MotoGP | Retroscena Crutchlow: non voleva tornare a correre, ma l'ha convinto la moglie
Il pilota britannico torna a correre al Mugello con la Honda di LCR a tre anni dalla sua ultima apparizione in MotoGP. Quando è stato contattato per sostituire l'infortunato Johann Zarco, Cal inizialmente aveva detto di non essere interessato, ma è stata la moglie Lucy a convincerlo ad accettare questa opportunità.
Cal Crutchlow, Team LCR Honda
Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images
Ci sono alcuni personaggi che possono sparire per qualche anno, ma quando tornano nel paddock è come se non se ne fossero mai andati. Cal Crutchlow fa sicuramente parte di questo elenco, perché è veramente troppo a suo agio nell'ambiente della MotoGP. E poco importa se la sua ultima gara risaliva ormai a tre anni fa.
Il pilota britannico è tornato al Mugello, per ricongiungersi con quella che era stata la sua "famiglia" a tempo pieno dal 2016 al 2020, il team LCR. Dopo l'infortunio al ginocchio di Johann Zarco a Barcellona, per il quale non si conoscono ancora le tempistiche del recupero, la squadra di Lucio Cechinello ha deciso di puntare sul veterano per sostituirlo in sella alla RC213V. Ma convincerlo non è stato semplice, visto che appunto la sua carriera a tempo pieno era terminata addirittura sei anni fa e che nei tre successivi aveva fatto solamente delle sostituzioni.
Lo stesso Cal ha raccontato un siparietto molto divertente al suo arrivo in autodromo, spiegando che lui aveva risposto inizialmente no alla proposta di LCR, ma che è stata la moglie Lucy a convincerlo ad accettare. Anzi, prima di fare qualsiasi mossa, la squadra aveva proprio chiesto il benestare a lei.
"Lunedì mi hanno chiamato molti membri della squadra e avevo ricevuto alcuni messaggi. Alla fine ho parlato con Dako (Dakota Mamola) e mi ha detto: 'Sai, la squadra vuole che tu torni a correre'. Non ho mai pensato che stesse scherzando perché capivo la situazione. E poi sono tornato a casa e Lucy (la moglie) mi ha chiesto: 'Ti ha chiamato Dako?'. E io ho risposto: 'Sì', ma non ho sollevato l'argomento. E lei ha detto: 'Hanno chiamato prima me e mi hanno chiesto se fossi d'accordo'", ha raccontato Crutchlow.
"Io le ho detto che non mi interessava e lei a quel punto mi ha chiesto: 'Perché no? L'hai fatto per tutta la vita, quindi non capisco perché tu non voglia farlo'. Mi ci è voluto un po' di tempo per pensarci", ha aggiunto.
Una delle condizioni imprescindibili però era poter prendere le misure alla Honda prima di arrivare al Mugello. Cosa che è stata possibile, visto che la Casa giapponese aveva già pianificato un test ad inizio settimana a Misano con il collaudatore Takaaki Nakagami.
Cal Crutchlow, Team LCR Honda
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
"Poi il giorno dopo, martedì, ho parlato con Dako ed abbiamo iniziato a capire se fosse possibile salire sulla moto prima, perché altrimenti non sarei venuto qui senza avere la possibilità di guidare prima e arrivare a 360 km/h alla curva 1 in FP1. Per fortuna, siamo riusciti ad organizzare un test e ieri (martedì) ho fatto qualche giro".
"Oggi mi sento come se fossi stato investito da un autobus, ma ho accettato di farlo e non l'avrei fatto per un'altra squadra. L'ho fatto perché Lucio e la squadra me l'hanno chiesto, poi sono arrivato ad un punto in cui mi sono detto perché no?"
Dopo questo lungo periodo di inattività, per il momento Cal preferisce non fissare obiettivi. Anzi, il primo sembra essere davvero molto basico, ovvero riuscire ad essere comodo sulla RC213V: "La prenderò sessione per sessione, anche se ieri non è andata alla grande, se devo essere onesto. Il mio feeling con la moto era strano, ma me l'aspettavo. Anzi, mi aspettavo di essere più lento, anche se non ero abbastanza veloce, questa è la realtà".
"La cosa più importante ora è che devo essere comodo sulla moto, perché non mi sento a mio agio a livello ergonomico. Del resto, la moto è cambiata tanto e anche la posizione che bisogna tenere in moto. Da ieri poi mi fa davvero male il pollice, perché avevo un paio di guanti usati che sfregavano e sembra che mi abbiano irritato il tendine".
Quando è stato il momento di raccontare com'è andata a Misano a livello di prestazioni, il 40enne di Coventry ha sfoderato il suo noto umorismo: "Sapevo i tempi che bisogna fare a Misano, dove sono anche salito sul podio e all'inizio non ci guardavo. Mentre guidavo pensavo che nessuno potesse essere più veloce di me. Mai. Mi sentivo completamente al limite… Ed ero 10 secondi più lento (ride). All'inizio pensavo che fosse rotto il cronometro, ma poi nell'arco della giornata è migliorato tutto. Ma queste moto sono difficili da guidare. Anche se non credo che siano più difficili, lo sono per il troppo tempo che non ne guidavo una".
Infine, ha spiegato che non è ancora deciso se questa sarà solo una "one shot" o se c'è un piano più a lungo termine, che chiaramente dipenderà dai tempi di recupero di Zarco, al quale ha dedicato un bel pensiero: "Vedremo come evolve la situazione. Johann è un amico e mi piace, perché mi ricorda me stesso. Non gli piacciono tutte le stronzate che girano intorno alla gare, vuole correre con la sua moto e basta. E ovviamente so che prima o poi tornerà, probabilmente più forte di prima. E' un periodo difficile, ma ho un enorme rispetto per lui. Onestamente, non penso che Johann sia il più talentuoso della griglia, ma lavora sodo per dare il meglio di sé, come dovevo fare io. E fa parte di una bella squadra, quindi spero di rivederlo presto".
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