MotoGP | Taramasso: "Goiania è la pista più dura del calendario per le gomme"
Il tracciato brasiliano richiederà delle gomme asimmetriche sia all'anteriore che al posteriore, perché ha delle caratteristiche quasi uniche. Pur essendo molto breve, è molto veloce ed ha un layout che sollecita soprattutto il lato destro. Tutto questo generando temperature elevatissime sia su quel lato che sulla parte centrale degli pneumatici.
Piero Taramasso, Michelin
Foto di: Michelin Sport
C'è grande attesa per il secondo appuntamento della MotoGP 2026. Dopo oltre 20 anni si torna in Brasile, per di più su un tracciato - l'Autodromo Internacional Ayrton Senna di Goiania - dove si era corso addirittura alla fine degli anni '90, ma che da allora è stato completamente rinnovato. Una pista quindi da scoprire per tutti, perché non c'è stato modo di toccarla con mano anche solo per organizzare un test con i collaudatori. Tutti quindi si dovranno basare, almeno in partenza, sulle simulazioni fatte a casa. Discorso che vale anche per la Michelin, che ha dovuto scegliere gli pneumatici per il weekend "a scatola chiusa", per di più per una pista che potrebbe rivelarsi più insidiosa di quanto si potrebbe pensare.
"In Brasile troveremo un nuovo circuito ed un nuovo asfalto, quindi tutti i dati sono basati sulle simulazioni che abbiamo realizzato con un programma sviluppato dai nostri ingegneri. Ma quando si affronta un circuito inedito ci aiutano anche le squadre, che ci mettono a disposizione pure i loro dati di simulazione, per incrociarli e capire se c'è una congruenza sulle velocità e sull'energia che viene trasmessa alle gomme", ha spiegato a Motorsport.com il responsabile dell'azienda francese, Piero Taramasso.
Quali sono quindi le conclusioni che avete raggiunto in base ai dati delle simulazioni?
"Che parliamo di una pista tosta, molto veloce. Già la velocità media è elevata, ma anche il layout è molto asimmetrico, con più sollecitazioni sul lato destro della gomma quindi, come a Valencia e a Phillip Island, porteremo delle soluzioni asimmetriche sia all'anteriore che al posteriore. E anche l'aspetto delle temperature non è meno rilevante: secondo le simulazioni, quella che si genera al centro del pneumatico è superiore a quella di Buriram, mentre sul lato destro sono superiori a quelle che arriviamo a toccare sul lato sinistro a Phillip Island. Dunque, possiamo dire che Goiania è probabilmente la pista più sollecitante, la più dura di tutto il calendario MotoGP".
Eppure, guardando la piantina non dave l'impressione di essere una pista così ostica...
"Nessuno lo pensava, anche perché è un circuito molto breve, che non arriva a quattro chilometri, più o meno come il Sachsenring, ma è velocissimo e molto asimmetrico, quindi genera molto carico sul posteriore. Tra le altre cose, c'è un tratto di 50 secondi nei quali si va praticamente in appoggio solamente sul lato destro, tra la curva 11 e la curva 4. Quindi la difficoltà sta proprio nel progettare una gomma che sia molto resistente a destra, ma che sia 'gentile' quando poi si torna sul lato sinistro. Sarà sicuramente un weekend interessante".
Passando all'aspetto pratico, che tipo di scelte avete fatto quindi per il fine settimana?
"Come detto, portiamo delle soluzioni asimmetriche sia per quanto riguarda l'anteriore che il posteriore, ma con queste caratteristiche è praticamente inevitabile. Inoltre, questa volta avremo tre opzioni sia davanti che dietro (negli altri GP sono solamente due), proprio per averne a disposizione una di back-up, visto che non abbiamo avuto modo di fare un test prima del weekend di gara. Per lo stesso motivo, per permettere ai piloti di prendere confidenza con la pista, sono stati allungati entrambi i turni del venerdì, quindi forniremo ad ognuno un numero maggiore di pneumatici per compensare questa cosa".
Hai parlato di alte temperature, quindi ci sarà la carcassa posteriore più rigida?
"Esatto, portiamo quella da alte temperature. Si tratta di quella che portiamo in Thailandia per quanto riguarda la gomma soft e la gomma media. La dura invece sarà quella che portiamo in Austria, che è sempre rinforzata, ma cambia un po' nella parte centrale. Dunque, sono tutte specifiche che utilizziamo sempre su circuiti molto esigenti".
Negli ultimi anni, la Formula 1 ci ha insegnato che in Brasile anche il meteo può essere una variabile importante...
"A livello climatico, le previsioni parlano di temperature comprese tra i 25 ed i 30 grandi, con parecchia umidità. Purtroppo, al momento sembra esserci anche il rischio di temporali in ognuna delle giornate del weekend. Diciamo, però, che potrebbe essere un problema soprattutto se dovesse piovere venerdì e poi si dovesse correre sull'asciutto sabato e domenica. In ogni caso, sul clima abbiamo poco potere".
Michelin
Foto di: Michelin
Facciamo un passo indietro al GP della Thailandia, che ha aperto la stagione con delle sorprese: Pedro Acosta leader, l'Aprilia con quattro moto nella top 5 domenicale e la Ducati giù dal podio dopo ben 88 GP. E' stato un weekend impegnativo per tutti e anche per le gomme non ci sono state eccezioni...
