene, perché non ci sono state lamentele particolari".

Anzi, ci sono diversi aspetti di cui potete essere particolarmente soddisfatti...
"Finalmente siamo riusciti a battere il record della durata della corsa, che resisteva da ben 10 anni. Tra gare saltate per il COVID e condizioni meteorologiche particolari, questo primato risaliva ormai al 2014. Questa è una cosa positiva, che ci ha fatto molto piacere. Così come la griglia di partenza, perché è stato bello vedere tre moto diverse in prima fila: una KTM, una Ducati ed un'Aprilia. Quando è così, vuol dire che le gomme lavorano bene su tutte le moto. La gara magari non è stata troppo spettacolare, ma Bagnaia e Martin hanno tenuto un ritmo davvero infernale, con la performance che è rimasta davvero molto costante per l'intera durata, che poi era quello che cercavamo con la nostra gamma di pneumatici 2024".

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