MotoGP: perché la FIM è costretta a rivedere lo Steward Panel

L’incongruenza nella politica delle penalità del FIM Steward Panel e la poca fiducia mostrata dalla griglia della MotoGP nei suoi confronti, rendono indispensabile un intervento per presevare il prestigio del campionato.

MotoGP: perché la FIM è costretta a rivedere lo Steward Panel

In una delle stagioni più turbolente della storia della MotoGP, coloro che teoricamente dovrebbero contribuire a mantenere la tranquillità per garantire il rispetto del codice di comportamento dei piloti non stanno offrendo ciò che ci si aspetta da loro. La mancanza di coerenza di criterio avuta ultimamente dai commissari sportivi della FIM ha dato il via ad un gran numero di critiche da parte dei piloti di tutte e tre le classi del mondiale.

Le lamentele non sono nuove, per quanto non erano mai state così unanimi come dopo le due tappe al Red Bull Ring previste nel calendario. Tutte le critiche piovono sul FIM Steward Panel, condotto da Freddie Spencer dal 2019. In quell’anno Spencer aveva sostituito Mike Webb perché la Direzione Gara (Dorna) non interveniva nel processo delle sanzioni.

Gli errori commessi in Austria hanno evidenziato la scarsa coerenza nel criterio applicato e questo ha dato adito a varie critiche pubbliche. Alcuni, come per esempio Aleix Espargaro, hanno puntato il dito proprio sulla figura di Spencer, mentre altri, tra cui Valentino Rossi e Danilo Petrucci, hanno preferito non andare sul personale.

Ad ogni modo, tutti sono stati d’accordo sul reclamare maggiore uniformità nel momento di giudicare condotte simili, indipendentemente dal protagonista in questione.

Espargaro afferma: “Tutti noi membri della Safety Commission siamo d’accordo sul fatto che bisogna migliorare lo Steward Panel. Il problema è la differenza di criterio mostrata nel momento in cui vengono analizzate manovre uguali. Le regole sono le regole e sono uguali per tutti, che si tratti di Moto3, Valentino Rossi o Marc Marquez”.

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Rossi dichiara: “Il loro lavoro non è facile, ma bisogna fermare la progressiva aggressività che stiamo vedendo nelle categorie più piccole. Ci sono molti contatti in pieno rettilineo e stiamo arrivando ad un punto che diventa molto pericoloso”.

Fa eco Petrucci: “La maggior parte di noi non è contenta dei commissari, perché non applicano gli stessi criteri con tutti. C’è una differenza molto grande in funzione dell’oggetto di analisi, se si tratta di Moto3 o MotoGP. C’è molto lavoro da fare”.

Nelle due settimane in Austria si è accumulata una serie di incidenti che in qualche modo danno credibilità a questi avvertimenti, infatti molti piloti si sono dovuti recare negli uffici dei commissari. Ad alcuni di loro è stato chiesto di offrire un punto di vista su dei fatti, ad altri è stata letta parte del regolamento e sono stati avvertiti. Ad altri ancora sono state inflitte sanzioni più o meno severe e giuste in base all’opinione di chi giudicava in quel momento. Ad ogni modo ci sono un paio di esempi che hanno avuto luogo questo fine settimana e che rispecchiano perfettamente questa incongruenza che deve essere corretta per preservare la buona immagine del campionato.

Esistono un’infinità di possibili infrazioni, ma non sono tutte ugualmente gravi. Ci sono quelle che aprono un dibattito, come la questione dei limiti della pista, altre invece non dovrebbero nemmeno dare inizio ad una discussione.

Sabato scorso, durante il Q1 della Moto3, Jaume Masia è caduto dopo aver fatto registrare il miglior crono. Lo spagnolo è tornato ai box passando per la pista con la moto mezza distrutta e lasciando tantissimo olio sull’asfalto. Questa circostanza ha portato i commissari a pulire la pista ed il programma è stato ritardato, compresa la qualifica della MotoGP. Masia è stato squalificato immediatamente dal Q2 per ‘guida irresponsabile’. Questa stessa tipologia di infrazione aveva già portato Johann Zarco a partire dalla pit lane domenica scorsa dopo essere stato considerato responsabile del brutale incidente della settimana precedente insieme a Franco Morbidelli e che non si è concluso in tragedia per puro miracolo.

Un altro pilota che dovrà partire dalla pit lane nel prossimo appuntamento a Misano sarà Sam Lowes: domenica scorsa il britannico è entrato troppo largo alla curva 3, portandosi dietro nella caduta Somkiat Chantra e Jorge Navarro al terzo giro della gara della Moto2.  Probabilmente queste penalità sono adeguate e meritate.

