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Curiosità

MotoGP | Quale ruolo gioca veramente un pilota nello sviluppo di una moto?

Le sensazioni del pilota sono fondamentali per gli ingegneri, ma possono influenzare lo sviluppo di un mezzo? Ve lo spiegano diversi protagonisti del campionato.

Joan Mir, Honda HRC

Leggendo i commenti dei lettori sotto i nostri articoli, capita spesso di vedere i progressi o le difficoltà di un marchio attribuiti al talento dei suoi piloti, che sarebbero più o meno capaci di guidare lo sviluppo. Ma qual è davvero l’influenza di un pilota sull’evoluzione tecnica della sua moto ?

Joan Mir è stato pilota ufficiale Suzuki, con cui ha conquistato il titolo nel 2020, poi  ufficiale Honda, e nel corso degli anni ha avuto modo di testare numerose evoluzioni. In queste situazioni, ritiene che il suo ruolo sia quello di fornire un riscontro affidabile agli ingegneri, lasciando però a questi ultimi il compito di apportare le correzioni necessarie.

"Normalmente, tutti i piloti vogliono essere più veloci - ha spiegato Mir in un'intervista concessa a Motorsport.com - Noi piloti possiamo dire cosa proviamo in sella alla moto, ma non siamo ingegneri. Forse alcuni piloti pensano di esserlo, ma non lo siamo!"

"Siamo piloti e possiamo fornire una spiegazione; il nostro ruolo è descrivere molto bene ciò che proviamo, ma non dare una soluzione. La soluzione per rendere la moto più veloce non è nelle nostre mani".

Oggi , team manager di Tech3, Nicolas Goyon si è occupato a lungo dell’analisi dei dati nel team francese, per poi ricoprire il ruolo di capo meccanico al fianco di diversi piloti. Era in prima linea nell’osservare i cambiamenti nel comportamento delle moto con i nuovi componenti, ma conferma che le idee possono provenire solo dagli uffici di progettazione.

"Sono gli ingegneri a realizzare gli sviluppi e a mettere a punto la moto - ha spiegato parlando con Motorsport.com - Il ruolo del pilota è fondamentale perché, in definitiva, è lui a scegliere i componenti e l’assemblaggio. Ma è la creatività degli ingegneri e dei team ufficiali a determinare se si riescano a sviluppare moto competitive o meno».

Joan Mir a vu la Honda beaucoup évoluer depuis 2023.

Joan Mir ha visto la Honda evolversi notevolmente dal 2023.

Foto di: Marc Fleury

Ciò non significa che il pilota non abbia alcuna influenza sullo sviluppo, tutt’altro. Quando torna al box, esprime le sue impressioni e può chiedere di modificare il comportamento in un senso o nell’altro, ma più raramente una modifica tecnica specifica, secondo Mir.

"Non lo sappiamo, non siamo ingegneri, ma possiamo dire: 'Voglio una moto che curvi di più sul posteriore, voglio sensazioni migliori sull’anteriore, forse sento che l’anteriore è più leggero e voglio più carico'. Cose del genere. Ma non possiamo dire che vorremmo un forcellone più corto, un telaio diverso… Questo spetta al team".

"Possiamo dire: 'Voglio una moto più corta', ma non so come ottenerla. È il team che deve occuparsi dello sviluppo, tradurre queste richieste in realtà. Questo è ciò che il pilota può fare. E normalmente, se qualcosa funziona, lo sentiamo".

In questo senso, Goyon non esita a sfatare alcuni miti, prendendo ad esempio una delle prime evoluzioni a cui ha assistito in MotoGP. È entrato a far parte della Tech3 nel 2003, anno in cui la Yamaha del team di Bormes-les-Mimosas era in difficoltà. Al tempo, la squadra francese aveva regalato al marchio dei tre Diapason il suo unico podio dell’anno, grazie ad Alex Barros.

Sulla scia di quella che Goyon definisce una stagione disastrosa per la Yamaha, il costruttore ingaggiò Valentino Rossi con il successo che tutti conosciamo, dato che si aggiudicò il titolo già alla sua prima stagione sulla M1 nel 2004. Rossi arrivò con parte del suo team tecnico, Jeremy Burgess in testa, ma secondo Goyon il 'Dottore' contribuì soprattutto col suo immenso talento, poiché le soluzioni per tornare al vertice scaturirono dalle menti degli ingegneri Yamaha.

"Per me, non si può passare da una moto scadente come quella del 2003, che non vinceva nulla, a una moto vincente. Per quanto riguarda l’importanza del pilota, sì, la velocità conta; è chiaro che Valentino Rossi, al livello che aveva quando è arrivato, ha dato una mano con la sua messa a punto, conoscenza e stile di guida".

Valentino Rossi a permis à Yamaha de renouer avec le titre en 2004... mais quelle était son influence sur le développement de la M1 ?

Valentino Rossi ha permesso alla Yamaha di riconquistare il titolo nel 2004... ma quale è stata la sua influenza sullo sviluppo della M1 ?

Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images

"Oggi, forse Marc Márquez vincerebbe anche con una KTM; in questo caso, potrebbe sembrare che la moto sia buona, ma in realtà è solo che Márquez è forte. Ma la base della moto era già buona nel 2003. Gli ingegneri avevano già delle soluzioni e non è stato Valentino Rossi a sviluppare la M1 per arrivare a una moto vincente".

"Lui ha preso una moto che di certo non era male, ma era guidata male, e ha vinto subito; poi, in effetti, la moto è rimasta al top perché ha saputo scegliere i componenti giusti. Ma, ancora una volta, non è stato lui a progettare i componenti. Ci sono ingegneri e team che sviluppano una moto e la propongono al pilota. Loro propongono e il pilota sceglie più o meno i componenti."

