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MotoGP | Piloti uniti contro una griglia decisa dal passaporto

Per rendere la griglia della MotoGP più omogenea in ottica nazionalità e non avere un dominio di italiani e spagnoli, Carmelo Ezpeleta ha proposto una selezione sullo stile olimpico. Tuttavia, nessun pilota approva l'idea del CEO di Dorna, sostenendo che si arriva in MotoGP per il talento e non per il passaporto.

Francesco Bagnaia, Ducati Team

Francesco Bagnaia, Ducati Team

Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Le Olimpiadi di Parigi si sono concluse da poco, ma la scia di entusiasmo non è ancora svanita, anzi. I Giochi Olimpici offrono sempre tanti spunti sportivi, umani e anche organizzativi. Uno sguardo attento lo ha riservato anche la MotoGP, che ha strizzato l’occhio all’equilibrio del numero di atleti per nazione. Carmelo Ezpeleta, infatti, in una recente intervista a Speedweek ha proposto l’idea di avere una griglia con una varietà più ampia di nazionalità.

“So che questo sarà controverso, ma si potrebbe trovare un modo per ottenere più nazionalità”, ha raccontato. “Non ho una bacchetta magica, ma spero che troveremo una formula. I migliori devono far parte del campionato, senza dubbio. Ma è molto più facile essere migliore se sei italiano o spagnolo. Deve essere un po' come le Olimpiadi: solo tre americani per disciplina partecipano alle Olimpiadi. Se sei il quarto miglior americano, anche se hai un record migliore della maggior parte degli altri, non rientri nella rosa”.

Questa affermazione non ha lasciato indifferenti i piloti, soprattutto italiani e spagnoli, che si sono sentiti maggiormente colpiti e non si sono risparmiati nelle risposte. Il tutto è anche una conseguenza delle voci che danno Jack Miller in Pramac: l’australiano scavalca così i più favoriti Tony Arbolino e Sergio Garcia, italiano e spagnolo rispettivamente.

“Quanti britannici o anglosassoni ci sono in Formula 1?”, ha replicato Raul Fernandez alla questione passaporto. “Non penso che si tratti di nazionalità, sicuramente noi spagnoli e gli italiani siamo migliori, per quanto sia difficile arrivare fin qui. Se fossimo di un’altra nazionalità, avremmo più aiuti a livello di campionati di formazione. In Spagna è molto difficile, personalmente ho dovuto fare tanto lavoro e lottare molto per arrivare in MotoGP, senza dimenticarsi dei sacrifici della famiglia”.

La partenza della Sprint Race

La partenza della Sprint Race

Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

“Al netto di questo, si tratta di ciò che vogliono i marchi. Se andate, ad esempio, alla Honda e dite loro che devono prendere tre piloti di questa o quella nazionalità, vi diranno che non mettono 50 milioni in un progetto perché voi possiate dirmi quali piloti devo mettere. Non sarà facile da gestire. Quello che dovete vedere è che i piloti si sacrificano molto e quello che dovete guardare sono i risultati. È un peccato che un pilota come Sergio Garcia, con quello che ha lottato e sta facendo, non abbia un posto in MotoGP, quindi perché dovete lavorare così duramente? È frustrante, se non puoi farcela, cosa vuoi provare a fare?”, ha proseguito il portacolori Trackhouse.

Non solo spagnoli, anche italiani. Luca Marini ha detto la sua su questo argomento, quando è stato interpellato da Motorsport.com: “Dobbiamo capire perché il livello dei piloti spagnoli e italiani è molto alto e sono in MotoGP perché sono i migliori al mondo, non perché sono italiani o spagnoli. Se avessimo la possibilità di trovare piloti di altre nazionalità dello stesso livello, verrebbero”.

Secondo il pilota Honda, si tratta anche di tradizione e di cultura motoristica, che in Italia e in Spagna è più consistente rispetto ad altre nazioni: “Secondo me, sia in Spagna che in Italia c'è una cultura, una passione e un'organizzazione che fin da adolescenti, o addirittura da bambini, permette di crescere come piloti e di raggiungere la massima categoria, mentre in altri Paesi sembra essere più difficile da sviluppare. Vedremo come andranno le cose, ma se sarà così dovremo essere tra i primi tre piloti italiani, non è affatto un problema”.

Dello stesso avviso è Alex Marquez, che ha sottolineato anche quanto gli investimenti del mondiale non siano proficui in termini di vivai, almeno al momento: “Il campionato sta investendo in Asia e in altre regioni facendo coppe promozionali in modo che la gente venga da lì, ma fortunatamente in Spagna e in Italia non hanno bisogno di investire perché abbiamo già ottimi campionati da parte delle federazioni e molti piloti vengono da lì. Non si può combattere contro il fatto che i migliori piloti provengono da certi Paesi. E se si guarda al fondo, è ancora peggio, perché tutti quelli che salgono sono spagnoli e italiani”.

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