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MotoGP | Taramasso: "GP d'Argentina insidioso: pista tosta e sarà sporca e da gommare"

La MotoGP non corre a Termas de Rio Hondo dal 2023 e questo potrebbe complicare le cose per la Michelin su un circuito che già di per sé è complicato da affrontare dal punto di vista degli pneumatici. Ne abbiamo parlato con il responsabile dell'azienda francese, Piero Taramasso.

Piero Taramasso, Michelin, Michelin press scrum

Piero Taramasso, Michelin, Michelin press scrum

Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Dopo il dominio di Marc Marquez in Thailandia, con una perentoria doppietta del nuovo pilota ufficiale della Ducati, la MotoGP è già pronta a tuffarsi nel suo secondo appuntamento stagionale, il Gran Premio d'Argentina. Il Motomondiale fa il suo ritorno a Termas de Rio Hondo dopo due anni, visto che nella scorsa stagione la Dorna ed il nuovo governo non avevano trovato un accordo per portare avanti l'evento. Quello che già di per sé è un circuito impegnativo per gli pneumatici rischia quindi di diventare ancora più complesso, perché l'aspettativa è di trovarsi a fare i conti con un asfalto sporco e da rigommare, come ci ha spiegato il responsabile della Michelin, Piero Taramasso.

"La grossa incognita è la pista: ci aspettiamo di trovarla in brutte condizioni. Non solo sporca, ma anche poco gommata, perché viene utilizzata veramente poco, e quindi con poco grip. Senza contare che già di per sé è un circuito tosto per le gomme, con la tendenza a surriscaldare il posteriore. L'asfalto, anche se è abbastanza vecchio, è piuttosto aggressivo, ma allo stesso tempo non offre troppo grip. Questa chiaramente non è una buona combinazione, inoltre è possibile che faccia anche molto caldo, perché sono previste temperature dell'aria tra i 30 ed i 35 gradi e questo vuol dire che quelle della pista sarebbero facilmente superiori ai 40 gradi. Per tutti questi fattori, mi aspetto un Gran Premio insidioso, con tanto lavoro per le squadre nelle giornate di venerdì e sabato. Dal punto di vista del folklore però è sicuramente bello tornare in Argentina", ha detto Taramasso a Motorsport.com.

Alla luce di queste potenziali insidie, che tipo di scelte avete fatto per l'allocazione di questo fine settimana?
"Siamo andati un pelino più duri a livello di centraggio di mescole per quanto riguarda l'anteriore. Quella che era la dura nel 2023, sarà la media quest'anno e quindi abbiamo introdotto anche una soluzione più rigida. Ovviamente non si tratta delle stesse mescole, perché lo scorso anno le abbiamo cambiate, ma diciamo che la media e la soft sono quelle che si possono paragonare alla dure e alla media che avevamo utilizzato due anni fa. E tutte e tre sono soluzioni simmetriche".

Riguardo alle posteriori invece cosa ci puoi dire?
"La soft ha lo stesso centraggio del 2023, mentre siamo andati un po' più morbidi con la media, perché quella che avevamo portato due anni fa era troppo dura e alla fine non l'aveva utilizzata nessuno. Si tratta di due soluzioni che sono abbastanza simili tra loro e sono entrambe simmetriche: nonostante ci siano più curve a destra che a sinistra, il livello di sollecitazione sui due lati è molto simile. Le curve a sinistra infatti sono lunghe e veloci, quindi mettono molta più energia sulla gomma e alla fine tendono ad equilibrare le cose".

Le previsioni meteo sembrano favorevoli, ma l'ultima edizione del GP si è disputata col bagnato e la pioggia ha fatto capolino diverse volte in passato...
"E' vero che la pioggia l'abbiamo trovata abbastanza spesso a Termas de Rio Hondo. Se dovesse esserci la pista bagnata, la soluzione ideale è quella di utilizzare la rain media sia all'anteriore che al posteriore, che è quella che è stata utilizzata in passato, anche se chiaramente avremo in allocazione anche le soft da bagnato. Sull'asciutto invece la combinazione che aveva soddisfatto di più i piloti era dura all'anteriore e soft al posteriore".

