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MotoGP | Marquez è il solito, le gomme invece cambiano: Michelin ritira la soft e raccomanda la dura per il GP

Dopo la Sprint di Motegi, hanno dato più da parlare le gomme distrutte dal graining del leader iridato Martin e di Bagnaia che la vittoria di un Marc Marquez che ancora una volta si è dimostrato implacabile. In vista della gara lunga, la Michelin però è già corsa ai ripari, caldeggiando l'utilizzo della dura con la carcassa rinforzata.

pecco

La Sprint del Gran Premio del Giappone non è stata sicuramente una delle più spettacolari tra quelle viste in MotoGP quest'anno, anzi. Ma con un Mondiale così aperto, che vede Jorge Martin e Marc Marquez separati solamente da 7 lunghezze, è un vero peccato che oggi si sia finito per parlare solamente di gomme.

Che il weekend di Motegi potesse essere complicato per gli pneumatici era risaputo, perché ci si doveva confrontare con un nuovo asfalto, senza che potesse essere svolto un test in precedenza. Inoltre, il tracciato di proprietà della Honda ha un layout molto "stop and go", con staccate violente e lunghe accelerazioni. Caratteristiche che già di per sé tendono a generare alte temperature e spinning.

Il timore dell'azienda francese era che questa situazione si potesse esasperare con un nuovo manto ed è per questo che aveva già approntato un'allocazione completamente differente rispetto al passato per il posteriore, portando non solo delle mescole più dure per la soft e la media, ma introducendo anche una soluzione di back-up che accoppiava la carcassa più rigida già vista in Austria, quella rinforzata proprio tenere più basse le temperature, alla mescola soft. 

Il problema è che fino alla Sprint non era suonato nessun campanello d'allarme, nonostante le prestazioni fossero state già particolarmente notevoli, con ben otto piloti capaci di scendere sotto al precedente primato della pista nel corso della Q2. Non a caso, sulla griglia di partenza della gara breve si sono presentati tutti con la soft, ad eccezione di Marco Bezzecchi e Jack Miller che invece hanno montato la media.

Per la Sprint però la temperatura dell'asfalto è arrivata a toccare i 40 gradi, che era proprio quella soglia oltre la quale Piero Taramasso, responsabile dell'azienda francese, ci aveva spiegato in settimana che sarebbe potuta servire la dura. E questo innalzamento della temperatura, sommato al ritmo infernale che ha imposto il vincitore Marc Marquez, che ha abbassato di 9 secondi il tempo di gara dello scorso anno sulla distanza di appena 12 giri, ha fatto sì che diversi piloti iniziassero ad accusare dei problemi.

 

I casi più emblematici sono stati quelli di Jorge Martin e di Pecco Bagnaia. Il leader del Mondiale è riuscito a portare a termine la Sprint secondo, venendo poi retrocesso terzo per un track limit all'ultimo giro, ma nel finale la sua gomma posteriore era letteralmente distrutta nella parte centrale del battistrada a causa di un forte graining.

"Un altro giro e mi sarei fermato al i box: non ce la facevo più, scivolavo in ogni curva e non riuscivo ad accelerare. Dopo cinque giri ho iniziato a notare che la gomma non andava bene. E poi, a poco a poco, è andata sempre peggio", ha detto "Martinator".

Bagnaia non è riuscito neppure a concludere la corsa, ma il piemontese ha puntato il dito più sulla messa a punto della sua Desmosedici GP, che quest'anno è stata praticamente sempre carente a livello di grip, che sul pneumatico: "Nel mio caso è più un fatto che mi manca tanto grip e quando accelero tende a scivolare tanto, tende a scaldarsi di più e quindi provocare questo surriscaldamento che porta poi a creare problemi alla gomma".

Dato che non tutti hanno accusato problemi, Taramasso ha provato a ricostruire i fattori che possono aver contribuito a questa situazione: "La Sprint è stata molto veloce e la temperatura era elevata, perché la pista era a 40 gradi. Un altro aspetto importante è che nella Sprint non ci sono problemi di consumo di carburante, quindi i piloti hanno piena potenza e partono a razzo dal primo giro fino alla fine. In questa situazione si esercita molta energia sugli pneumatici e si genera dello spinning, tutte cose che non aiutano", ha spiegato.

"In queste condizioni, bisogna gestire le gomme: alcuni piloti ed alcune moto riescono a gestirle meglio di altri, perché l’obiettivo è quello di esercitare meno energia sulle gomme, mantenere una temperatura più bassa e cercare di non avere troppo spinning. Alla fine, però, alcuni piloti si sono ritrovati con un blister piuttosto esteso, ad esempio due Aprilia ed una Ducati. Altri, come la Ducati di Marc, non hanno avuto problemi. Tutte le KTM andavano bene e solo una Honda ha avuto quel problema, quindi la situazione dipende davvero dallo stile di guida dei piloti, dalla gestione delle gomme e dall’assetto della moto", ha aggiunto.

Piero Taramasso, Michelin

Piero Taramasso, Michelin

Foto di: Michelin

Alla luce di tutto questo, però, era abbastanza chiaro che fosse necessario correre ai ripari in vista della gara lunga di domani, quando i giri non saranno più 12, ma il doppio. C'è chi come Jack Miller aveva chiesto che venisse imposto a tutti di montare la gomma dura e che magari il Warm-Up venisse allungato a 20 minuti, proprio per dare a tutti la possibilità di provare questa soluzione che nessuno, forse anche con un po' poca lungimiranza, ha mai utilizzato nel corso del weekend. 

Alla fine il pilota del Prima Pramac Racing è stato accontentato in parte, perché gli organizzatori hanno effettivamente raddoppiato la durata della sessione di domenica mattina, ma la Michelin non ha preso una scelta così categorica per quanto riguarda le gomme, lasciando aperta la possibilità di continuare ad utilizzare almeno la media, che oggi con Bezzecchi non ha avuto problemi di tenuta, ma solo un ritmo inferiore alle aspettative.

"Abbiamo analizzato tutti i dati e le gomme, e la soluzione per domani è che la gomma posteriore morbida non sarà ammessa in gara. Possiamo lasciare la mescola media, che è leggermente più resistente, con la sua mescola più dura, però va gestita con attenzione. Se non si vuole gestire, se si vuole spingere al massimo dall'inizio alla fine, c’è l’opzione dura con una carcassa più robusta, ed è proprio questa che Michelin raccomanda per domani", ha concluso Taramasso.

Si spera quindi che domani si possa tornare a parlare più di gare che di gomme, ma prima va anche dato atto di una cosa a Marc Marquez: quando ci sono delle condizioni critiche da gestire lui è sempre una certezza e lo ha dimostrato una volta di più, riuscendo a riavvicinarsi alla vetta della classifica. E attenzione al suo "discepolo" Diogo Moreira (i due si allenano insieme, ndr), che proprio in una gara complicata come questa è andato a prendersi il suo primo podio in MotoGP. Un'impresa che vale doppio per il rookie brasiliano, perché portata a termine proprio nella gara di casa della Honda.

Jorge Martin, Aprilia Racing Team, Marc Marquez, Ducati Team, Diogo Moreira, Team LCR Honda

Jorge Martin, Aprilia Racing Team, Marc Marquez, Ducati Team, Diogo Moreira, Team LCR Honda

Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images

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