"È questione di ’evoluzione, soprattutto ora, come ad esempio il declino della Yamaha, o l’ascesa della Ducati che ha raggiunto la vetta... Non è possibile avere nel 2003 una moto davvero scadente e nel 2004 una moto vincente".

Questo processo è particolarmente importante nel periodo attuale, con lo sviluppo delle moto per la stagione 2027, che dovranno rispondere a un nuovo regolamento tecnico. Il comportamento delle moto è destinato a evolversi con un motore di cilindrata ridotta, un’aerodinamica meno marcata, l’eliminazione dell'abbassatore e nuovi pneumatici, con i Pirelli al posto dei Michelin.

Marco de Luca, responsabile della dinamica del veicolo presso Aprilia, non si affida solo agli strumenti di simulazione e ritiene che i primi commenti dei piloti siano molto preziosi: "Quando si ha un pilota di altissimo livello, soprattutto uno che non ha mai guidato con i nuovi pneumatici, è fondamentale che sia molto, molto chiaro riguardo alle sue sensazioni, a ciò che vuole e a ciò che gli piace. Le impressioni sono molto importanti."

"Mi aspetto commenti diversi e più complessi da parte dei piloti, perché si troveranno di fronte a una moto completamente nuova, soprattutto per quanto riguarda gli pneumatici. Ma le simulazioni sono sempre fondamentali, non possiamo farne a meno".

Il pilota indica la via per lo sviluppo

Se una semplice analisi delle simulazioni e dei dati non basta a produrre una moto competitiva, è perché il pilota rimane fondamentale nella scelta dei componenti più efficaci. Alcuni elementi che sulla carta sembrano migliori a volte devono essere scartati, semplicemente perché, nella realtà, non è possibile per il pilota sfruttarli appieno.

"Ci sono cose che si vedono nei dati. Se parliamo di aerodinamica, riusciamo a vederlo dai dati. Abbiamo quelli dalla galleria del vento e della pista. Ma le sensazioni del pilota sono davvero importanti, sicuramente più che in auto", spiega Goyon.

"Per quanto riguarda l’aerodinamica, se forniamo una carenatura che dà risultati sorprendenti nella galleria del vento, e poi, una volta in pista, il pilota dice che la maneggevolezza – e per questo non ci sono sensori in grado di misurarla – non è buona e che la carenatura è un po’ goffa, è estremamente importante che possa fornirci queste informazioni.”

Nicolas Goyon a travaillé avec de nombreux pilotes au fil des ans.

Nicolas Goyon ha lavorato con numerosi piloti nel corso degli anni.

Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images

"È davvero un lavoro di squadra. Abbiamo molti dati da analizzare, che ci forniscono tantissime informazioni, ma in moto il parametro principale è il pilota. È lui che ti orienterà davvero, dicendoti: ‘Sì, hai un vantaggio’ o ‘No, non hai alcun vantaggio’. È lui a indicare la direzione da seguire.”

"È importante avere un pilota sensibile nella scelta dei componenti, e i componenti non li disegna lui. Ci sono gli ingegneri e le prestazioni di una moto. Lo si vede in Ducati con Gigi Dall’Igna : hanno avuto diversi piloti ed è stata la Ducati a realizzare la moto in sintonia con il pilota. È un rapporto estremamente importante. È il pilota a scegliere."

E in questo gioco, alcuni sono più dotati dei loro colleghi, con una finezza nel lavoro tecnico che può essere slegata dalle prestazioni in pista. Un pilota competitivo non sarà necessariamente il più dotato nel trasmettere una sensazione precisa, secondo Goyon.

"All’epoca in cui Márquez vinceva con la Honda, si diceva che il suo problema fosse che era talmente forte da poter vincere con qualsiasi moto. E penso sia vero. Si diceva che Dani Pedrosa sviluppasse la moto, perché aveva la sensibilità per scegliere i componenti giusti, e Márquez vincesse grazie a quelli. Penso che non fosse lontano dalla verità".

"La storia ci ha dimostrato che, dopo la partenza di Dani , la moto è diventata sempre più difficile da gestire e Márquez, per quanto forte, a un certo punto non è più riuscito a dare il meglio di sé. Non ne so nulla, ma visto dall’esterno, forse Márquez non è un granché sulla messa a punto, o comunque, ciò che è più vero, è che Márquez è talmente forte che può vincere un po’ con qualsiasi cosa.”

Andrea Dovizioso a impressionné Nicolas Goyon par son travail technique en 2012.

Andrea Dovizioso ha impressionato Nicolas Goyon per il suo lavoro tecnico nel 2012.

Foto di: Yamaha Motor Racing

Per quanto riguarda lo sviluppo, quindi, conta più la sensibilità del pilota che le sue prestazioni, e Goyon rimane impressionato dalle informazioni fornite da Andrea Dovizioso quando era alla Tech3 nel 2012, attribuendogli parte del successo della Ducati negli ultimi anni.

"Nell’evoluzione della Ducati per me c’è un pilota che ha preso una moto che non era molto buona e ne ha fatto una moto vincente: è Dovizioso. Andrea è ottimo sulla messa a punto. Lo conosciamo, abbiamo lavorato con lui, ha disputato una stagione con Tech3. Per me è davvero il pilota chiave che ha dato le linee guida alla Ducati. Ma senza il team di ingegneri alle spalle, la Ducati non sarebbe dove si trova oggi".

"Il pilota spinge lo sviluppo in una direzione o nell’altra. Ora, sono comunque gli ingegneri a trovare le idee. Sì, il pilota è un elemento chiave dello sviluppo. Ma non è lui a sviluppare la moto".

 

 

 

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