"Come avevamo già anticipato, Buriram è un circuito che non va mai sottovalutato sia per le condizioni della pista che per quelle meteorologiche, infatti abbiamo trovato poco grip, con un asfalto che risale ormai al 2014, e delle temperature elevatissime: domenica, quando c'è stata la gara, c'erano ben 58 gradi sull'asfalto e nella Sprint erano comunque 56. Il tema si sapeva che sarebbe stato la gestione della gomme posteriore, quindi dello spinning, soprattutto in rettilineo, perché è la parte centrale della gomma quella che si consuma di più su questo tracciato. Per la Sprint, la scelta è stata uguale per tutti, con una coppia di gomme soft, ed abbiamo assistito ad una bella lotta per la vittoria tra Pedro Acosta e Marc Marquez. In base ai dati del sabato poi si è capito che la soft avrebbe potuto fare anche la gara lunga, ma tutti hanno preferito essere un po più prudenti e passare sulla media, almeno al posteriore. Diciamo poi che in questo caso la gomma a tenuto bene fino agli ultimi giri, però alla fine diversi piloti avevano usato la gomma al 100%".
Non deve stupire quindi che il ritmo sia calato parecchio nella parte conclusiva della gara lunga...
"I primi 15 giri sono stati velocissimi, infatti nessuno si aspettava un ritmo così. Bezzecchi è partito con un gran ritmo e gli altri gli sono andati dietro. Sono rimasto molto stupito, anche perché con i piloti si era parlato del fatto di dover gestire un po' le gomme. E' normale quindi che i tempi siano calati molto nella seconda parte, anche se alla fine la gara è stata più lenta di appena 47 millesimi rispetto al record della distanza in Thailandia, quindi in generale è stata una gara molto veloce in realtà".
Inevitabilmente, si è parlato molto del ritiro di Marc Marquez, che si è ritrovato con il pneumatico posteriore a terra a pochi giri dal termine. Il problema però in questo caso non è stata la gomma in sé...
"Diciamo che le immagini hanno mostrato molto chiaramente cosa è successo: Marc ha preso il gradino del cordolo ad alta velocità e si è piegato il cerchio. A quel punto la gomma ha perso aria e per lui non c'è stato più modo di proseguire. Nella Sprint era già successo qualcosa di simile anche a Martin nello stesso punto, ma con il cerchio anteriore. Nel caso di Jorge però si è trattato di una perdita lenta, che gli ha permesso comunque di terminare la gara. Marc invece ha avuto una perdita istantanea che lo ha costretto a fermarsi immediatamente. Peccato, perché lui aveva gestito un po' di più le gomme all'inizio e stava tornando sui primi. Magari avremmo potuto assistere ad una bella battaglia, come aveva fatto nei primi giri proprio con Martin e con Acosta".
Marc Marquez, Ducati, dettaglio della gomma
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
Abbiamo visto le Ducati faticare molto più del solito e gli uomini della Casa di Borgo Panigale si sono lamentati del fatto che le condizioni fossero cambiate parecchio rispetto ai test del weekend precedente. Anche voi avete riscontrato questa cosa?
"Effettivamente, c'era l'impressione che nel test ci fosse meno grip rispetto al test, infatti anche la Sprint è stata più lenta di 7-8 secondi in confronto al record. Ma confermo che la sensazione era per tutti che ci fosse meno grip e più spinning. Sicuramente le temperature erano più alte e probabilmente c'era anche più umidità. Senza dimenticare che ha anche piovuto tanto tra il test ed il weekend di gara. A volte basta veramente poco per cambiare le condizioni e quindi il feeling dei piloti".
L'altra discriminante sembra essere un po' la carcassa da alte temperature, che lo storico recente sembra dire che calzi a pennello all'Aprilia e invece crei qualche grattacapo alla Ducati...
"All'inizio, questa carcassa non piaceva sia ai piloti che ai team. Adesso, in generale, sanno come assettare le moto ed anche i piloti hanno capito come metterla in temperatura e come farla fuzionare. Curiosamente, l'Aprilia era probabilmente quella che all'inizio soffriva di più con questa carcassa, quindi penso che si siano proprio concentrati sul cercare di farla funzionare sulla loro moto e ora ci sono riusciti molto bene. Ma credo che il tema sia più generale, perché la tendenza è che l'Aprilia sembra che sia la moto che soffre meno quando andiamo su piste in cui c'è poco grip. Di contro, la Ducati invece sembra aumentare il proprio vantaggio quando c'è tanto grip. Ma questa ormai è una tendenza che si vede da tre anni a questa parte, a prescindere dalla carcassa, che però dovrà essere verificata anche nelle prossime gare".
Joan Mir stava portando la Honda a battagliare per la top 5, ma nel finale è stato costretto al ritiro e ha puntato il dito sulle gomme. Cosa ci puoi dire a riguardo?
"In realtà non c'è stato un vero e proprio problema. Il fatto è che ha consumato tutta la gomma. Durante i test sembrava che loro avessero tutto sotto controllo, che potessero arrivare alla fine intorno al 100% dell'usura come gli altri, invece hanno consumato di più la gomma. E' arrivato fino alla base della gomma, che non è più il battistrada dove c'è la mescola, e quindi offre molto meno grip. Questo ha inevitabilmente mandato in panne l'elettronica, che tagliava in continuazione. Ma possiamo dire che si è trattato solo di una questione di usura eccessiva".
C'è invece qualcuno che si è distinto in senso opposto?
"Quelli che hanno gestito meglio sono stati senza dubbio quelli della KTM. Sono quelli che avevano le gomme in miglior stato alla fine della gara. Hanno sacrificato un po' di potenza, però sono riusciti a risparmiarle un po' di più. E questo, oltre al suo indiscutibile talento, ha sicuramente aiutato Acosta a fare delle belle performance".
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