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MotoGP | Martin: "Ho imparato a trasformare la paura di perdere in illusione di vincere"

A Jorge Martín basta la terza posizione in gara a Barcellona per laurearsi campione del mondo MotoGP. È il primo titolo nella classe regina, per cui si è finalmente sentito pronto dopo aver lavorato mentalmente: ha superato la paura di perdere, trasformandola in carica per vincere e ora è sul tetto del mondo.

Jorge Martin, Pramac Racing

Jorge Martin, Pramac Racing

Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Jorge Martin è campione del mondo. Ha dovuto attendere un anno per poterlo urlare a gran voce, ma finalmente oggi può liberare le emozioni. Questa sera aggiungerà la sua placca alla Torre dei campioni, un sogno che si realizza e che culmina la sua carriera. Gli è bastato un terzo posto nel Gran Premio di Barcellona per battere un Pecco Bagnaia perfetto, a cui non è bastata la doppietta catalana per riconfermarsi.

Martin è il primo pilota indipendente a vincere un titolo nell’era MotoGP, un risultato che ha dell’incredibile. Eppure, guardando il suo ruolino di marcia di quest’anno viene facile pensare che questo titolo sia più che meritato. È un Martin frastornato quello che si presenta all’incontro con la stampa solo un’ora dopo aver vinto il mondiale, sembra ancora concentrato e lucido, ma si è tolto un peso.  

“Questo titolo va alla mia gente, alla mia squadra, alla mia famiglia, ai miei amici e a tutte le persone che mi sostengono”, racconta Martinator. “Come ho detto giovedì, essere campione non cambierà la mia vita. Non la cambierà per me, ma per la famiglia e per tutto ciò per cui abbiamo lottato nei momenti difficili. Alla fine ti vengono in mente… Mio nonno Rafa è qui, mio nonno Angel non è potuto venire di persona, ma è qui. Potrei dire nomi per tutto il pomeriggio, ma il titolo va a tutte quelle persone che mi hanno sostenuto e che si sentono identificate quando dico questo”.

Gli ultimi giri del Gran Premio di Barcellona sono stati infiniti per il pilota Pramac, che dentro al casco è stato assalito dai pensieri, ma soprattutto dai ricordi: “Non ho avuto un percorso facile per arrivare qui, sappiamo tutti da dove vengo. I miei genitori hanno lottato duramente perché potessi realizzare il mio sogno, che era quello di diventare campione della MotoGP, lo abbiamo raggiunto, non è stato facile ma mi ha reso più forte e sicuramente non sarei qui se fosse stato più facile, mi sarei arreso prima. Spero di avere ancora molta strada da fare, voglio godermi questo titolo, nel 2018 (quello della Moto3) volevo che arrivasse il giorno dopo, ma ora l'abbiamo raggiunto, è il sogno della mia vita, potrei fermarmi domani e l'avrei raggiunto, sarei la persona più felice del mondo. Ma la strada è ancora lunga, c'è Martinator per un po', abbiamo aggiunto una stella in più al mio numero, che era molto importante”.

Il titolo dello spagnolo poteva arrivare già lo scorso anno, ma Bagnaia era stato più forte riuscendo a vincere il mondiale per la seconda volta. Oggi ha dovuto cedere lo scettro a un Martin che in questo anno è cresciuto tecnicamente ma soprattutto mentalmente: “Vivevo con l’ossessione di non vincere, ma era una cosa con cui avrei dovuto convivere per tutta la vita. Ho lavorato molto quest'anno per perdere la paura di non vincere, grazie al mio psicologo Xero Gasol, che mi ha aiutato molto a farmi correre senza paura di perdere e con l'illusione di vincere. È stato molto difficile vincere questo campionato, l'anno scorso non ero preparato, quest'anno sono stato preparato mentalmente, è stato lo stesso di sempre, mi sono goduto la gara, c'era molta tensione, ma mi sono divertito”.

Jorge Martin, Pramac Racing

Jorge Martin, Pramac Racing

Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images

Nonostante questo, i dubbi non sono mancati, soprattutto nei momenti difficili. La scelta di Ducati di scommettere su Marc Marquez ha ferito Martin, che però non solo non si è dato per vinto, ma riconosce di aver ricevuto il sostegno da Borgo Panigale fino alla fine: “Sì, ovviamente ho avuto dei dubbi. Ma alla fine la Ducati non mi ha mai deluso. Ok, hanno fatto un'altra scelta, voglio dire, non posso controllare questo, mi concentro solo su quello che posso controllare, cioè guidare la moto, ma a livello tecnico mi hanno sempre dato supporto quando avevo bisogno di consigli”.

“Anche oggi, ho detto a Gigi (Dall’Igna, ndr), che non sapevo cosa fare con la gomma posteriore. Abbiamo parlato un po’, è venuto ad aiutarmi, quindi alla fine non mi hanno mai deluso. La Ducati ha avuto fiducia in me, ha messo sul tavolo contratti incredibili ed è un peccato non aver chiuso questo ciclo. Ma sono molto felice per quello che verrà”, racconta Martin, che sarà il primo pilota a portare il numero 1 in un altro team dopo Valentino Rossi, quando nel 2004 passò da Honda a Yamaha dopo aver vinto il titolo con la Casa alata nel 2003.

A proposito di numero 1, manterrà l’89 o lo sostituirà con il numero dei campioni? “No, no, non è ancora chiaro se sarà una decisione facile, ma per ora preferisco godermela. Abbiamo un mese per pensarci, non posso dirlo ma è molto in cantiere. La cosa importante è che abbiamo la seconda stella e che sia quella importante, quella grande. Voglio davvero mettere il mio nome su quel trofeo e portarlo a casa. È per la vita. C'era bisogno di giustizia ed è stata fatta”.

Non sono mancate parole di stima verso il suo rivale Pecco Bagnaia, che considera un grande amico: “Pecco è una persona straordinaria nel paddock, credo sia ammirevole il rispetto che abbiamo l'uno per l'altro. Il fatto che vada così forte mi spinge a superare il limite e spero di spingere anche lui al limite. E penso che sia una bella storia, che entrambi abbiamo condiviso una stanza, eravamo bambini e ora stiamo vincendo campionati del mondo. Ho battuto il miglior Pecco Bagnaia e un grande Marc Márquez, e anche questo ha un grande merito”.

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