Michelin Tyres

Michelin Tyres

Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Facciamo un passo indietro alla prima gara della stagione, il GP della Thailandia. Un weekend disputato con un caldo che potremmo quasi definire surreale, che ha visto un dominio assoluto di un Marc Marquez capace di vincere nonostante un incoveniente con la pressione della gomma anteriore lo avesse costretto a rallentare a farsi passare per farla risalire ed evitare una penalità...
"A Buriram abbiamo incontrato delle condizioni veramente estreme. Nella gara di domenica c'erano 50 gradi sull'asfalto e nella Sprint di sabato erano quasi 60. Condizioni davvero estreme sia per le moto che per i piloti, oltre che per le gomme. Basta pensare che nel 2023, anche se c'era il sole, c'erano solo 36 gradi sull'asfalto, quindi non avevamo mai trovato un caldo così in Thailandia. Non a caso, è stato abbassato solamente il record del giro veloce in gara, anche se probabilmente quello di distanza di gara sarebbe stato alla portata se Marquez non avesse dovuto rinuciare a tenere l'ottimo ritmo che aveva costruito fin dai test. Le gomme comunque erano veramente al limite sia a livello di temperatura che di usura. Già da venerdì, dunque, abbiamo dato ai team ed ai piloti l'indicazione di cercare di sovraccaricare il meno possibile gli pneumatici e quindi di cercare di ridurre lo spinning. Cosa non facile, perché quando la temperatura è così elevata il grip è basso, quindi la gomma ha una naturale tendenza a spinnare. E a quel punto è come un cane che si morde la coda, perché più si surriscalda e più perde grip. Il segreto di tutto il weekend, dunque, è stato cercare di gestire lo spinning della posteriore".

E i team come si sono comportati da questo punto di vista? Sono stati promossi?
"Devo dire che in generale hanno fatto un bel lavoro, perché sono riusciti a limitare i danni, anche se la metà dei piloti sono arrivati alla fine della gara lunga di domenica con l'usura del pneumatico posteriore al 100%, quindi hanno usato tutta la gomma possibile. Alcuni però sono arrivati addirittura al 120% e si è vista qualche gomma rovinata, dovuta proprio all'usura eccessiva. All'anteriore invece non ci sono stati problemi legati all'usura, ma le temperature molto elevate hanno creato dei surriscaldamenti che facevano inevitabilmente perdere grip e quindi anche feeling ai piloti".

Parlando di anteriore, diversi piloti hanno segnalato una sorta di anomalia, ovvero che la dura accusava un calo più repentino della morbida. A cosa è dovuta questa situazione?
"Nella Sprint, essendoci 60 gradi sull'asfalto, la maggior parte dei piloti hanno scelto la dura all'anteriore e la soft al posteriore. Diciamo che con il mix tra la temperatura molto elevata ed il ritmo sostenuto, unito al fatto che avevamo una costruzione speciale, la dura si è 'imballata': è salita di temperatura ed ha perso qualcosa in termini di performance. In base ai dati raccolti nella Sprint, infatti, per la gara lunga si è passati ad una maggioranza di piloti con la soft all'anteriore e la media al posteriore, che mi è sembrato essere il compromesso migliore per le condizioni di Buriram, anche perché la temperatura dell'asfalto era più bassa di una decina di gradi e il ritmo è stato meno elevato. Però è stata tendenzialmente una combinazione di fattori esterni che ha fatto soffrire tutti un po' di più nella Sprint, nella quale il vantaggio offerto dal maggior grip sull'angolo di piega ha premiato per i piloti che l'avevano scelta. La dura invece garantiva solo un po' più stabilità in frenata, ma in questo modo ha finito per performare meno".

Il caso del weekend è stato ovviamente quello legato alla pressione della gomma anteriore di Marc Marquez nella gara lunga. C'è anche chi ha storto il naso, non credendo a questa possibilità. Se c'è qualcuno che può sapere se il rischio di incappare in una sanzione fosse concreto o meno, quello sei sicuramente tu...
"Sì, Marc aveva bisogno di farsi passare, perché nei primi giri era al di sotto del valore minimo. Devo dire molto poco al di sotto, ma giustamente si è voluto assicurare di non rischiare e si è messo dietro ad Alex e riportato il valore nella norma. Nella gara lunga devi fare almeno il 60% dei giri al di sopra dei valori minimi imposti, quindi è stato bravo a capire quando era il momento di farsi passare e quando poi non avrebbe più rischiato rimettendosi davanti".

Sia nei test che nel weekend di gara, Fabio Quartararo si è lamentato dello scarso feeling che ha trovato con le gomme, dicendo che secondo lui era un problema di adattamento della Yamaha alle carcasse da alte temperature. Condividi questa sua visione?
"Assolutamente, sono d'accordo con Fabio. Queste carcasse per le alte temperature sono molto diverse da quelle standard e per farle funzionare è fondamentale centrare quasi al 100% il bilanciamento della moto. Basta che ti manchi un 5% in termini di messa a punto e ti penalizza di più che in condizioni normali, perché sono gomme piuttosto estreme e se non riesci a sfruttarle al meglio si innesca subito lo spinning. Come dicevo prima, quando arrivi a questa situazione, diventa davvero come un cane che si morde la coda e non ne vieni più fuori. Diventa davvero difficile trovare la quadra".

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