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Intervista

MotoGP | Martin: “Bagnaia tra i migliori della storia, averlo battuto non so dove mi colloca”

Jorge Martin ha analizzato la stagione in cui si è laureato campione del mondo MotoGP battendo Pecco Bagnaia in questa intervista concessa a Motorsport.com.

Francesco Bagnaia, Ducati Team, Jorge Martin, Pramac Racing

In molti casi, quando un pilota MotoGP è in grado di diventare campione del mondo per la prima volta, la sua vita cambia più fuori, in quello che si vede, che dentro, per quello che sente o che gli passa per la testa. Questo non è il caso di Jorge Martin, se teniamo in considerazione ciò che racconta in questa chiacchierata con Motorsport.com avuta a Madrid la scorsa settimana.

Si ha la sensazione che lo spagnolo sia più sollevato che euforico per la pressione che lui stesso si era messo addosso in questa stagione, per ora l’ultima in sella a una Ducati prima di diventare la punta di diamante di Aprilia. Quest’anno, Martinator ha dovuto competere contro un’infinità di cose: contro Pecco Bagnaia per il titolo e contro Marc Marquez per il posto nel team Ducati ufficiale (con l’otto volte campione del mondo scelto al suo posto). Ma ha combattuto anche contro il suo DNA, basando una stagione più sulla costanza che sulla velocità pura, caratteristica che ha sempre avuto in pista.

In un anno così importante come questo, c’è stato qualcosa di te che hai scoperto e ti ha sorpreso?
“Ho imparato ad avere più fiducia in me. Sono sempre stata una persona con molti dubbi, da piccolo ero molto negativo. Correvo nella Red Bull Rookies Cup e pensavo che non mi avrebbero rinnovato, che non sarei potuto arrivare al Mondiale. A poco a poco, ho dimostrato a me stesso che ero capace di raggiungere questi obiettivi. Quest’anno ho creduto in me prima di vincere il titolo. Prima dovevo ottenere qualcosa per convincermi del fatto che fossi capace, ora ho creduto di potercela fare prima di raggiungere l’obiettivo. Questo è qualcosa che mi porto per il futuro”.

Questa insicurezza non rispecchia molto l’immagine che dai di te, non pensi?
“Può essere. Quest’anno sono stato molto più tranquillo. Sono stato meno impulsivo e ho saputo mantenere la calma nei momenti difficili, che non sono stati tanti. Tutto questo ha aiutato non solo me, ma anche il mio team, perché potevo esprimere con più chiarezza di cosa avessi bisogno sulla moto”.

Jorge Martín, Aprilia Racing

Sei stato molto critico con te stesso l’anno scorso dopo aver perso il Mondiale. Fino a che punto questa cosa è stata la chiave per essere qui oggi come campione del mondo?
“Penso di essere abbastanza autocritico e la vedo come una cosa positiva. Quando sei più giovane cerchi sempre scuse, ma questo non serve a niente. È arrivato un momento in cui ho cominciato a identificare i miei errori. A partire da lì, mi sono concentrato sul correggerli, sul migliorare. Quest’anno, per esempio, ho avuto tutto molto chiaro in Germania, dove sono caduto per un errore solo mio. La cosa importante è che sono stato in grado di trasformare quell’errore in una lezione che mi è servita per il resto della stagione”.

Hai parlato senza filtri dell’importanza che ha avuto il ruolo dello psicologo nel tuo rendimento. Pensi che questa figura sia ancora stigmatizzata?
“Sembra un tema tabù. C’è chi pensa che ricorrere a uno psicologo sia sintomo di debolezza, ma è esattamente il contrario. Io lo vedo come una prova di forza, perché dimostra la tua voglia di migliorare. Nessuno è perfetto, tutti abbiamo qualche debolezza che possiamo rafforzare. Uno psicologo non ti farà mai del male, l’unica cosa che fa è rafforzare i tuoi strumenti che tu sceglierai come usare, in caso tu voglia farlo”.

Negli ultimi tre anni abbiamo visto una trasformazione in pista: sei passato dal basarti sull’esplosività al puntare sulla costanza, sacrificando un po’ quella velocità pura naturale che hai. È stato un cambiamento volontario?
“Tutto viene da quella tranquillità di cui parlavamo prima. È chiaro che ci sono state diverse gare in cui avrei preferito battere Pecco. Prima avrei fatto l’impossibile per riuscirci e sicuramente sarei finito col cadere. Per evitarlo, ho dovuto imparare ad accontentarmi di una seconda posizione e prendere 20 punti invece di rischiare tutto e perderne 25. Questo è ciò che mi ha portato al record storico di punti fino al titolo, nonostante il mio rivale ha vinto 11 gare. Sono molto orgoglioso di aver potuto battere il miglior Pecco di sempre”.

Jorge Martín, Pramac Racing

Questo record significa che hai interpretato il nuovo format meglio di chiunque altro?
“Sicuramente ho saputo dare la stessa importanza sia al sabato che alla domenica. In totale, ho fatto 4 zeri su un totale di 40 possibili. Si può sempre migliorare, ma Pecco ne ha fatti 8 o 9. Questo è ciò che ha portato il titolo dalla mia parte”.

Pensi che tutto ciò che hai ottenuto quest’anno ti porti allo stesso livello di Marc Marquez e Bagnaia?
“Sono molto giovane, ho 26 anni, spero che questo sia solo l’inizio e che mi rimangano molti anni da correre. Quello che voglio davvero è essere ricordato per qualcosa di più profondo di un titolo in MotoGP, che sicuramente mi toglie un gran peso di dosso. Pecco è tra i migliori piloti della storia, non solo per i numeri che ha. Ha superato Casey Stoner, che è considerato uno dei cinque migliori di sempre. Io ho battuto lui con la stessa moto, non so in che posto mi posso collocare. Ho una media di un podio ogni tre gare, contando i miei anni con Mahindra in Moto2. Vedremo cosa succede nel 2025, in cui correrò con un marcio diverso”.

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