Il problema è quando in uno stesso evento si vengono a creare altre situazioni, potenzialmente uguali o più pericolose delle precedenti, e non vengono nemmeno prese in analisi né discusse. Il caso più significativo è quello di Maverick Vinales, che domenica scorsa è stato per più di dieci giri in pista pur sapendo perfettamente che la sua Yamaha era senza freni. Solo al 17esimo giro si è visto obbligato a lanciarsi dalla moto quando andava a più di 220 km/h per non finire contro gli airfence alla curva 1.  Come conseguenza dell’incidente, la gara è stata interrotta ed è sfumato il vantaggio di 2,4 secondi che Joan Mir aveva in quel momento, al comando.

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Autosport aveva anticipato lunedì scorso che Yamaha non ha seguito le raccomandazioni di Brembo. Prima della gara infatti, il fornitore di freni in MotoGP aveva avvertito i team sulla necessità di installare su tutte le moto il nuovo sistema di pinze, che offre prestazioni migliori. La M1 di Vinales è stata l’unica delle quattro Yamaha ad essere andata in gara con il sistema precedente. Ma, indipendentemente da ciò, quello che maggiormente ha fatto indignare il resto del paddock è stata la decisione del pilota di non ritirarsi dalla gara nonostante l’evidente pericolo che poteva creare.

Vinales ha infatti riconosciuto: “Se non sono rientrato al box è stato perché sono testardo, non volevo ritirarmi. Il mio obiettivo era vedere se potevo almeno accumulare qualche punto”.

Alex Rins però afferma: “Se Maverick sapeva già da qualche giro di essere rimasto senza freni e per questo alzava la mano, la cosa più normale sarebbe stata rientrare ai box. Non capisco perchè abbia continuato a correre”.

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Un team manager di un team in MotoGP ha rivelato ad Autosport: “Mi sembra veramente irresponsabile che Yamaha gli abbia permesso di non usare i nuovi freni e mettere in pericolo il resto della griglia. Qualcuno può immaginare cosa poteva succedere se l’incidente fosse avvenuto alla curva 3 e con dei piloti davanti? Sembra uno scherzo di cattivo gusto. Proprio la domenica precedente, Maverick è stato sul punto di essere travolto dalla moto di Morbidelli”. 

Lowes, per citare nuovamente uno degli esempi precedenti, ha riconosciuto la sua colpevolezza nell’incidente, pur dando per scontato che non ha commesso quella manovra di proposito. La penalità inflitta a Zarco porta a pensare che l’analisi del rischio fatta dal francese nel sorpasso a Morbidelli non è stata adeguata.

Potendo essere d’accordo con entrambe le conclusioni, si vede ancora più irresponsabile la decisione di Vinales di restare in pista pur sapendo che in qualsiasi momento sarebbe potuto rimanere senza freni, come poi avvenuto.

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Freddie Spencer, máximo responsable panel sancionador MotoGP
Freddie Spencer, máximo responsable panel sancionador MotoGP
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Foto di: Motogp.com

Reparaciones en el muro tras el accidente de Maverick Vinales, Yamaha Factory Racing
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Moto de Maverick Viñales, Yamaha Factory Racing después de la caída
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Caída de Maverick Viñales, Yamaha Factory Racing
Caída de Maverick Viñales, Yamaha Factory Racing
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Caída de Maverick Viñales, Yamaha Factory Racing
Caída de Maverick Viñales, Yamaha Factory Racing
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Jaume Masia, Leopard Racing caida
Jaume Masia, Leopard Racing caida
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Jaume Masia, Leopard Racing caida
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Franco Morbidelli, Petronas Yamaha SRT, Johann Zarco, Avintia Racing
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Foto di: MotoGP

Franco Morbidelli, Petronas Yamaha SRT, Johann Zarco, Avintia Racing
Franco Morbidelli, Petronas Yamaha SRT, Johann Zarco, Avintia Racing
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Johann Zarco, Avintia Racing
Johann Zarco, Avintia Racing
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Reparando la valla después de que Johann Zarco, Avintia Racing y Franco Morbidelli, Petronas Yamaha SRT se estrellaran
Reparando la valla después de que Johann Zarco, Avintia Racing y Franco Morbidelli, Petronas Yamaha SRT se estrellaran
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Johann Zarco, Avintia Racing
Johann Zarco, Avintia Racing
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Johann Zarco, Avintia Racing
Johann Zarco, Avintia Racing
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Reparando la valla después de que Johann Zarco, Avintia Racing y Franco Morbidelli, Petronas Yamaha SRT se estrellaran
Reparando la valla después de que Johann Zarco, Avintia Racing y Franco Morbidelli, Petronas Yamaha SRT se estrellaran
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Johann Zarco, Avintia Racing
Johann Zarco, Avintia Racing
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
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Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
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Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
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Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
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Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
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Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
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Accidente de Johann Zarco, Avintia Racing
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